lunedì 24 marzo 2025

Intervista a Virginia

 

Intervista a Virginia Raggi
“I dem sono ambigui sulle armi. E Meloni governa per le élite”
DI LUCA DE CAROLIS
“M5S in salute, ma l’esclusione di grillo è un grande peccato”
Per lei la parola chiave è una, e la ripete più volte: temi. “Se il Movimento ora appare in salute è perché è tornato a parlare dei temi, cioè dei problemi della gente” sostiene l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Convinta che quello sia il discrimine per eventuali alleanze: “Vanno trovati prima punti in comune con altri partiti, da tradurre in azione politica”.
Sono tempi difficili, dove si discute e si tratta su guerra e armi. Temi che dividono la politica, trasversalmente.
Non si possono adottare mezze misure quando se ne parla. O si è a favore, o si è contro la guerra. E il Movimento, coerentemente, si oppone, perché il concetto stesso di guerra è contrario alla Costituzione e all’idea fondativa della Ue.
Il M5S deve insistere?
Il M5S si oppone all’invio di armi in Ucraina senza se e senza ma. Aveva ragione Conte ad attaccare chi ci chiamava “pacifinti”: eravamo e siamo una forza politica che ha una posizione coerente.
Schlein si è esposta contro il piano di riarmo europeo, sfidando le correnti. Non lo trova un buon segnale?
Non basta, deve avere più coraggio. E il fatto che il Pd sia ambiguo sul tema e che si sia spaccato in Europa la dice lunga sulla distanza con noi.
Dovrebbero essere vostri alleati, anche a livello locale.
Alla gente non interessa nulla di alleanze o beghe di palazzo. Vuole risposte su temi come lavoro, sanità e pace. E poi un argomento come quello della guerra è dirimente.
Ma da soli non si amministra, e non si governa. Il M5S dovrebbe correre da solo?
Innanzitutto, io ricordo che una legge elettorale non è per forza immutabile. Quella attuale, il Rosatellum, fu fatta nel 2018 per fermare il M5S. Ma vincemmo lo stesso.
Lei come la modificherebbe? Con le preferenze?
Per noi 5Stelle le preferenze sono sempre state un punto fermo, certo.
Ma resta il nodo di fondo: la volontà o meno di costruire una coalizione.
Per farlo bisogna partire da punti di programma condivisi. Le alleanze si fanno per realizzare progetti, non contro qualcuno o qualcosa.
Anche a Roma, dove il sindaco dem Roberto Gualtieri si ricandiderà? Lei è consigliera comunale per il M5S, all’opposizione, ed è sempre critica con lui. Non vede spazi di dialogo?
Premetto che non sono sempre critica, ma quando necessario. La vicenda della piazza per l’Europa pagata con 350mila euro dei cittadini romani, senza un atto di giunta che riconoscesse l’interesse pubblico, non è di certo il miglior viatico per discutere. Anche noi presenteremo un esposto alla Corte di Conti. Sarà la magistratura a esprimersi, ma questa storia è un problema politico.
Come sta governando Giorgia Meloni?
Lei e i suoi in campagna elettorale si erano presentati come gli anti-sistema. Una volta eletti, sono diventati il sistema, ossia il governo delle elite. Il lavoro è sempre più precario e la sanità funziona sempre peggio, mentre si tenta di privatizzarla sempre di più, peraltro in continuità con governi di centrosinistra. Hanno accusato noi 5Stelle di essere populisti, ma io non la ritengo una brutta parola. Sono loro a non avere rispetto del popolo e degli ultimi.
Si parla molto dell’attacco della premier al Manifesto di Ventotene. L’anti-fascismo è un argomento con cui incalzarla?
L’anti-fascismo, usato in questo modo, è un tema di distrazione di massa. I cittadini non parlano del Manifesto di Ventotene, ma del lavoro che manca e della sanità che non funziona.
Come sta il M5S dopo la Costituente? È soddisfatta dell’esito?
I sondaggi dicono che siamo in salute. Grazie alla Costituente siamo tornati a confrontarci su argomenti concreti che riguardano la vita quotidiana delle persone e i nostri valori.
È stato cancellato il garante, cioè di Beppe Grillo, a cui lei è molto legata.
È un grande peccato.
Come sono i rapporti tra lei e Conte?
Buoni, glielo assicuro.
Lei lo rivorrebbe Alessandro Di Battista nel M5S?
Alessandro sarebbe un valore aggiunto: per portare avanti le nostre idee servono i migliori, e lui è tra questi. In questi anni abbiamo collaborato su tanti temi, da Assange al riconoscimento dello Stato di Palestina.

domenica 23 marzo 2025

Se ci fosse stata lei

 



Ipotesi

 



Cattiveria

 



A Martusce'!

 

Onta su onta
DI MARCO TRAVAGLIO
Tra le tante notizie incomprensibili di questi tempi tragicomici, una svetta su tutte: la decisione di Fulvio Martusciello, coordinatore di Forza Italia in Campania e capodelegazione al Parlamento europeo, di ritirare la sua candidatura a presidente della Regione. Il motivo è che il suo nome è emerso, malgrado non risulti indagato, nell’inchiesta su presunti regali e mazzette dal colosso cinese Huawei per l’affare del 5G. E che la sua assistente Lucia Luciana Simeone è stata arrestata per ipotetiche tangenti da 46 mila euro. “Ho costruito in questi anni – ha spiegato Martusciello – un partito al di sopra di ogni sospetto e in una fase in cui è giusto che ogni contesto venga chiarito senza interferenze ritengo doveroso contribuire a preservare FI da ogni possibile elemento di attacco o strumentalizzazione”. Sul partito “al di sopra di ogni sospetto” ci sarebbe magari qualcosina da eccepire, vista la sfilza di forzisti campani arrestati e/o indagati, anche per storie di camorra, come Giggino ’a Purpetta Cesaro, alcuni poi condannati in via definitiva come Nicola Cosentino (10 anni come referente del clan dei Casalesi). Senza dimenticare il fondatore Silvio B., che proprio a Napoli si comprò il senatore Sergio De Gregorio e fu condannato e poi salvato dalla prescrizione. Ma proprio questo è il punto. Da 31 anni esatti in FI l’avviso di garanzia fa curriculum, il rinvio a giudizio è uno status symbol, l’arresto è una medaglia al valore, la condanna una causa di beatificazione. Se uno è indagato e poi assolto, è la prova che i pm lo perseguitavano. Se invece è condannato, è la prova che i giudici lo perseguitano.
Ora, consolidato il teorema del complotto perfetto, non si vede come, all’improvviso, l’arresto di un’assistente possa stroncare una candidatura. Qui si rompe una lunga tradizione e si getta una luce sinistra su tanti valorosi pregiudicati venerati nel calendario azzurro e nel martirologio “garantista”. Non si era detto che, quando tocca un berlusconiano (e, per estensione, di tutto il centrodestra), la giustizia è accanimento a orologeria, persecuzione politica, congiura di toghe rosse, invasione di campo e gogna mediatica? Non si era detto che, per ipotizzare eventualmente dimissioni o altri passi indietro, bisogna attendere la sentenza definitiva della Cassazione e poi, quando arriva, se è di condanna, si passa direttamente a dedicare al pregiudicato l’aeroporto di Linate e il francobollo commemorativo? E, se è di prescrizione, la si gabella per assoluzione? Qui si rischia di gettare nel più cupo sconforto un’intera comunità. A meno che Martusciello non si affretti a confessare alla base disorientata la vera onta infamante che lo spinge a ritirarsi col capo cosparso di cenere: non essere indagato.

L'Amaca

 

Parlare con un mennonita
di MICHELE SERRA
Bisogna parlare con tutti, non solamente con chi è già d’accordo con te.
Altrimenti i confini tra le tribù umanediventano muri invalicabili, e ognuno si ossifica nella sua postura. Lo ha detto bene, tra gli ultimi, anche lo scrittore americano Safran Foer, spaventato dalla situazione in America e dalla totale incomunicabilità tra i due schieramenti.
Il principio è sacrosanto: sì, bisogna parlare con tutti, o almeno provarci. Ma non è per niente facile declinarlo nella prassi quotidiana, nei rapporti umani, nel discorso pubblico. Per esempio: come si fa a “parlare” con i due genitori texani della bambina morta di morbillo perché non vaccinata, che nonostante l’accaduto invitano a non vaccinare i bambini perché “il morbillo rafforza il corpo” e la loro bambina è morta “per un segno di Dio, e sta meglio dove sta ora”? Fanno parte di una setta anabattista dell’America rurale, i mennoniti, sicuramente brava gente, altrettanto sicuramente dei bigotti farneticanti, in uno stato di irrimediabile depressione culturale (si parla tanto di suprematismo bianco, l’America non baciata dai due Oceani ci propone qualche considerazione opposta: sullo sprofondo dei bianchi poveri, abbandonati alla superstizione e all’ignoranza).
Consideratela una prova d’esame, l’esercizio finale di un corso di inclusione e tolleranza: come gli si “parla”, a queste persone, come si apre un varco, anche piccolo, nelle loro certezze sbagliate, a partire dal fatto che definirle sbagliate (perché lo sono!) rischia di offenderli? Non ho risposte. Non potrei mai tenere un corso di inclusione e tolleranza sapendo che in sala ci sono i mennoniti. È un mio limite.

sabato 22 marzo 2025

Occasione mancata



Mannaggia! Non avessi già da partecipare al corso “uso corretto del merdarello e storia dello sciacquone” non mi sarei perso l’appuntamento! Peccato!