Marciare non marcire
Con tutti i guai che abbiamo, ci tocca pure sopportare il ronzio dei noti mitomani che passano il tempo a chiederci perché non prendiamo le distanze da gente che non conosciamo manco di striscio e non scendiamo in piazza contro regimi distanti migliaia di km che non sanno neppure che esistiamo. La tentazione è rispondere: senti, mitomane, prendile tu le distanze perché io non sono vicino a nessun tiranno; e vacci tu in piazza contro chi ti pare, ma lasciami in pace perché ho da fare. Però sarebbe inutile, perché quelli continuerebbero a rompere ricordando i cortei contro Israele per lo sterminio a Gaza. Si potrebbe rispondere che Israele è una democrazia nostra alleata, quindi chi manifesta non vuole far cambiare idea al governo Netanyahu, ma al governo italiano perché condanni e sanzioni l’amico sterminatore: degli italiani che protestano Netanyahu se ne frega perché prende i voti in Israele; la Meloni no perché prende i voti in Italia. Ma sarebbe fatica sprecata, perché quelli continuerebbero a reclamare cortei contro Hamas per dire che il terrorismo è una cosa brutta e non sta bene uccidere i civili (come se questa fosse un’esclusiva di gruppi terroristici e autocrazie, senz’alcuna concorrenza delle “democrazie”).
Ora, dopo averci sbomballato i cotiledoni con Hamas, ce la menano col Venezuela e l’Iran: perché non prendete le distanze da Maduro e Khamenei? Non essendo noi vicini a nessuno dei due, le distanze dovrebbe prenderle eventualmente soreta. Ma anche questa risposta sarebbe inutile, perché proprio non capiscono. Anzi, credono che se Filippo Sensi organizza un sit-in pro rivolta iraniana con le decisive adesioni di +Europa, Iv e Partito Liberaldemocratico (qualunque cosa sia) e ci vanno 30 persone, è perché gli altri 60 milioni di italiani sono fan sfegatati degli ayatollah. Non li sfiora l’idea che nel mondo, su 195 governi, 69 sono autoritari e altri 36 semi-autoritari, e 24 ore al giorno non bastano per pensare a tutti: uno fa già fatica a ricordarseli uno per uno. Dispiace, certo. Siamo solidali, ci mancherebbe. Ma non possiamo farci nulla, se non augurare a quei popoli di riuscire un giorno a liberarsene. Ed è meglio così, perché quando noi “buoni” proviamo a rovesciare manu militari un regime (non tutti: quelli che non fanno affari con noi), violando il diritto internazionale che gli predichiamo, o lo rafforziamo o lo rimpiazziamo con uno peggiore. Del resto non s’è mai visto cadere un tiranno asiatico o africano o sudamericano perché in Italia c’era gente in piazza. Però chi vuole insistere è liberissimo di farlo: anziché chiedere agli altri perché non marciano, si faccia una marcetta tutta sua. Magari sul pianerottolo o sul balcone di casa: così lo riempie.
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