mercoledì 23 settembre 2026

Due pesi e due misure

 

Armare gli aggrediti


di Marco Travaglio 

Il sempre acuto Goffredo Buccini, sul Corriere, denuncia il “doppio standard dell’Occidente” che “usa due pesi e due misure sull’Ucraina e su Gaza”. Si dirà: sfido io, sono quattro anni e mezzo che riempiamo di armi e miliardi l’Ucraina aggredita, accogliamo 4,5 milioni di profughi (il 10% della popolazione, salvo i maschi in età di leva che riconsegniamo gentilmente a Zelensky per mandarli al macello) e spariamo raffiche di sanzioni (23 pacchetti) contro l’aggressore russo in una guerra fra due eserciti armati fino ai denti; e non muoviamo un dito né un sopracciglio per gli inermi palestinesi sterminati a Gaza e perseguitati in Cisgiordania da Israele e per l’Iran aggredito da Usa, Israele e monarchie del Golfo. E invece no. Per l’acuto Buccini il doppio standard è proprio l’opposto: siamo tutti “Free Palestine”, mentre “assai più scarsa è la solidarietà per gli ucraini sotto il tallone russo”. Non solo: c’è “una grave confusione tra aggressori e aggrediti”. Anche perché quella litania si canta solo se ad aggredire è la Russia. Se sono gli Usa, Israele&C., si intona la filastrocca “amico-nemico”.

Comunque bando alle ciance. Il carrista corrierista ci ha convinti: basta doppi standard, par condicio per tutti. Il Fatto è pronto a lanciare col Corriere un appello congiunto per uniformare gli standard erga omnes. Si fa così. 1) Prima di inviare altri soldi e armi a Kiev in aggiunta ai 220 miliardi già versati dagli Stati Ue, devolviamo la stessa cifra agli altri aggrediti: 220 miliardi di fondi e armi all’Iran aggredito da Usa e Israele e, ça va sans dire, ai suoi alleati Houthi aggrediti da Israele, Arabia ed Emirati; e 220 miliardi di fondi e armi ai palestinesi di Gaza e Cisgiordania. 2) Prima di nuove ritorsioni su Mosca, rompiamo i rapporti diplomatici e commerciali con Israele, gli Usa e i loro complici arabi e li colpiamo con 23 pacchetti di sanzioni ciascuno. 3) Andiamo a prendere 200mila gazawi superstiti (il 10% della popolazione) per accoglierli, nutrirli e curarli in Europa finché Israele non lascia la Striscia. 4) Ritiriamo tutti i soldati e gli armamenti dalle basi di Usa, Arabia, Emirati, Qatar e Kuwait, cioè degli aggressori dell’Iran. 5) Sarebbe gravissimo applicare doppi standard all’energia che importiamo da autocrati e/o aggressori. Quindi, oltre al gas e al petrolio russi, rigettiamo anche quelli targati Usa, Turchia, Qatar, Egitto, Algeria, Arabia, Emirati, Congo, Angola e Azerbaigian. Quest’ultimo è protagonista del più doppio dei doppi standard: la tirannide ereditaria responsabile della pulizia etnica degli armeni in Nagorno-Karabakh ci rimpinza del suo gas insanguinato tramite il Tap. Se Zelensky ci prestasse un paio dei suoi terroristi di Stato reduci dall’attentato ai NordStream, il gasdotto pugliese dovremmo proprio farlo saltare.

martedì 22 settembre 2026

Pure lì!

 


L'Amaca

 

Contare i burqa o fare politica?


DI MICHELE SERRA


Ma quante ragazze, o bambine, frequentano le scuole pubbliche italiane

indossando il burqa? Sarebbe una domanda importante da porsi per dare

una dimensione concreta, non propagandistica, al problema

"integrazione e rispetto delle leggi italiane". Problema di rilievo, sia ben

chiaro. Ma nei comizi non è uso affrontare i problemi, è più facile e più

comodo sparare slogan per arraffare l'applauso.

Sempre per dare una dimensione concreta, leggibile, affrontabile al

problema dell'integrazione: quanti corsi di italiano per immigrati hanno

messo in campo fino a qui i governi, compresi i governi regionali? Quali e

quante sono le risorse investite, le vie praticate, le buone idee per

passare dall'accoglienza all'integrazione, che sono due cose distinte, e

ben diverse? Esistono politiche di integrazione (culturale, sociale,

abitativa) degne di questo nome, oppure tutto è affidato al caso o alla

buona volontà o al volontariato civico?

Se esistesse un censimento dei corsi di italiano per immigrati, e più in


generale degli sforzi per favorirne l'inclusione nella vita sociale, sono

sicuro che le istituzioni brillerebbero per assenza. Terzo settore e

volontariato ci mettono una pezza, per il poco che possono. E ci dica,

presidente Meloni, e lo comunichi anche alla sua claque: per migliorare

lo stato delle cose, ovvero per fare politica e non propaganda, conta di

più vietare i burqa (quali? quanti?) nelle scuole o mettere in piedi

percorsi chiari, e non facoltativi, di informazione e di formazione, di

inclusione e di cittadinanza, favorendo chi partecipa a scapito di chi

rifiuta? O sono solo braccia da sfruttare e non nuovi cittadini da

integrare, gli immigrati?


Preparativi

 



Sconforto

 



Natangelo

 



Con parole sue, le mie...

 

Zoro contro Virginia: opinionista de Roma che pare Mark Rutte


di Andrea Scanzi 

Le critiche piovute addosso a Virginia Libero, leader dei giovani dem, sono particolarmente sintomatiche. Alla festa nazionale del Pd a Reggio Emilia, Libero non ha fatto altro che tradurre in comizio politico l’ossatura di quel capolavoro che è Il disertore di Boris Vian, messo in musica anche da Ivano Fossati: un testo irrinunciabile contro ogni guerra.

Apriti cielo: l’hanno massacrata. Lungi dal santificarla anzitempo, perché la storia del Pd è piena di aspiranti leader nati incendiari e finiti pompieri (si pensi anche solo a Debora Serracchiani), le critiche a Libero sono puntualmente arrivate da persone riconducibili a quella fatiscente e mitologica galassia di “riformisti dem”, tutta gente senza arte né parte (men che meno voti) che fa più danni della grandine. Renziani, calendiani e altri demoni. È naturale che a criticare in prima fila Libero ci sia Giorgio Gori: nulla di più scontato. Ed è naturale pure l’imbarazzo di Elly Schlein, che verosimilmente ha rivisto in Virginia ciò che un tempo era e che ancora vorrebbe incarnare, ma che non può più essere pienamente in qualità di leader di un partito con 180mila correnti. Virginia ha quindi avuto la colpa di dire apertamente ciò che Elly pensa in cuor suo: una colpa gravissima.

In questa galassia di scontenti, arrabbiati e imbarazzati, colpisce – ma non stupisce – che figuri anche Diego Bianchi, alias Zoro. Bianchi è un caso emblematico di tutto quel mondo che gravita attorno al Pd. Ottimo professionista, conduce un bel programma con ospiti notevoli, buonissima musica e qualche momento televisivamente efficace. Lo schema è sempre quello del “salotto buono alla Fazio”, con tutti i pregi e difetti che ne conseguono, ma in ogni caso “ad averne” di Propaganda Live. Zoro è anche un personaggio televisivo discretamente permaloso e vendicativo, e dunque occorre stare molto attenti nel criticarlo, ancor più se da sinistra, perché è uno di quegli intoccabili cari al “piddismo salottiero” che piace alla gente che piace. Corro il rischio di ulteriori fatwa e garbatamente espongo le mie perplessità. I suoi punti deboli sono due. Il primo è quello di ostinarsi a parlare romanesco stretto, tipo “Er Monnezza”, come se fosse un vanto ostentare il dialetto e fregarsene della lingua italiana. Ma perché? È La7, mica TeleAbbacchio. Il secondo problema – che però per lui è un pregio – è quello di essere in tutto e per tutto il classico piddino ostinatamente avverso a tutto ciò che è – o sembra – sinistra radicale, peggio ancora grillismo. Chi lo ha ascoltato giovedì scorso a Otto e 1/2 ne ha avuto conferma. Dialogando proprio con Virginia Libero, ha tenuto una posizione così guerrafondaia e filo-Von der Leyen che, ad ascoltarlo, pareva Mark Rutte. Il web, che lui ben conosce, si è spaccato – o meglio, neanche tanto: lo hanno applaudito giusto renziani, calendiani e i quattro lettori in croce del Foglio. Una gogna che non augureremmo a nessuno. Tutti gli altri lo hanno demolito, soprattutto da sinistra. Praticamente un trionfo.

Zoro è il classico sostenitore Pd il cui approccio, in estrema sintesi, si riassume nella seguente frase: “Sì, okay, Renzi è un po’ antipatico, ma resta il miglior leader di tutti, ed è l’unico che sa fare politica”. È ovviamente anche la posizione di molti dirigenti del Partito democratico: “Torniamo con Renzi, non fidiamoci di Fratoianni, non fidiamoci di Conte, non fidiamoci di questi sedicenti pacifisti in realtà putiniani”. Le stesse parole dei Parsi (ma senza la stessa competenza), dei Calenda, dei Molinari, dei Casini, dei Fassino, delle Quartapelle. Che bella compagnia, Diego! Forse anche Zoro è un ex incendiario diventato pompiere: non sarebbe il primo e men che meno l’ultimo. Di sicuro, essendo una persona intelligente (convinta d’esser pure urticante), se si fermasse a riflettere e prendesse atto che spesso ad ascoltarlo pare un Cerasa minore, forse qualche domanda gli verrebbe voglia di porsela.