La ginnastica
dei neuroni
DI MICHELE SERRA
È comodo e si fa molto prima: chiedere a IA la soluzione di un problema,
o la sintesi di un testo. Pochi secondi invece di qualche ora. Ma si
moltiplicano gli studi che dimostrano quanto costi, questo saltare interi
passaggi logici, alla cultura delle persone, alla loro prestanza
intellettuale. Si rischiano cervelli meno allenati, tal quali muscoli
afflosciati.
Lo spiegava benissimo qualche giorno fa a Elena Dusi il matematico
Giorgio Figalli, che insegna al Politecnico di Zurigo: "Avremo migliaia,
centinaia di migliaia di soluzioni che non capiamo". Impressionante
fotografia della cessione di una facoltà: se c'è già chi capisce al nostro
posto, perché mai dovremmo capire anche noi? Lo conferma uno studio
commissionato dall'Associazione Italiana Editori affidandosi
all'esperienza sul campo di 463 professori universitari: la capacità di
analisi e lo spirito critico degli studenti vanno indebolendosi. E
debolezza non è una parola rassicurante, mai. È una parola che
introduce alla dipendenza, alla manipolabilità, alla vulnerabilità.
Si è detto tanto, numeri alla mano, della sempre minore disponibilità dei
giovani dei paesi sviluppati ai lavori manuali. Ora il focus rischia di
essere anche una più fragile disposizione ai lavori intellettuali. Se l'elogio
della fatica, tipico dei boomer, vi sembra risaputo e retorico (e un po' lo è)
mettiamola così: se i neuroni non fanno ginnastica, deperiscono.
Bisognerebbe parlarne dunque, non come di una questione "morale",
tanto meno una questione astratta: è una vera e propria questione di
salute mentale. Fare movimento richiede tempo e applicazione: ma salva
la vita, la allunga, la migliora.
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