venerdì 28 agosto 2026

Ancora su...

 

La Malavitola 


di Marco Travaglio 


A quasi due mesi dalla notizia su Lavitola indagato per la bomba a Ranucci, abbiamo letto di tutto. Che Ranucci la bomba se l’era messa da solo. Che gliel’aveva messa Lavitola d’accordo con lui. Che sapeva che gliel’aveva messa Lavitola, ma lo copriva con alibi e depistaggi. Che Lavitola gli aveva detto di stare attento, quindi era ovvio che stesse per mettergli la bomba. Che Ranucci va arrestato come Lavitola, a prescindere. Che deve tacere, ma pure “spiegare i suoi silenzi”. Che ha trasformato Report in “Telelavitola” con servizi-bufala su commissione. Che la mattina era un satiro divoratore di donne, ma nel pomeriggio aveva rapporti gay con Lavitola e con un attore (poi, forse, la sera diventava trans). Che ricatta tutti, anzi è ricattato da tutti. Che sta scrivendo un libro a quattro mani con la Boccia. Che è colluso con Gratteri e l’Anm. Che agisce per conto dei 5Stelle, anzi di Avs, anzi del Pd (per non parlare della “sinistra Usa” e forse di Putin), che però smentiscono, quindi “lo scaricano”. Che, siccome ha subìto molte querele temerarie da gente che non ha mai diffamato, non deve querelare chi lo diffama. Che, siccome vogliono cacciarlo da Report, deve “fare un passo indietro”, altrimenti “si imbullona alla poltrona”. Che deve prendere lezioni di etica da Minoli, Vespa, Colosimo, Delmastro, La Russa e pure dal generale Mori. Che – testuale – “minaccia la Rai” (Libero) e “fa pure la vittima” (Verità).

Purtroppo erano tutte balle, smentite dalle carte, dagli inquirenti e dalla logica. L’unica cosa vera, in attesa di un movente sensato per l’attentato, è che la Rai ha deciso di punire la vittima dell’attentato cacciandolo da Report. Ma non ne spiega il motivo, perché non esiste, a parte il fatto che Ranucci e Report stanno sulle palle al governo e a mezza opposizione e vogliono liberarsene in tempo per la campagna elettorale. La Rai aveva anche sguinzagliato il “Comitato Etico”, di cui nessuno sospettava l’esistenza vista la cloaca che va in onda da mane a sera, per passare ai raggi X ogni puntata di Reportsperando di scovare qualche trave o almeno qualche pagliuzza a cui appendere l’epurazione. Ma non ha trovato niente di niente. Quindi allontanare Ranucci è illegale per contratto, leggi, Costituzione e Media Freedom Act europeo: l’epurato avrebbe ottime chance di vincere la causa e tornare al suo posto in pochi mesi con procedura d’urgenza. Un nuovo caso Santoro in piena campagna elettorale. L’ultima speranza per questa Rai disperata è che la redazione di Report le tolga le castagne dal fuoco, spaccandosi e offrendo qualche nome improbabile come kapò per far fuori il conduttore e prenderne il posto. Chi vi fosse tentato si ricordi che fine fanno di solito i collaborazionisti: usati, spremuti e poi gettati nella spazzatura.

giovedì 27 agosto 2026

Ragogna!

 





Deduzione

 



Pazzi, sono pazzi!

 

Mozione A. Nazzari


di Marco Travaglio 

Nel 2001 il centrosinistra cercava un candidato pronto a schiantarsi contro B.. E, prima che trovasse quello giusto (Rutelli), Corrado Guzzanti impersonò Veltroni impegnato nel casting con la Turco. Paola e Chiara, i Fichi d’India, Heidi, Topo Gigio, Napo Orso Capo e Raoul Bova, per un motivo o per l’altro, avevano declinato. E pure Leonardo DiCaprio: “Ha rifiutato perché, dopo Titanic, non vuole fossilizzarsi nella parte di chi affonda”. C’era poi la corrente Amedeo Nazzari, ma Uòlter osservò: “Nazzari – lo dico a tutti i compagni dell’opzione A. Nazzari – è morto! Porca miseria: era perfetto, ma è morto. Ho pensato: candidiamolo anche da morto, ma è impossibile. Dobbiamo fare una riforma per questo. E pazienza, quest’anno è andata così”. Lo sketch di 25 anni fa torna attuale grazie a Roberto Speranza che, terrorizzato dall’“autogol” delle primarie Conte-Schlein, ha avuto un’idea geniale. Siccome il Melonellum che impone di dichiarare il candidato premier è un “anticipo di premierato”, i progressisti non devono svelare il proprio, ma fare “una scelta simbolica, come un neodiciottenne o un anziano partigiano”. Un candidato finto, un Trompe-l’œil, tant’è che non si vede perché escludere a priori un gatto, un ficus, un comodino, un androide, magari un drone.

Alle destre che chiederanno voti ai cittadini per rimandare la Meloni a Palazzo Chigi, il centrosinistra risponderà con un simpatico quiz: indovinate chi si nasconde dietro il nostro ragazzino o il nostro nonnetto? Ricchi premi a chi ci azzecca. Nel 1994 a destra si sapeva che in caso di vittoria B. sarebbe stato premier, mentre la gioiosa macchina da guerra di Occhetto&C. tenne astutamente coperto il proprio nome (si ipotizzò poi Ciampi, ma nessuno lo seppe mai, perché ovviamente vinse B.). Idem nel 2022, quando quell’altro genio di Letta vaneggiava di “agenda Draghi” ma senza indicarlo come premier, anche perché quello – come DiCaprio – non voleva stare con i perdenti e men che meno con Fratoianni che gli aveva sempre votato contro (in ogni caso vinse la Meloni e morta lì). Con questi precedenti beneauguranti (non c’è il 2 senza il 3), prepariamoci dunque alla scelta del diciottenne o del partigiano. La prima categoria, malgrado la denatalità, porrà problemi di abbondanza: quanti ne bastano per una nuova rissa nel centrosinistra (maschio, femmina o Lgbtq+? Di sinistra, di centro o grillino? Populista o riformista? Pro Pal, Pro Kiev o, Dio non voglia, pacifista?). Il partigiano, invece, sarà arduo trovarlo: per aver fatto davvero la Resistenza, dovrà essere nato non prima del 1927, cioè aver compiuto l’anno prossimo almeno 100 anni e respirare ancora. Alla peggio, c’è sempre l’opzione A. Nazzari.

mercoledì 26 agosto 2026

Visioni diverse

 



Ragogna!

 



Grande Robecchi!

 

Le ultime da Gaza. Bibi, il cacciatore di aquiloni, abbatte i giochi dei bimbi


di Alessandro Robecchi 

C’è qualcosa di grottesco, di infinitamente offensivo, di sanguinosamente paradossale nell’indifferenza con cui l’Europa guarda al genocidio in corso a Gaza, alla conquista violenta della Cisgiordania, ai disegni di annessione in Libano, agli sconfinamenti in Siria dello Stato suprematista di Israele. Ogni giorno dobbiamo cercare un trafiletto di cinque righe, di tre righe, su nuovi assassinii, nuove tecniche di tortura, nuovi bombardamenti della popolazione civile palestinese. Due righe per i palestinesi marchiati come i prigionieri dei campi nazisti, silenzio totale sui dossier e le inchieste che parlano di bambini assassinati con un colpo singolo alla testa, sui villaggi sgomberati dai coloni supportati dall’esercito di Tel Aviv. Tutto piccolo, tutto miniaturizzato, nascosto tra pagine e pagine che parlano di altre guerre – schifose anche quelle, intendiamoci – che in Europa piacciono di più, perché aiutano i fatturati.

Ora, gli aquiloni. I bambini di Gaza li costruiscono con stracci e fili da pescatori, due pezzi di legno incrociati, meglio se gli stracci hanno il colore della loro bandiera. Dopo essere stati dislocati, deportati, bombardati nelle tende con ordigni esplosivi, feriti, mutilati, resi orfani o deliberatamente uccisi dai cecchini, sono ancora lì a far volare gli aquiloni, l’unico gioco che gli è rimasto. La risposta di Israele è stata semplicemente grottesca: una riunione tra il criminale Netanyahu, il suo ministro della Difesa Katz e i vertici militari, per dire che gli aquiloni saranno trattati come droni, chi li fa volare è un terrorista, la parola magica con la quale si giustifica la libertà di assassinare chiunque. C’è qualcosa di magico e stupefacente nella resistenza di un popolo sterminato che si ostina a resistere, a esistere.

E qui? Qui niente. Nessuna sanzione, nessuna riunione di volenterosi, nessuna – quasi nessuna, per fortuna – reazione politica, se non un patetico scuotere della testa e un allargare le braccia: Israele ha colonizzato anche la politica europea. Ora spareranno su chi fa volare gli aquiloni, forse troverete due righe sui giornali: un incidente, un errore del missile, apriremo un’inchiesta…

Su Auschwitz si poteva dire che non si sapeva, forse. Su Gaza non si può dire. Il genocidio è stato compiuto davanti a tutti, in diretta, documentato dagli stessi genocidi, filmato, fotografato per vanto, osservato dai satelliti, dai medici, dalle organizzazioni internazionali. Senza che una parola – figurarsi un fatto, una sanzione, una reazione – sia venuta dalla famosa Europa, con qualche eccezione che non è riuscita a cambiare le cose. L’azione dei terroristi coloni in Cisgiordania è stata un po’ più osservata, è vero, ma sempre in guanti bianchi e con parole di circostanza, e si capisce: se hai assistito a un genocidio senza muovere un dito, quale credibilità puoi avere ora? Ricordo Tajani balbettare qualcosa su “sanzioni ai coloni violenti”, cioè non comprare più 50 euro di datteri a chi assassina sistematicamente civili in casa loro e la fa franca. I tifosi dell’Hapoel di Tel Aviv sono arrivati a Bergamo, hanno inondato lo stadio di fumogeni e fuochi, cose vietatissime a ogni altra tifoseria, ma a loro serenamente concessi. Le misure di sicurezza hanno agito prontamente: vietato esporre bandiere palestinesi sugli spalti. Ecco: l’Italia, l’Europa, sono questa cosa qui, non è indifferenza, è complicità diretta, per questo la bandiera palestinese è oggi la bandiera di chi non ci sta. Anche in forma di aquilone.