La sindrome di Riad
Pensate che bella campagna elettorale per il fronte progressista se dicesse agli elettori, acquisiti e da conquistare: “Questa volta si cambia tutto. Prima di votare conoscerete il programma, il candidato premier e una rosa di nomi per la squadra di governo. Ma soprattutto saprete che terremo fuori i voltagabbana, i traditori, i ricattatori, gli scissionisti che usano i partiti come taxi per agguantare un seggio con immunità e poi si vendono al miglior offerente gabbando chi li ha votati. Nessuno di noi candiderà o accoglierà parlamentari che hanno cambiato o cambieranno partito. Per rispetto a voi e per la stabilità e coesione del nostro governo, che dovrà cambiare molte cose scontrandosi con potenti nemici esterni senza doversi guardare anche da quelli interni”. Un discorso di puro buonsenso e sicuro successo, che taglierebbe corto anche col ridicolo dibattito sul re degli scissionisti ricattatori traditori. Ce l’ha fatto venire in mente il buon Massimo Giannini iscrivendosi, dalla Gruber e su Repubblicadell’editore greco amico di Bin Salman, al club “Trova anche tu un posto a Renzi” con questa frase: “Il senatore di Rignano ha molto da farsi perdonare, ma oggi la pregiudiziale anti-renziana è insensata”. Invece è sensatissima perché non l’ha imposta Conte o Bonelli o Fratoianni: l’hanno imposta gli elettori nel referendum del 2016 e in dieci anni di elezioni rionali, comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europee. Non sanno più come dire che non vogliono vederlo neppure in cartolina. E nessuno dovrebbe capirli meglio di chi ne ha sperimentato l’affidabilità almeno due volte.
Nel 2014-’16, sotto il governo Renzi, Giannini conduce Ballarò su Rai3, attaccato un giorno sì e l’altro pure dai pit bull renziani che ne chiedono la testa perché osa invitare pure i 5Stelle e la ottengono quando si permette di parlare del “rapporto incestuoso” fra la Boschi e Banca Etruria. Giannini accusa Renzi di “creare un clima da editto bulgaro” come “il cacciatore che scioglie la muta dei cani”. Chiuso da TeleRenzi nell’anno del referendum, Ballarò sparisce per sempre, sostituito dal programma clandestino di tal Semprini, un turbo-renziano strappato a peso d’oro a Sky. Stessa fine, sempre per lesa renzità, fanno la Berlinguer al Tg3, la Gabanelli, Giletti e Porro. Nel 2021 Giannini dirige la Stampa e Renzi gli fa causa da Dubai per un articolo intitolato “Mistero sulla missione a Dubai”. Poi in tv gli rinfaccia una causa persa contro Carrai con tanto di risarcimento danni: peccato che sia tutto falso, causa persa e risarcimento. Giannini deplora le “menzogne vergognose di Renzi” che “portano la politica al grado zero della dignità e della decenza”. Era solo cinque anni fa: calo di memoria, sindrome di Stoccolma o sindrome di Riad?
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