Colonizzati. Colesterolo America: c’è quella buona e quella cattiva
Cioè, quello che abbiamo capito in settimana è che l’America – ammazza i ammerigani! – è un po’ come il colesterolo, che c’è quello buono e quello cattivo. Lo scambio sui social tra il Boss e la sua fan pentita Giorgia Meloni ha messo definitivamente Trump dalla parte dei cattivi anche per la destra italiana, che chiedeva per lui il premio Nobel, o ambiva al ruolo di “pontiere” con gli Usa, o altre varie prove di attenzione. Ora è tutto un garrire di bandiere, e nazionalismo, e “lei non sa chi sono io!”, ma poi alla festa dello zio Sam, il 4 luglio, ci vanno lo stesso, perché, signora mia, l’Ammeriga è l’Ammeriga. Bene.
Mentre il cattivo continua a dar fuori di matto, Matteo Renzi è andato in pellegrinaggio dall’America dei buoni, cioè gli Obama, con Clinton, Bush, Biden e tutto il cucuzzaro. Lodevole intento, per carità, ma sembrava un po’ la reunion di un vecchio gruppo rock, con qualche fan impazzito che gioisce per il rilancio del “sogno americano”. Nel mentre, Enrico Letta, è diventato virale, come direbbe Farfallina73, per un suo tweet con la scritta “America we love” e il selfie del quartetto: Bush Jr, Clinton, Obama e Biden, sempre loro. Non so perché ma la faccenda mi ha un po’ confuso essendo la lista delle guerre attribuibili a questi quattro signori lunga come l’elenco del telefono: Iraq, Afghanistan, Bosnia, Serbia, Somalia, Libia, Siria, di nuovo Iraq, senza contare l’aiuto alle guerre degli altri (inclusi parecchi miliardi di dollari a Israele), o la fuga indecorosa dall’Afghanistan che ha mollato gli afghani regalando ai talebani un arsenale che se lo sognavano. Tutti e quattro hanno mantenuto il blocco a Cuba, contribuendo alla resa per fame dell’isola, che Trump concluderà. Diciamo che come sogno americano, ok, si intendeva un’altra cosa, forse.
Ma chiariamo: il gioco tra il meglio e il meglino, il peggio, il meno peggio non è interessante. Il problema è che rapporto vogliamo avere con gli Stati Uniti, e credo che la risposta sia in un sentimentdiffuso di conquistata antipatia collettiva. Diciamo che la famosa frase di Wim Wenders secondo cui “gli americani ci hanno colonizzato l’inconscio” era vera e verissima, ma anche che risale al 1976, è passato mezzo secolo, e molto inconscio sotto i ponti. Non viene più da lì tutto il cinema, tutta la musica, tutta la letteratura, anzi perdono un po’ terreno, e con la tecnologia ci sanno fare anche altri (coreani, cinesi). Fanno molte guerre, ma le perdono spesso, o le trascinano, o le appaltano ad altri. E qui, anche senza guardare la divisa, citerei la “povera gente” di Bertolt Brecht che se a bombardarli sia il colesterolo buono o quello cattivo non è che alla fine gliene frega tanto, sempre bombardati sono (solo le guerre post-11 settembre sono costate tra vittime dirette e indirette quasi quattro milioni di morti).
Quindi i problemi con l’America sono almeno due: uno è l’Imperatore (e sì, c’è una certa differenza tra chi propone la sanità pubblica e chi scatena le bande dell’Ice); ma l’altro è l’Impero, cioè una sfera globale di influenza in cui il confine tra alleato e suddito, tra paese amico e colonia è molto labile e scivoloso.
Comunque vada, saremo americani, conviene farsene una ragione, visto che destra e “sinistra” sedicente riformista si accapigliano per quale America tifare. Certo, quello che si chiama soft power (il nostro inconscio colonizzato) è un po’ cambiato: più che “conquistare le menti e i cuori” ci tengono per le palle, e finalmente la cosa è chiara a tutti.
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