lunedì 25 giugno 2018

Caduta infinita


Settantadue



Sottraendo 72 a 2018 il risultato è 1946, ossia l'anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da allora Sarzana, la rocciosa, la rossa Sarzana ha avuto sempre un governo di sinistra, di centrosinistra. Da allora ad oggi Sarzana non era mai caduta nelle mani dell'opposizione, perché a Sarzana tutto era rosso, pervicacemente rosso. 
Da ieri sera Sarzana non è più la cittadina simbolo della Resistenza perché è caduta, come tante altre città delle regioni rosse. 
Dunque la distruzione è quasi completa, le macerie sono innumerevoli, la buona politica un ricordo. 
L'Ebetino sta completando la sua opera, mandando in frantumi "una vada idea di socialismo" (cit.)  definitivamente compromessa da idee malsane, da gestioni pressapochiste, da intrighi, da abbracci indecorosi. 
Macerie, rimpianti, delusioni. Nel nome di colui che sta portando a termine la missione affidatagli dallo Zio Delinquente Naturale.    

domenica 24 giugno 2018

Brrr!



Poi scopri la pagella degli anni ‘30 del nonno di mia moglie e leggendone le materie, rimani agghiacciato... tipo i lavori donneschi! Brrrr!

sabato 23 giugno 2018

Padellaro


sabato 23/06/2018
DIARIO DEL SALVIMAIO
Salvini ci fa orrore. Ma chi l’ha creato?

di Antonio Padellaro

Quando tratta gli esseri umani come pacchi senza valore Matteo Salvini è una vergogna, ma chi ha consentito al signor Paolo Di Donato “re dei rifugiati di Benevento” le truffe sui centri di accoglienza, con i migranti trattati come bestie mentre lui girava in Ferrari? Salvini? Quando il leghista annuncia il censimento dei Rom, si ode chiaro e forte il grugnito dell’homus salvinianum, che gli “zingari” li vorrebbe cacciare tutti (e magari anche sopprimerli). Però non è stato certo Salvini a permettere alla famiglia Casamonica di impadronirsi di interi pezzi della periferia romana e di imperversare indisturbati fuori da ogni legalità. Così ricchi e potenti da farsi beffe del ministro degli Interni e del presidente della Regione Zingaretti andati l’altro giorno a sequestrare una villa del clan.

Evento – leggiamo – festeggiato dai Casamonicas nel villone accanto con uno scatenato piscina-party tra libagioni, canti e schiamazzi. Salvini specula sul dolore per lucrare nuovi consensi, ma lui al Viminale sicuramente non c’era quando negli ultimi 15 anni in 34.361 (trentaquattromilatrecentosessantuno) sono annegati nel Mediterraneo. Come da elenco pubblicato dal manifesto di giovedì, documento che pesa come un gigantesco macigno tombale sulla coscienza di noi tutti. Ma soprattutto dei tanti governanti, bravi e buoni, italiani ed europei, che per 15 anni, salvo rare eccezioni, hanno preferito girare la testa dall’altra parte. Lista che – come scrive il quotidiano di Norma Rangeri – dovremmo tutti “provare a leggere ad alta voce”. Ogni nome è una vita andata a fondo, nella stessa indifferenza di un sasso gettato in acqua. Non udiremo mai, ringraziamo Iddio, i pianti e le invocazioni di quegli uomini, di quelle donne, di quei bimbi: una sola voce sarebbe sufficiente a farci impazzire.

No, non si può più fingere che, in Italia, il pre-Salvini fosse quotidianamente ispirato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Così come frignare giaculatorie su quanto siamo caduti in basso è intollerabile ipocrisia. In basso c’eravamo già con i Buzzi e i Carminati, piacevolmente immersi nei fondi per l’“accoglienza”.

Con i mercanti di schiavi, con le paghe da fame, con le Ferrari frutto del latrocinio. Con le istituzioni che hanno tollerato le baraccopoli perché “se vogliono vivere come bestie, cazzi loro”. Con i nomadi nullatenenti e i rubinetti d’oro in bagno. Forse che tutte le cooperative e le associazioni che lavorano per l’accoglienza sono piene di farabutti? Certo che no: nella stragrande maggioranza si tratta di persone che meritano gratitudine e sostegno.

Ed è falso che i nomadi vivano tutti di accattonaggio e di usura. Certo, la spinta a una maggiore integrazione dovrebbe venire dalle stesse comunità (soprattutto per tutelare i minori spesso sottratti alla scuola dell’obbligo). Colpirne alcuni per criminalizzarli tutti: così funziona la collaudata semplificazione salvinista. Conseguenza riprovevole, disgustosa ma inevitabile della politica vuota e declamatoria praticata dai ministri dei i governi precedenti (con l’eccezione, purtroppo breve, di Marco Minniti). Che hanno lasciato marcire e marcire e marcire i problemi. Fino al punto d’aver generato nella testa di tante brave persone un tumore dell’anima e una parola diventata urlo collettivo: basta! A che serve deplorare il cinismo di Salvini se poi gli vanno dietro dieci milioni di concittadini (e forse molti di più). Tutti fascisti e razzisti?

Qualcuno dice: è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. Falso, perché il capo cattivista è ben felice di sguazzare tra le folle che lo invocano come il santo patrono che riscatta i penultimi dai presunti torti subiti dagli ultimi (prima gli italiani). Il vendicatore che ricaccia in gola alla cosiddetta sinistra-chic i belati sulla pietà che l’è morta mentre (così l’immaginano) pasteggiano a champagne a Porto Rotondo. Vero, perché, in quel lavoro sporco, Salvini non è neppure il peggio che poteva capitare. In fondo, lui è uno sparafucile (con passato bamboccione) che non viene certo dalla cancelleria del Reich. Matteo II è un raccoglitore di paure che altri hanno seminato. È il sintomo della malattia, una febbre virulenta che si può ancora curare. A patto di prendere atto della devastazione creata dai non Salvini e di piantarla con i finti appelli umanitari e con l’antifascismo da parata. Che va tenuto semmai di riserva. Perché dopo i clown, quasi sempre tocca alle bestie feroci.

venerdì 22 giugno 2018

E' già l'ora di battere un colpo!



Si sgretola, si sgretola la mia fiducia che credevo granitica nei confronti di questa compagine governativa, per il semplice fatto che il Movimento 5 Stelle non può, ribadisco non può, premettere al Cazzaro Verde (cit.) di agire e di cianciare continuamente in stile propagandistico a fini elettorali. 
Non può permetterlo a anzi, deve battere un colpo sul tavolo per due semplicissime ragioni: allontanare l'idea che il Cazzaro Verde Salvini voglia portare la corda a spezzarsi per presentarsi alle elezioni come il salvatore della patria e raggranellare una quantità inaudita di consensi e per rimettere al centro della scena lo stesso Movimento, attualmente in una glaciale ombra per le marachelle psicopatiche del leghista.
L'attacco a Saviano è la punta dell'iceberg. Premetto che a me personalmente Saviano non sta simpatico, pur ammettendo che sia una voce importante fuori dal coro. Ma le sue comparsate da Fazio a me non vanno giù. Ciò non toglie che il prospettare di levargli la scorta come ha fatto il Cazzaro Verde sia un avvertimento dal sapore mafioso. Saviano la scorta purtroppo la merita, gli è utile visto che è stato minacciato da importanti organizzazioni criminali. 
Ma il Cazzaro Verde è in preda ad un raptus orgiastico senza freni; appanna lo stile perfetto del Premier, la laboriosità dei ministri, in special modo quello di Di Maio, offusca le buone cose che stanno emergendo, le prossime leggi in materia di dignità del lavoro. 
Occorre pertanto fermarlo, con le buone o con le cattive. Il tempo del buonismo, del contratto è già finito. Serve tirar fuori attributi, necessita ricordare l'onestà di moltissimi aderenti al Movimento, evidenziare le scelte politiche. Prima che sia troppo tardi. Forse il tempo è già scaduto.  

Analisi Scanzi


venerdì 22/06/2018
Nessuno è nemico del pd quanto il pd

di Andrea Scanzi

Secondo gli ultimi sondaggi, Lega e 5 Stelle raccolgono poco meno del 60% dell’elettorato italiano. Più o meno la stessa cifra del gradimento nei confronti di Conte. Lo spostamento a destra del governo giallo-verde potrebbe aprire praterie a sinistra, che è invece sempre più in crisi. Potere al popolo grida sui social ma non sfonda nella vita reale. LeU esiste solo nei sogni migliori della Boldrini. E il Pd agonizza con agio atarassico, continuando a sbagliare tutto.

- Aereo di Stato. Conte parte per il Canada e i renziani gridano che è come Renzi: “Altro che lotta alla casta!”. Peccato che Conte non abbia mai usato il Renzi Air Force One, bensì il volo di Stato per risparmiare: se avesse usato quelli di linea, avrebbe speso di più.

- Asilo Mariuccia. Non c’è nulla in natura più vuoto del renzismo. Era così anche quando questa categoria del pensiero del nulla vinceva. Figuriamoci ora che perde. Semplicemente leggendarie le continue risse sui social. Per esempio Anna Ascani che attacca Francesco Nicodemo, in una tenera faida tra pretoriani in disarmo. Di pregio anche lo scazzo tra Calenda e Boccia, col primo che tratta il secondo da dissestato neuronale e poi dice come nulla fosse che il Pd sbaglia a stare sempre sui social a criticare Salvini. Ovvero quel che fa ogni giorno Calenda, il cui bipolarismo politico è sempre più in gran spolvero.

- Il tenero Orlando. Orlando, non proprio uno scapigliato, è arrivato a dire che il Pd non esiste più e quando esiste (al Sud) sarebbe quasi meglio che non esistesse. L’ex ministro della Giustizia è tra i pochi che cercano di elaborare il lutto. Il guaio è che quasi tutti i suoi colleghi non si sono neanche accorti del trapasso.

- Dagli a Casalino. Grandi polemiche per Casalino che porta via Conte, per non farlo rispondere ai giornalisti in Canada. Sdegno trasversale. Okay. Però, quando lo faceva Sensi con Renzi, si trattava di un’abile mossa del “Richelieu di Matteo”.

- “Dovete riferire in aula”. Ogni volta che capita qualcosa, Renzi o un suo emissario dicono che “il ministro deve riferire in aula”. Prima era la Trenta, poi Bonafede. Poi sarà la volta di Mandrake. Tanto per buttare la palla in tribuna e vedere l’effetto che fa.

- Il terribile Parnasi. Parnasi è stato scelto dalle giunte Marino e Zingaretti, gli unici politici in galera sono di Pd e Forza Italia. E da Parnasi han preso soldi praticamente tutti, a partire dal Pd, tranne i 5Stelle. Ma il Pd attacca i 5Stelle su Parnasi. È bellissimo.

- “Che vergogna chiudere i porti”. Ovvero quello che voleva fare Minniti, ministro Pd, e poi non ha fatto per mancanza di coraggio e presenza di Delrio.

- “Che brava la Spagna!”. Quella stessa Spagna che spara ai migranti e prende molti meno migranti dell’Italia. Ma di colpo diventa il Bengodi, se va contro il governo.

- “Salvini è un bullo”. Che è anche vero, ma se lo dice Renzi, la quintessenza del bullo che non ce l’ha fatta, allora viene da ridere. O da piangere.

- Gli stessi in tivù. Dopo il disastro del 4 marzo, il Pd manda ancora in tivù i Migliore e Romano, al cui confronto Fedriga è Churchill. Nessuno invita a non votare il Pd come il Pd.

- Lo zimbellamento di Conte. Il Pd ha trattato sin dall’inizio Conte neanche fosse il Poro Asciugamano. Ovviamente ha fatto il gioco di Conte, che senza strafare si sta rivelando una sorta di Gentiloni più sbarazzino: un democristiano rassicurante, perfetto per piacere a un elettorato stanco e disilluso.

- Renzi Tafazzi. Renzi è il più grande grillo-leghista inconsapevole della galassia. Se il Pd vuole rinascere, deve nasconderlo e non farlo vedere mai più a nessuno. Un’idea carina sarebbe rinchiuderlo nel bar di Rignano, dove potrebbe ricordare i bei tempi sorseggiando gazzosa con Lotti e mordicchiando liquirizia con Bonifazi. Alti livelli.

Pubblicità, restate con noi!



Il sorriso di Pier Silvio la dice lunga sull’affarone del mondiale calcistico: con una spesa di 70 milioni di euro per aggiudicarsi Russia 2018, ne ha già incamerati 80 di pubblicità con share da favola. E qui sorge un dubbio, un dubbio storico: la non belligeranza tra Rai e il Biscione ha radici antiche, frutto di quello scellerato patto chiamato del Nazareno tra il Pregiudicato e l’Ebetino. La prova di quanto detto è nella faccia del renzianissimo direttore generale Mario (circo) Orfeo e della sua filosofia rignanese del “volemose bene.”
Mediaset grazie al pallone va a gonfie vele, in borsa le azioni volano ed è l’unica cosa che conta, e che è contata durante la ventennale Era del Puttanesimo, per il famelico riccastro. 
Dall’altra sponda invece continua l’opera distruttiva di share e contenuti per una raccolta sempre più blanda di introiti pubblicitari, rifocillanti appunto la grande famiglia di Arcore, da sempre in arsura di euroni. Una tv di stato così prona, melliflua, accucciata, paciosa nei confronti della concorrenza non ha riscontri in nessun’altra parte del globo. Ed è lo specchio reale della nostra leggendaria anomalia, il servilismo storico della nostra opposizione nei riguardi di uno che è stato ufficialmente definito da una sentenza come Delinquente Naturale. Ed ora: consigli per gli acquisti!