venerdì 23 maggio 2025

Future gesta



Lo scacco del Matto. Chi nei prossimi mesi comprerà Levis, Apple, Microsoft, Dell, Hp, Nike, si berrà una Coca, andrà in un McDonald’s, comprerà Kellogg’s, Johnson & Johnson, o guiderà una Tesla, una Harley, guarderà un film, una serie hollywoodiana, festeggerà Halloween, si ricordi delle gesta di questo ribaldo psicolabile che introita liberamente milioni di dollari per i suoi affaracci essendo attorniato da beoti, e agisca di conseguenza, sconfiggendo il Donzelli, il Tajani, la Ciociara che è in lui!

Recensione

 

La Pennicanza di Fiorello su Rai Radio 2

Lo seguo da sempre Fiorello, noto paraculo perché mai e poi mai entra a gamba tesa satiricamente sul potere in voga. 

Questo è un difetto chiaramente, ma Fiorello dal punto di vista artistico è bravo, molto bravo.

Dopo W Rai 2 si è preso il solito anno sabbatico, per ritornare in questi giorni al suo primo amore, la radio. La Pennicanza è un programma tipico del comico siculo, stesso canovaccio di altre fortunate trasmissioni, ovvero la spalla, l'ottimo Biggio, le notizie, gli interventi finto esterni di persone famose imitate o di personaggi inventati come il poeta. Ottima la famiglia Sinner, da sganasciarsi. 

Ma alcuni aspetti della trasmissione propendono a pensare che la vena fiorellina stia faticando un pochetto, vedi il tuono ogni volta che pronuncia la parola Amadeus (Frau Brucker non vi ricorda nulla?) e ciò potrebbe essere visto anche come un tentativo di parlare del fraterno presentatore passato a Nove, visto l'attuale poco successo dei suoi programmi. 

Anche il nominare i vertici Rai, presenti o no al programma, è cosa oramai arcinota. 

E' difficile, lo ammetto, tirar fuori cose nuove. Fiorello però, fino a poco tempo fa, lo faceva immancabilmente. 

Pazienza, resta comunque il solito leone da intrattenimento. Chapeau! 

Al voto!


Se un fascista ti dice di stare a casa, devi necessariamente correre al seggio!



Fuori tempo massimo

 

Quei folgorati sulla via di Gaza a tempo scaduto
DI DANIELA RANIERI
Che bello, in questi giorni, assistere al risveglio delle coscienze del nostro libero Occidente! Politici europei, editorialisti e tutti coloro per i quali il governo israeliano stava legittimamente esercitando il proprio “diritto all’autodifesa” uccidendo e affamando scientemente la popolazione palestinese per rispondere all’attacco terrorista di Hamas del 7 ottobre 2023, una mattina si sono svegliati e hanno capito all’unisono che Netanyahu sta un po’ esagerando: a quota 53 mila morti innocenti (ma 70 mila secondo Lancet), con tutta la Striscia di Gaza recintata come una gabbia per animali, gli aiuti umanitari bloccati da due mesi, i bambini denutriti o crivellati di colpi sparati dai cecchini dell’Idf, davanti al nuovo piano con cui il premier israeliano ha annunciato la soluzione finale, accompagnata dalla ributtante ammissione che perseguirlo potrebbe metterlo in cattiva luce presso le cancellerie europee (ma quando mai), si sono ridestati dal loro complice letargo e hanno concordato che bisognava emettere un mormorio di disagio: Bibi, stai esagerando.
Come se rispondessero a un comando, i politici europei si sono messi a lacrimare sui loro social, quando fino a ieri parlavano di scemenze pur di non affrontare l’orrore indicibile; i quotidiani filo-sionisti, che bacchettavano le mani a chi protestava per il genocidio in corso (antisemita!), hanno cominciato a ospitare elzeviri perplessi sul metodo finora impeccabile con cui il governo di pazzi messianici ha condotto le operazioni a Gaza e in Cisgiordania; l’Europa, per bocca della sbarazzina Kallas (quella che posa su X imbracciando mitragliatrici e missiletti Javelin della Nato) ha detto di voler rivedere l’art. 2 che ci incapretta all’assassino criminale, garbatamente invitato a sbloccare gli aiuti umanitari. Non avranno mica saputo dalle varie intelligence che Bibi è vicino a qualche tipo di capitolazione? In teoria, penderebbe su di lui un mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale; a ogni buon conto il nostro asserito ministro Tajani gli ha fatto recapitare il messaggio di stare tranquillissimo nel caso volesse venire a svernare in Italia. Non a caso 17 Paesi hanno concordato con Kallas, ma non il nostro (insieme ad altri 10 tra cui la Germania, dove esiste il rimorso per l’Olocausto, ma anche un partito neonazista al 20%): per Meloni, Bibi può ancora serenamente far fuori qualche altro migliaio di bambini, donne e anziani; l’impunità di Israele e la disumanizzazione dei palestinesi sono capisaldi che la accomunano all’establishment liberale almeno quanto la fede atlantista-dem (della resipiscenza del Corriere, più che altro preoccupato del “senso di colpa” che pesa sull’esercito israeliano, abbiamo scritto l’8 maggio). Evidentemente Giorgia ancora non sente il peso dell’opinione pubblica, che se ha accettato Nordio, Santanchè e Lollobrigida come ministri può ben accettare che il governo appoggi un’ecatombe. Tajani fa sapere via X di ritenere “inaccettabile” che l’Idf spari contro i diplomatici, come avvenuto l’altroieri a Jenin; sui bambini giustiziati con un colpo singolo alla testa o al cuore, come documentato da associazioni umanitarie e da chirurghi che hanno prestato servizio negli ospedali di Gaza per conto dell’Oms, invece, nessuna obiezione. Persino gente della cosiddetta Sinistra per Israele (come Fassino, del Pd, che è rimasto seduto insieme alla destra quando alla Camera Conte ha invitato gli onorevoli signori, si fa per dire, ad alzarsi in omaggio ai morti di Gaza), si sta riposizionando, cavandosi di bocca una mezza parola di condanna: se la fine di Netanyahu è vicina, sanno che più proseguono la loro connivenza col genocida, più sarà difficile tornare indietro e dissociarsi dal suo infame progetto. Significativamente, ieri il Parlamento Ue ha votato la proposta della Commissione di imporre dazi del 6,5% su fertilizzanti e altri prodotti agricoli provenienti da Russia e Bielorussia, visto che finora la strategia delle sanzioni ha funzionato così bene (facendo fare un balzo al Pil russo: dettagli). A Israele invece non si torce un capello: l’Europa è sempre succuba del complesso militare-industriale israelo-americano, e se pigola qualche distinguo è solo perché ora Trump sembra volersi liberare di Bibi per una questione di interessi pecuniari. Potrebbe anche darsi che Trump, che è amorale, voglia fare di Gaza una nuova Dubai vacanziera, edificando resort sui cadaveri dei bambini come nel video satirico che a lui è piaciuto tanto da rilanciarlo; i Buoni, che sono immorali, sopra Gaza, che hanno contribuito a radere al suolo assicurando a Israele armi e appoggio morale, edificano la loro falsa coscienza e danno le spalle ai morti allontanandosi dal luogo del delitto come se non c’entrassero niente e pretendendo pure di fare la figura di quelli teneri di cuore.

Con memoria

 

Nessun dorma tranne uno
DI MARCO TRAVAGLIO
In due giorni il presidente Mattarella ha dato un’ottima prova di esercizio dei suoi poteri, ma anche una pessima prova di invasione di campo in quelli del Parlamento. La prima è la rimozione della furbata con cui Salvini, nel dl Infrastrutture, attenuava i controlli antimafia al Ponte sullo Stretto: decisione impeccabile, visto che spetta al capo dello Stato emanare i decreti legge e vigilare sui requisiti di necessità e urgenza. La seconda è il suo incredibile discorso alla Commissione europea, salutato dai soliti gridolini di giubilo per la scossa, anzi la sveglia, anzi la strigliata, anzi la sferzata e via turiferando, specie da quando Mattarella ha iniziato a citare romanze e arie dell’opera lirica col Nessun dorma (seguiranno Che gelida manina e Non più andrai farfallone amoroso). Lì ha sposato in toto il piano di riarmo da 800 miliardi per gli Stati nazionali imposto dalla baronessa tedesca Von der Leyen in barba al Parlamento Ue: “La politica di sicurezza e difesa comune non può non essere adeguatamente sviluppata”. E ancora più esplicito è stato nel pranzo con Tajani e la Metsola, presidente del Parlamento Ue appena esautorato da Ursula: “Figuratevi se, con la mia formazione, io che non ho mai preso un fucile in mano posso essere contento se si spendono più soldi in armi. Ma questa cosa del riarmo (sic, ndr) è diventata fondamentale per la sicurezza e la stabilità dell’Europa e del mondo intero”. Addirittura.
Intanto si sottovaluta: nel 1999, con la sua formazione, era vicepremier del governo D’Alema che si unì ai bombardamenti illegali della Nato su Belgrado e la Serbia, all’insaputa dell’Onu, scatenando il primo conflitto del dopoguerra fra Paesi europei. E poi “questa cosa del riarmo” è la tomba della difesa comune: produrrà uno sviluppo militare asimmetrico fra Paesi (come la Germania) che possono permettersi di indebitarsi per le armi e altri che non possono. E non renderà l’Ue più sicura, ma molto più insicura: la infilerà nel mirino della Russia, che finora non l’aveva mai ritenuta una minaccia, ma vedendo laGermania, la Polonia e gli Stati baltici riarmarsi fino ai denti potrebbe cambiare idea. E soprattutto, se siamo ancora una Repubblica parlamentare, spetta alle Camere e non al capo dello Stato dire sì o no al mega-piano di riarmo. E al momento i partiti contrari (Lega, 5Stelle, Avs, mezzo FdI e mezzo Pd) potrebbero persino essere maggioritari. In attesa di quel voto, il Quirinale dovrebbe tacere e lasciare che gli eletti del popolo si esprimano liberamente, senza interferenze né moniti. A meno che, dopo aver esautorato il Parlamento europeo, non si voglia mettere sotto i piedi anche quello italiano. Altro che Nessun dorma: finché il Parlamento non si sarà espresso, il presidente deve restarsene a nanna.

L'Amaca

 

Il terrorismo e le persone
di MICHELE SERRA
Come sempre accade, le vittime dei terroristi non sono terroristi e le vittime dei fanatici non sono fanatici. I due ragazzi israeliani uccisi a Washington erano: lei, Sarah, iscritta all’Università della Pace delle Nazioni Unite e con un master in sviluppo sostenibile; lui, Yaron, si definiva sui social “fautore del dialogo interreligioso e della comprensione tra le culture”.
Molte delle vittime inermi del massacro orchestrato il 7 ottobre del 2023 da Hamas erano militanti pacifisti e socialisti, oppositori attivi del governo Netanyahu.
Impossibile, a Gaza, a parte la mattanza abominevole di bambini, fare il conto di quanta brava gente innocente sia stata uccisa per il solo torto di abitare là dove il governo Netanyahu vuole fare terra bruciata. Definire “terroristi” le vittime del terrore scatenato su Gaza serve ai capi di Israele per lavarsi la coscienza, ma non lava il sangue di migliaia di innocenti ammazzati dalle bombe e anche, sul terreno, dalle armi leggere dei soldati.
I terroristi e i fanatici dovrebbero fare i loro porci conti tra di loro, ammazzarsi tra di loro secondo il loro codice di morte. Usano invece la gente come materia prima della loro ossessione. Essendo tribali credono che tutto il mondo lo sia, e dunque essere ebreo o arabo, essere israeliano o palestinese basta e avanza per essere classificato amico o nemico. O sei della mia tribù o sei della tribù nemica, e devi morire.
E le persone? Quello che sono, quello che hanno fatto nella vita, quello che pensano e dicono, la traccia reale che lasciano nel mondo? Se al fanatico interessassero le persone, non sarebbe un fanatico.


Fuori tutti!

 



Bisogna uscire per le strade, bloccare tutto, spaventare ciarlatani a gettone, opininistidistokkaxxo, fascisti al potere indifferenti, dormienti e corresponsabili. Perché gli occhi di questo bimbo gridano al cuore, ci imbarazzano oltremodo, essendo ammansiti dal becero perbenismo, imbottigliante la verità, quella storica: è in atto un genocidio perpetrato da canaglie israeliane ultra tradizionaliste capitanate da un assassino che per non finire in galera affama un intero popolo col fermo proposito di annientarlo. La colpa un giorno sarà anche di chi oggi si lascia pervadere da ipocrisia, immobilismo, negligenza. Pari pari ciò che fa il governo attuale.