mercoledì 1 ottobre 2025

Ciao don Andrea

 


Che cosa fosse la serenità, l’affidamento nelle mani del Padrone della Vigna, don Andrea lo aveva pienamente compreso, accettato, rimanendo nella gioia piena anche nel dolore di questi ultimi anni. Lo avevo conosciuto da ragazzo al Gruppo Padre Alfonso, abbiamo passato degli anni splendidi assieme, in piena fraternità. Don Andrea era un vulcano di semplicità, disponibile oltre ogni aspettativa, la sua vicinanza era impercettibile agli occhi di questo mondo, efficace e straordinaria mediante lo sguardo del cuore. Cresceva e nel silenzio, senza clamore, rispose alla chiamata del suo Signore rimanendogli fedele sempre e per sempre. Oggi che sei salito lassù voglio pensarti caro don Andrea su un bellissimo lido marino, di quelli che tu amavi tanto, in compagnia dei tuoi cari, degli amici. Tra l’altro proprio oggi è il compleanno di Nene, ricordatelo! Ciao don Andrea e grazie di tutto, soprattutto del tuo grande insegnamento su come si debba portare la propria croce. Riposa in pace!

Consigli

 



Ringraziamenti

 



Natangelo

 



A proposito di

 

Cingolani al Corriere spiega il genocidio “made in Leonardo”
DI DANIELA RANIERI
Roberto Cingolani, che è stato ministro (della Transizione ecologica, mai transitata) nel “governo dei migliori” draghiani e quindi è infallibile per definizione, ha rilasciato un’intervista al Corriere per spiegare come le critiche rivolte a Leonardo, l’azienda italiana di armi di cui Cingolani è Ceo, di sostenere il genocidio dei palestinesi da parte del governo israeliano siano “una montatura gravissima”, alimentata anche dal report di Francesca Albanese all’Onu sul divieto di export di armi a Paesi in guerra. Intanto, dice Cingolani al vicedirettore Fubini che lo “intervista”, la legge che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra non è applicabile nel caso specifico, perché gli F-35 che Israele usa contro la popolazione palestinese sono stati costruiti sì da Leonardo, ma prima dell’inizio dello sterminio, quindi nulla quaestio; dopo il 7 ottobre 2023, sostiene Cingolani, l’organismo del ministero degli Esteri preposto alle esportazioni degli armamenti non ha più concesso l’autorizzazione verso Israele, quindi Leonardo è non pulita, ma pulitissima.
Secondo, la bazzecola della manutenzione di elicotteri e aeroplani che Leonardo fornisce all’esercito israeliano è presto spiegata: secondo Cingolani si tratta di velivoli da addestramento non armati (addestramento chissà per cosa, allora: forse per gite fuoriporta sulla riviera di Gaza). Comunque, le chiacchiere stanno a zero: si tratta di contratti stipulati in passato e la legge qua dice che vanno onorati (chissenefrega del diritto internazionale). Ma non si potrebbe, in teoria, recedere unilateralmente dal contratto? Per carità, trasecola Cingolani: “Qualunque recesso unilaterale di un’azienda quotata… porterebbe a un contenzioso legale”, e chi ha voglia di mettere in mezzo gli avvocati per soli 70 mila morti? “Vi accusano anche per la collaborazione in corso con Israele nei radar militari. Questi sì che sono strumenti di guerra”, gli fa le pulci Fubini, esperto in cose di guerra, infatti sostenne in Tv che la Russia ha perso in Ucraina o comunque è in grande difficoltà perché i russi “fanno gli assalti coi motorini sotto i droni, mandano i muli nelle retrovie a portare il materiale militare”, etc. Non scherziamo: per Cingolani la questione radar è “complicatissima”, ma in realtà è semplicissima: nel 2008 “Finmeccanica – ora Leonardo – completa l’acquisto di una quota di maggioranza di una compagnia americana di nome Drs Technologies, che produce sistemi elettronici per la difesa”. Ora, questa Drs è “un’azienda di diritto statunitense, non italiano, quindi risponde alla giurisprudenza del suo Paese, perché si occupa di sicurezza nazionale”; ah, ma allora è tutto risolto: sappiamo che gli americani hanno la moralità sotto le scarpe quando si tratta di soldi. Di fatto, continua paziente il Ceo delle armi, “Leonardo può essere socio di maggioranza, ma questa azienda americana deve seguire le indicazioni del suo governo”. Ci mancherebbe. A posto, allora? Qui viene la parte complicata, in realtà semplice in modo disarmante: “Nel 2022 Drs ha acquistato Rada, un’azienda israeliana che fa radar”, e questa azienda, tu guarda il caso, “opera sotto la giurisdizione del governo israeliano benché sia controllata da Drs”, cioè l’azienda di cui Leonardo è socio di maggioranza, praticamente un conoscente alla lontana. Beh, ma allora a postissimo. Abbiamo avuto così la dimostrazione geometrica, sul principale quotidiano italiano, che le accuse di complicità di Leonardo nel genocidio sono pretestuose, “ideologiche”, “emotive”, “una forzatura inaccettabile”. Potrà mai perdonarci per aver pensato male? “Noi su queste questioni non possiamo fare nulla”, rimarca l’ex ministro. A voler essere pignoli, potrebbero vendere, cedere o regalare le azioni di Drs, lavandosi via il sangue dei bambini dalle mani, ma siamo giusti: davvero vale la pena perdere un bel po’ di fatturato per un così trascurabile dilemma morale?

Robecchi

 

Non in mio nome. Dalla Casa Bianca a Gaza: una lezione sul colonialismo
DI ALESSANDRO ROBECCHI
Mentre scrivo questa piccola rubrica, tutto è in bilico, tutto poggia su precarissimi equilibri, tutto traballa minacciosamente. L’imposizione di una resa incondizionata al popolo palestinese, che trasformerebbe Gaza in una specie di protettorato occidentale in attesa di affidarla a qualche arabo amico – un giorno, chissà – ma circondata dall’esercito genocida di Israele, tanto per ricordare chi comanda, è il perfetto esito di un disegno coloniale. Come nell’Ottocento, gli imperatori di turno disegnano confini e poteri su un foglietto e chiamano “pace” il loro deserto. Il resto lo fa quella malattia perenne e un po’ ripugnante che si chiama Realpolitik: la conquista occidentale di Gaza, governata da Trump e Tony Blair (!), terreno di conquista per le grandi imprese della ricostruzione, con il popolo prigioniero e martoriato nemmeno consultato, in fondo, fa piacere un po’ a tutti. Trump rafforza i suoi dobermann a guardia del Medio Oriente, premiando di fatto un genocidio, Netanyahu si divincola dai suoi guai giudiziari e rischia addirittura di passare per uomo di pace, l’Europa si toglie un pensiero seccante e potrà mantenere tutti i suoi affari con uno Stato terrorista che ha assassinato deliberatamente più o meno centomila civili. Il tutto sotto la minaccia di proseguire con la soluzione finale: se con questa pistola puntata alla tempia non si accetterà l’accordo (sì, lo chiamano accordo), Netanyahu avrà mano libera (“finire il lavoro”, ndr), che significa altre migliaia di palestinesi uccisi, affamati, privati di qualsiasi diritto e dignità.
È presto per dire se tutto andrà come desidera l’imperatore, ma intanto il disegno c’è, e già si registrano numerosi consensi, perché se c’è una cosa che l’Occidente sa fare (compresa l’informazione) è vedere il mondo soltanto con i suoi occhi: noi civili e ragionevoli, bianchi, benestanti; gli altri barbari e terroristi. Se va bene faranno i camerieri e i domestici nella loro terra, che sarà governata da noi, per il loro bene, s’intende.
Si precisa in questo modo tutto ciò che il genocidio è stato: una mossa di conquista coloniale che solo i ciechi potevano non vedere. O i sordi, visto che il governo invasore lo ha detto in tutte le lingue, mostrando mappe della Grande Israele all’Onu, cucendo una cartina “dal fiume al mare” sulle uniformi dell’esercito genocida, dichiarando senza vergogna (molti ministri israeliani e molti ultras sionisti in giro per il mondo) che l’obiettivo è la soluzione finale del popolo palestinese tramite deportazione o sterminio (sulla Cisgiordania nemmeno una parola).
Resta, a parzialissima consolazione, che in questa vicenda di conquista e colonie, i popoli sembrano un po’ meglio di chi li governa. Il moto collettivo di repulsione di fronte a un genocidio, le mobilitazioni dal basso, il sincero ribrezzo per chi ha eseguito il peggior massacro della storia recente, e quindi per chi ha fornito sostegno, armi, copertura politica e informazione amica, per l’Europa paracula, per il negazionismo dei complici è piuttosto massiccio. Una buona notizia e una cattiva. La buona è che molti, moltissimi, restano umani, la cattiva è che non avranno rappresentanza politica, che assisteranno ancora una volta al balletto vergognoso di chi pensa a cosa conviene e non a cosa è giusto. Insomma sono tanti – bene – ma sono soli, e forse è bene anche questo, perché l’Impero conviene all’Impero, ma svegliarsi ogni mattina pensando “Io non sono complice di tutto questo” conta ancora qualcosa.

Un grande Prof!

 

di Tomaso Montanari
“Mentre seguiamo la Flotilla con il cuore gonfio di ansia, arriva dalla corte del Grande Gangster un
'piano di pace per Gaza'.
È una proposta oscena: immaginate se qualcuno avesse trattato con Hitler, ma non con gli ebrei, proponendo la fine della Shoah in cambio di una cessione dei beni delle vittime, e di sovranità sulle loro vite. E con la minaccia di riaccendere i forni, se gli ebrei avessero rifiutato.
Non siamo molto distanti. Il primo coautore del genocidio, Trump, insieme all'autore pricipale Netanhyau, propongono di trasformare Gaza in un protettorato americano, governato da quel Tony Blair che si è conquistato sulla pelle degli iraqeni i galloni di criminale di guerra. E se le vittime - ritenute indegne perfino di partecipare alla genesi del piano, perché inferiori e subumane: oggetti, non soggetti - dovessero dire di no, che riprenda il «lavoro»: il genocidio, lo sterminio, la soluzione finale.
In un distopico ritorno al 1948, le potenze occidentali riassumono il controllo della Palestina: un trionfo del peggior colonialismo predatorio, tutto devastazione e saccheggio. Un quadro in cui i crimini terribili di Hamas rischiano di sfigurare per inconsistenza.
Non so cosa potranno fare i palestinesi, disperati e allo stremo. Collaborazionisti, speculatori, avvoltoi di ogni tipo volteggiano sulla scena del genocidio, che naturalmente il ‘Piano di Pace' (che profanazione, usare questa parola!) ha il preciso scopo di lavare per sempre, annullando crimini e responsabilità.
So cosa dovremmo fare noi, italiani ed europei: insorgere. E invece il nostro governo nero, e quello guerrafondaio di Von der Leyen si precipitano a lodare il piano, genuflettendosi al Gangster. E l'eclissi dell'Europa, lo schianto della civiltà occidentale.
Sono sempre più vere le parole scritte da Omar el Akkad sul genocidio di Gaza: «Considerando anche lo spargimento di sangue che scatenerà in futuro, quello che è successo sarà ricordato come il momento in cui milioni di persone hanno guardato all'Occidente, all'ordine basato sulle regole, al guscio del liberalismo e a come è asservito al capitalismo, e hanno detto. Non voglio averci più niente a che fare».