venerdì 19 dicembre 2025

Ci siamo!

 


Stanno uscendo fuori di testa!

 

Reparto Eurologia
DI MARCO TRAVAGLIO
Prima che il Consiglio Europeo, si spera senza il consenso del nostro governo, distrugga definitivamente l’economia dell’Europa rapinando gli asset russi (che, come dice la parola, appartengono ai russi) ed esponendo non solo gli Stati, ma lo stesso Euro a un disastro epocale, è bene ricordare alcune cosucce che dopo quattro anni di auto-propaganda ibrida tendiamo a dimenticare. L’Ucraina è stata invasa dalla Russia nel 2022, come purtroppo è accaduto a decine di Paesi (spesso a opera di noi occidentali) a cui non abbiamo mai inviato neppure una cerbottana. Ma non fa parte né dell’Ue né della Nato. Quindi, al di là del doveroso sentimento di umana solidarietà, che però può esprimersi in mille modi, Ue e Nato non devono a Kiev un solo euro o un fucile a tappo. L’invasione è un atto criminale, ma è legata a fattori storici interni all’Ucraina e non è un attacco né all’Ue né alla Nato. I Paesi che vogliono armare Kiev sono liberissimi, fuorché l’Italia, che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: era dubbio che potesse farlo quando scattò l’invasione senza negoziati; è sicuro che non potesse dopo il sabotaggio dei negoziati di Istanbul; è sicurissimo che non può oggi, in presenza di un piano di pace americano che proprio a suon di armi si vuole boicottare, per risolvere la controversia internazionale con la guerra infinita.
Ora, siccome i governi Ue hanno svuotato le loro casse e i loro arsenali per l’Ucraina non alleata, non sanno più dove trovare i soldi per comprare le armi (americane) da regalare a Kiev (un governo così amico che dal 2022 fa di tutto per trascinarci nella terza guerra mondiale e ci ha fatto pure saltare i gasdotti Nord Stream). Quindi vogliono attingere dai 290 miliardi di asset russi congelati nelle banche come se fossero roba loro, senza neppure peritarsi di dimostrare che i legittimi proprietari sono complici delle scelte di Putin. Ma sanno benissimo di violare il diritto internazionale: infatti temono di perdere l’arbitrato, cioè di dover restituire il maltolto e pagare pure i danni; di vedersi sequestrare le aziende europee operanti in Russia; di mettere in fuga (negli Usa: e dove se no?) gli altri investitori stranieri; e di trasformare le nostre banche in luoghi radioattivi dove nessuno deposita più un quattrino, temendo di vederselo sgraffignare perché il suo governo non piace ai nostri. Il tutto per aiutare un Paese non alleato a perdere la guerra, cioè altri territori, altri militari e altri civili per qualche altro mese o anno.
Se esistesse un neuropsichiatra all’altezza di questi dementi, bisognerebbe affidarglieli in blocco. Ma purtroppo non esiste. Non resta che sperare che si autodistruggano con le proprie mani mentre tentano di distruggerci.

L'Amaca

 

Prima di me il diluvio
di Michele Serra
Non ricordo un solo allenatore di calcio che, quando la sua squadra perde, scarichi la colpa sul predecessore. Sarà fairplay, sarà ipocrisia, sarà spirito di corporazione, fatto sta che non accade. E anzi: capita spesso che l’allenatore in carica, davanti ai microfoni, faccia riferimento “al buon lavoro di chi mi ha preceduto”.
In politica accade l’esatto contrario: è sempre più frequente sentire leader che scaricano ogni responsabilità sui governi precedenti. Tendenza antica quanto mendace, come tutti i falsi alibi: “Io sto facendo bene anzi benissimo, non ne sbaglio una, ma purtroppo ho ereditato un disastro dagli imbecilli e dai corrotti che hanno governato prima di me”. È il rovesciamento storico di “dopo di me il diluvio”, la frase attribuita a Luigi XV di Francia. Meglio dire “prima di me il diluvio”.
Eccellono in questa pratica al tempo stesso ignobile e puerile i boss sovranisti, ovviamente Trump su tutti. Perché per quanto questo sputare sul nemico sconfitto risulti disgustoso ai cittadini dotati di raziocinio e di buona educazione, è una pratica perfettamente funzionale al racconto del mondo che fanno i populisti di destra: il mondo stava andando a rotoli perché la democrazia è decadente, con le sue regolette noiose e inefficienti. Ora finalmente il popolo, destandosi dal suo letargo, mi ha incoronato, e se il presente non è ancora radioso è solo per colpa di chi, immeritatamente, ha governato prima di me.
Comodo, no? Se questa Amaca dovesse contenere una corbelleria, o un errore di sintassi, la colpa non è mia. È di chi ha scritto sui giornali prima di me, rovinando il giornalismo.

Natangelo

 



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