venerdì 21 agosto 2026

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Campionato interstellare

 



Questuante

 



Puntualizzazioni

 

Quelli che la gogna 


di Marco Travaglio 

Dopo un’estate passata a vivisezionare sillaba per sillaba le chat e le intercettazioni di Ranucci, Lavitola&C., è bene sapere che tutto ciò che abbiamo letto era vietato pubblicarlo, dunque saperlo. Lo dice la legge Bavaglio Nordio-Costa approvata dalle destre (quindi da Iv e Azione) nel 2024: neppure una frase “integrale o per estratto” di ordinanze cautelari, solo riassuntini e parafrasi. Il Fatto annunciò che l’avrebbe violata per continuare a informare in modo preciso e completo. Ma tutti gli altri media la lodarono, avendo la museruola nel sangue. Corriere: “Nordio rincara: fermerò le porcherie sulle intercettazioni”, “Il vizio consolidato di pescare a strascico dalle ‘carte’ della Procura lacerti di verbale o di intercettazione contro l’indagato per spararli in prima pagina… non va confuso con gli obblighi che l’informazione ha verso i cittadini” (Buccini). Rep: “Nordio denunzia giustamente l’inutile invadenza delle intercettazioni” (Merlo). Serra al Foglio: “Le intercettazioni sono uno strumento di violenza mediatica… Siamo pronti a gridare alla censura e al bavaglio, meno pronti a prendere le misure dei nostri limiti”. Stampa: “Non torna che si ricominci con la storia del bavaglio per il divieto di pubblicare le intercettazioni sinché non le avrà valutate il gip, depennando quelle irrilevanti. È davvero questo, di copisti, il nostro mestiere?” (Feltri jr.). Messaggero: “Intercettazioni e pm, la rivoluzione di Nordio”, “Le intercettazioni sono strumento di delegittimazione politica”. Riformista: “Le procure insorgono. Segno che la strada è giusta”. Unità: “È finita la Repubblica delle spie: torna il diritto”, “Chi è morto d’intercettazioni”. Giornale: “Tutti gli orrori delle intercettazioni. Abusi da fermare”, “Come la Stasi”, “Legge anti-gogna”, “Addio intercettazioni per distruggere. Ministri e politici, lunga lista di vite e carriere rovinate dalla pubblicazione di chat e messaggi”. Libero: “Norme anti-gogna”, “Fanfaluche con la toga: ‘La legge è un bavaglio’”, “Intercettiamo i magistrati e poi si ride (Sallusti). Foglio: “Viva il bavaglio, antidoto alla spazzatura”, “La gestione mediatico-giudiziaria delle intercettazioni” (Ferrara).

Ora per Ranucci, che fra l’altro è la vittima di un bomba, si fa un’eccezione: i nemici delle “carte” pubblicano le 200 pagine testuali di ordinanza cautelare per Lavitola con tutto ciò che Valterino e Sigfrido si sono detti (ma anche non detti). Il Tempo, non contento, s’indigna pure perché “non risulta sia mai stato sequestrato né captato il telefono di Ranucci” (che è stato intercettato eccome). E i giornali “anti gogna” si scoprono “anti bavaglio”: sembrano il Fatto, ma soltanto per il non indagato Ranucci. Poi, al primo politico indagato, riattaccheranno il ciuccio dove vorrà il padrone.

giovedì 20 agosto 2026

E' proprio così!

 



Il Moggi senese

 


Premessa: non sono senese. Pertanto parlo quasi a sproposito dell'Evento che due volte all'anno sconquassa gli animi e la storia della bellissima città toscana. 

Ma Renato Bircolotti, qui in foto, e il suo unico ruolo nel Palio, il Mossiere, mi portano a parlarne. 

Da quello che so, seguo il Palio esternamente da vent'anni, il bello dell'Evento è tutto quello che viene prima della corsa, ovvero tre giri di piazza del Campo: gli accordi, le strategie, i soldi dati di straforo, le ripicche, le rivalse, le angherie. Tutto permesso, anzi, il sale della disfida. 

Da qualche tempo circola per Siena un Luciano Moggi, un regista occulto, un papa, il signore della corsa: Giovanni Atzeni, soprannominato Tittia, di professione fantino; di palii ne ha già vinti 13, è a un passo dalla coppia dei 14 - Niccolò Chiarini detto Caino che li vinse dal 1804 al 1825 e da Andrea Degortes detto Aceto dal 1965 al 1992. Tittia quindi potrebbe affiancare Aceto come fantino del secolo. Ma il Moggi è pure a due passi dalla storia, dalla leggenda: Mattio Mancini detto Bastiancino dal 1759 al 17779 e Santini Francesco detto Gobbo Saragiolo dal 1823 al 1853 ne vinsero 15 di palii, record assoluto dal 1633! 

Ora questo Tittia, palesemente, nell'ultimo palio ha influenzato i fantini rivali, probabilmente i Capitani e il Bircolotti, evidenziando così un potere immenso tra i canapi. Il suo cavallo infatti che correva per il Nicchio, nell'indifferenza generale, non ha mai rispettato la posizioni ai canapi - aveva il nr 8 - rimanendo spostato dietro in nona posizione. E' stato per molto orizzontalmente lontano almeno tre metri dalla fune che segna la partenza. L'Aquila che avrebbe dovuto essere il decimo che con la rincorsa avrebbe dato il via alla disfida è rimasta per tutto il tempo silente, ossequiosa, servile, senza mai protestare riguardo alla posizione di Tittia. E Bircolotti ha tenuto un comportamento anomalo, senza mai riprendere il Nicchio e validando una partenza che è risultata non valida: il Nicchio è partito di slancio, l'Aquila che avrebbe dovuto compiere proprio lei la rincorsa, non ha protestato minimamente. 

Il Luciano - Tittia quindi ha sfoderato la sua classe e la sua potenza, infischiandosene della regolarità e del danno d'immagine subito dal Palio stesso. 

Questi non sono accordi, strategie, complotti. Qui si evince la volontà di prendersi il banco intero, nell'indifferenza generale. 

Dico tutto questo da esterno naturalmente, senza conoscere meccanismi e taciti accordi. 

Un'ultima osservazione: per tutti coloro che soffrono nel veder soffrire i cavalli. I cavalli quando corrono non soffrono, anzi si sentono vivi, si sentono cavalli. 

Voler chiudere la Storia per il loro bene è semplice e pura dabbenaggine. Stiamo parlando del 1633, non so se mi spiego.  


Promessa

 Te lo ripeto ancora: se per caso mi anticipassi verso gli inferi, inseguito dalle tue innumerevoli Erinni, ti assicuro, anzi, ti giuro che festeggerò la tua dipartita, che mi auguro sofferta e tormentata, con una mega festa annaffiata da innumerevoli bollicine, bastardo e carogna senza rivali!