giovedì 4 dicembre 2025

Ben detto Moni!

 

La forza e il grande impegno civico di Francesca Albanese
DI MONI OVADIA
Il raggiungimento degli ottant’anni è un buon momento per tracciare un bilancio del proprio vissuto, e io sto per compierli.
Mi ritengo in generale un uomo fortunato e in particolare lo sono stato per la ricchezza dei rapporti umani che ho avuto la fortuna di vivere e un po’ il merito di riconoscere.
Con il progredire degli anni, la trasformazione della società nel senso di una banalizzazione del vivere, il diradarsi delle grandi relazioni, la perdita di diverse persone che avevano illuminato i miei anni, che hanno lasciato la vita e mi hanno lasciato orfano e impoverito, ha determinato in me uno spaesamento progressivo. L’irrompere dell’evento violento del 7 ottobre 2023, rivolta nata da decenni di ininterrotta brutale oppressione da parte dei governi sionisti contro i palestinesi – sia i gazawi, sia quelli della Cisgiordania e di Gerusalemme Est – mi ha richiamato al mio impegno.
Cosa avrebbe fatto un governo minimamente responsabile? Avrebbe perseguito coloro che, nel contesto di una rivolta legittima contro obiettivi militari, avessero perpetrato crimini contro l’umanità i danni di civili inermi, sulla base di indagini e non di iperboli propagandistiche rivelatesi false, li avrebbero arrestati e portati davanti a un tribunale internazionale penale, come fu fatto per i crimini della cosiddetta guerra nell’ex-Jugoslavia. Invece il governo di Bibi Netanyahu, totalmente irresponsabile perché fascista, ha scatenato un terrificante genocidio contro l’intera popolazione di Gaza, evidentemente programmato già prima.
Il genocidio ha richiamato tutta la passione, l’anima e il cuore di militante che vibrano ininterrottamente in me dall’età di 14 anni per il riscatto degli oppressi. La mia identità ebraica mi ha sostenuto senza tentennamenti. Il vicecomandante della rivolta del Ghetto di Varsavia proclamò: “Essere ebreo significa stare dalla parte degli oppressi!”. Nel mio impegno militante ho incontrato un grandissimo numero di semplici esseri umani che mi hanno dichiarato e continuano dichiararmi piena solidarietà.
Ma il grande dono che ho ricevuto è stato quello di avere incontrato e conosciuto Francesca Albanese. La risonanza di impegno e di sentimenti è stata tale che è stato naturale diventare amici. Francesca è una persona straordinaria, unisce in sé la giurista di grandissima competenza con la persona che ha nutrito in sé il rispetto profondo per i diritti inviolabili di ogni essere umano, per la sua dignità, per il riscatto degli oppressi. Ma, oltre al riconoscimento, Francesca ha scelto di prendere parte, di impegnarsi, di rischiare. Ha mostrato un coraggio raro, per il suo impegno verso la verità si è messa da sola contro il mainstream dei pavidi, degli opportunisti, degli ignavi che scelgono di occuparsi solo dei loro piccoli o grandi privilegi e dei quali Dante ha detto tutto ciò che c’era da dire: “Non ti curar di lor…”.
Costoro passano il loro tempo a irriderla e calunniarla, pretestuosamente, capziosamente, strumentalmente, magari attaccandosi a una frase o a una parola estrapolata dal contesto per mascherare la miseria della loro esistenza. Ma Francesca è anche una donna semplice, schietta e autentica come la terra da cui viene, l’Irpinia.
È una magnifica madre con un’incantevole famiglia e tutto ciò fa parte del suo splendore e della sua forza, che non verrà scalfita dagli omuncoli di certa sedicente “informazione”.

Contro il mainstream

 

La corda e gl’impiccati
DI MARCO TRAVAGLIO
“I capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo”. Alla profezia attribuita a Lenin basta sostituire “capitalisti” con “europei” per avere il miglior ritratto delle classi dirigenti Ue e Nato (al netto degli Usa). I portavoce di Putin, per tenere alto il consenso al regime e alla guerra, devono dimostrare ogni giorno che sono Ue e Nato a voler attaccare la Russia, non viceversa. Ma possono andare serenamente in ferie e lasciar parlare gli euro-nani. Trump concorda con Mosca un piano di pace in 28 punti: Kiev rinuncia a ciò che ha già perso (Crimea, Lugansk, 90% del Donetsk, 76% dell’oblast di Kherson e 80% di quello di Zaporizhzhia) e a un fazzoletto di terra che sta per perdere dopo la caduta di Pokrovsk (il 10% del Donetsk); in cambio. Mosca rinuncia ai territori che occupa nelle regioni di Sumy, Kharkiv, Dnipropetrovsk e accetta la confisca di 100 miliardi di suoi beni congelati (su 290) per ricostruire l’Ucraina sconfitta.
L’Ue si oppone al piano, sostenendo che l’ha scritto Putin (in un allarmante attacco di autolesionismo, visti i sacrifici che si infligge), i confini non si toccano (salvo per la Nato in Kosovo e per Israele in Palestina, Libano e Siria) e urge “preparare la guerra alla Russia” che vuole attaccarci. Putin replica che “è ridicolo anche pensarlo, ma, se ci tengono, metto per iscritto che non li attaccheremo”. Gli inviati di Trump volano a Mosca per fargli ingoiare il piano di 19 punti che accontenta l’Ue rimuovendo i 9 decisivi. In tempo reale, il militare Nato più alto in grado, Cavo Dragone, minaccia “attacchi ibridi preventivi alla Russia”. Cioè: mentre la Russia dice che non ci attaccherà, la Nato dice che attaccheremo la Russia. La Zakharova se la ride: “Visto?”. Putin ripete: “Ho detto cento volte che non abbiamo intenzione di combattere con l’Europa. Ma, se l’Europa vuole combattere con noi, siamo pronti”. Corriere: “Putin minaccia l’Ue: pronti alla guerra”. Rep, Stampa, Messaggero e Domani: “Putin minaccia l’Europa”. Messaggero: “Putin minaccia di colpire l’Ue”. Intanto a Kiev beccano tutti gli uomini del presidente con 100 milioni di dollari in mazzette, ville e cessi d’oro: ma la notizia per i nostri media non è che Zelensky si circonda di ladri, bensì che “Zakharova e i sovranisti esultano”, quindi dietro l’Anticorruzione ucraina c’è Putin (o la Cia, che ormai è la stessa cosa). In Ue beccano dirigenti e deputati che truccano appalti o lavorano per Stati esteri in cambio di favori o valigie di banconote: ma la notizia per i nostri media non è che l’Ue è piena di corrotti e lobbisti, bensì che “Zakharova e i sovranisti esultano”, dunque dietro la Procura europea c’è Putin. Se questi geni non lavorano già per lui, Putin dovrebbe assumerli: sono ancora meglio della Zakharova.

L'Amaca

 

Avanti, c’è posto
di Michele Serra
La lista dei partecipanti ad Atreju (secondo me da pronunciarsi al vocativo, alla romanesca: a’ Trejuuu!) è poderosa e palesemente apolitica, nel senso che raduna, a mazzi come gli asparagi, italiane e italiani di ogni risma, cultura, professione, indole.
In questo senso Atreju, nata come adunata di irriducibili arditi, pochi ma tosti, pochi ma neri, è il segno più evidente della vocazione consociativa del potere italiano. Un po’ come il Meeting di Rimini, ma con minore focalizzazione sul business e la produttività (cielle è pur sempre nordica per radici e cultura, il fatturato conta almeno quanto lo Spirito Santo) e con un evidente viraggio romano, non in senso littorio, ma in senso viale Mazzini, e trattorie dei dintorni: c’è Carlo Conti, non sorprende l’assenza di Fiorello, troppo scafato per caderci.
Inspiegabile la mancanza di Bocelli che canta «Vinceròooooooo!» e di Totti, Ilary, Chiara Ferragni e Fedez che sviscerano le complesse problematiche della famiglia tradizionale. Forse si tratta solo di disguidi, forse saranno presenze last minute.
Ci si domanda se sia un bene o un male, questa ammucchiata pacifica, anzi paciosa. Un bene perché saper convivere è pur sempre un buon segno, mica puoi passare la vita intera a prendere le distanze. Un male perché i famosi “no che aiutano a crescere”, come recita la pedagogia meno rammollita, diventano sempre più rari. Prevalgono i “sì che aiutano a campare”.
In fin dei conti, si chiamano Fratelli d’Italia e Forza Italia i due terzi del potere nazionale. Il terzo terzo, la Lega, è comunque nel programma, insieme a porzioni notevoli dell’opposizione.

Natangelo

 



Buone Feste!

 





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