mercoledì 19 marzo 2025

Robecchi

 

Burro e cannoni. Non preoccupatevi, il riarmo viene fatto per il nostro bene
di Alessandro Robecchi
Il burro fa male, ragazzi, è grasso animale, colesterolo, sicuro intasamento delle arterie. Dovreste preferire i cannoni, che le arterie le liberano, invece, anche per sempre. Per trasformare le fabbriche dove si fanno le Volkswagen in fabbriche dove si fanno carri armati, e per trasformare le fabbriche dove si fanno le Panda in fabbriche dove si fanno blindati, servono alcuni ingredienti: parecchi soldi, un po’ di paura, e senso di superiorità, tutte cose che vanno trovate al più presto e che, amalgamate tra loro, formano quel delizioso impasto che diventerà presto una torta esplosiva chiamata “Per il vostro bene”. Insomma, lo fanno per noi.
I soldi, si sa come funziona. Si butta lì una cifra, piuttosto teorica, e si comincia a ricamare su quella: 800 miliardi. Tra i pro, i contro, i dubbi, i vedremo, i forse, al centro della scena finisce il dettaglio (la cifra) e non il fatto se sia giusto o no stanziarla. Quindi invece di guardare la luna (il riarmo a spese dei popoli), si guarda il dito (ma 800 miliardi non saranno troppi? E se fossero 795?). Ci pensa Ursula, a questo, che già si sta guardando in giro come fate voi quando volete cambiare il telefono e frugate nelle tasche delle giacche se per caso ci avete lasciato un cinquanta euro. Lei si è accorta che gli imbelli europei hanno un bel po’ di soldi sui conti correnti, e li tengono lì invece di correre a investirli in missili. Che peccato.
Alla paura ci stanno pensando in tanti, da parecchio tempo, ed è un elemento importante. L’aggressione russa all’Ucraina – anche a volerla vedere solo come un ghiribizzo imperiale del dittatore, vabbè – fornisce l’occasione migliore per spaventare la gente. Se arrivano nel Donbass possono arrivare nelle Langhe, se prendono Donetsk possono prendere Alassio, chiaro, no? Non ci crede veramente nessuno, ovvio, ma la goccia scava la pietra, e ripeti oggi e ripeti domani, può accadere che chi sta seduto davanti ai talk show italiani possa temere di incontrare dal panettiere un cosacco che gli ruba gli sfilatini integrali. Se non basta la paura da una parte, è già pronta la paura dall’altra, ed ecco per magia decine e decine di ultra-atlantisti di provata fede diventare più anti-americani di un centro sociale. Non tanto per le deportazioni o i diritti civili, no, chissenefrega, ma perché “non ci difenderanno più”. E anche questa è una cosa a cui è difficile credere, perché quelli che “non ci difendono più” hanno appena installato qui un centinaio di bombe atomiche, hanno basi, soldati, navi da guerra, radar, tutta roba che non risulta in vendita su eBay, e comincia a chiarirsi che non sono qui a difendere noi, ma a difendere gli interessi loro in un’area strategica.
Manca la terza gamba del tavolino, un sano suprematismo europeo, che sarebbe una variante di “italiani brava gente”. “Noi non torturiamo nessuno”, per esempio, che è tecnicamente vero, perché li facciamo torturare dai libici. Oppure “Noi non invadiamo nessuno”, anche se armiamo e sosteniamo Israele che uccide impunemente civili a Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, con la nostra benedizione, e abbiamo bombardato Somalia, Afghanistan, Iraq, eccetera Dettagli. Ultima variante: noi abbiamo Platone, Manzoni, Shakespeare eccetera, e “gli altri” non ce li hanno (ma gli altri chi? Quelli che hanno solo Steinbeck e Gogol’?). Questo fa di noi i migliori, perché non bastano i soldi e la paura, bisogna anche sentirsi superiori, una variante tardo-liceale di “Dio è con noi”. Roba che serve, per comprare cannoni.

Roma Roma!

 


Narcos capitale

di Francesca Fagnani
La periferia di Roma come Bogotà. Due interi quartieri di Roma circondati, Tor Bella Monaca e Quarticciolo, più di trecento militari impiegati, elicotteri in volo, cani sguinzagliati ovunque alla ricerca di droga e di armi. Gli abitanti del quadrante Est della Capitale all'alba di ieri si sono svegliati così, con il maxi blitz, condotto dal Nucleo investigativo dei carabinieri di via In Selci, coordinati da un pool d'eccezione di magistrati della Dda della procura di Roma; una retata che segna un punto di svolta non solo nel contrasto al narcotraffico, ma anche nella comprensione dei meccanismi che regolano lo scacchiere della criminalità romana.
Quella che finalmente emerge con nettezza in quest'indagine denominata Cacher è una struttura (altro che batterie sparse!) radicata, pericolosa e verticistica guidata da narcos spietati che hanno imposto a Roma una sorta di monopolio nel mercato della droga, terrorizzando con tentati omicidi, sequestri e violenze chi si opponeva alle loro regole e proteggendo chi invece più prudentemente abbassava le orecchie e si poneva sotto la loro ala. Una novità importante per una città che secondo quel che narra la leggenda non vuole capi, insofferente com'è a chi si sente «er più», a chiunque cioè voglia ergersi al di sopra degli altri.
Ma in realtà quella della città senza capi è una favolaccia, che funziona bene al cinema e male per strada, dove accadono fatti che raccontano tutta un'altra storia. «È una persona di carattere che non c'ha bisogno di nessuno, è uno pericoloso che ti spara in faccia», dice Fabrizio Capogna, grossista della droga e da qualche mese collaboratore di giustizia. «Lo chiamano l'innominabile dotto'… C'hanno paura tutti... e pure 'sti ragazzetti crescono tutti con il nome di Peppe Molisso e Bennato e 'sta cosa si rafforza. Molisso è diventato il Michele Senese di dieci anni fa», dichiara Simone Capogna, fratello di Fabrizio, entrambi pentiti per salvarsi la pelle. Del resto, Peppe Molisso e Leandro Bennato, alias Barba e Bio, avevano proposto a Fabrizio Capogna, detto lo Squalo, di rifornirsi di cocaina da loro e lui aveva rifiutato, perché i loro prezzi erano decisamente più alti degli altri. Per tutta risposta Barba e Bio gli avevano teso un agguato, assieme ai loro soci albanesi (Altin Sinomati e Renato Muska, oggi latitanti), per rubargli 10 kg di cocaina con tanto di Ak-47, un fucile d'assalto, puntato in faccia, così, per evitare ulteriori fraintendimenti e sveltire la pratica. «Guarda non ce l'abbiamo con te» - gli avevano pure detto» - «ma ce l'abbiamo con chi te dà la roba».
Arrivati a quel punto, c'era ben poco da fare, la clessidra per i fratelli Capogna, figure di un certo spessore a Tor Bella Monaca, era stata girata, tanto valeva collaborare con i magistrati e salvarsi. Sì, perché Molisso e Bennato non sono due qualunque. Sono due che comandano, il primo ancora più del secondo, e che da anni inondano Roma di droga e di terrore. Entrambi sono reclusi da più di due anni, ma questo non costituisce certo un ostacolo ai loro affari e all'esercizio della loro egemonia. Almeno finora.
Per la prima volta oggi, attraverso le attività di indagine dei carabinieri, le intercettazioni e le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia (un fatto insolito per una città solitamente molto «silenziosa») si ricostruisce la rete dei sodali di Peppe Molisso e di Leandro Bennato, entrambi pezzi da novanta di un cartello al cui vertice resta saldamente lui, Michele Senese, detto ‘o Pazzo, al quale tutti, compresi i colonnelli devono da sempre e per sempre una parte di profitto. «Michele è Michele, è il Colosseo a Roma», dice Andrea Ronelli, un pentito.
La droga però dove passa impregna le strade di sangue. Non a caso il cerchio più stretto degli uomini di Molisso e Bennato risulta coinvolto negli omicidi e nei tentati omicidi più importanti avvenuti a Roma (e non solo) negli ultimi anni. Tra gli uomini più fidati del sodalizio di Barba e Bio figura innanzitutto Raul Esteban Calderon, l'argentino accusato di essere il killer sia di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, che di Selavdi Shehaj, detto Passerotto a Torvajanica e del tentato omicidio dei fratelli Costantino, responsabili di un diverbio con il nipote di Molisso. Uno dei due si è salvato solo perché ha spostato la testa, sentendo le urla dell'altro fratello e la pallottola gli ha lisciato la mandibola. È andata meno bene a Diabolik, il capo ultrà della Lazio, freddato dal solito Calderon con un colpo a due centimetri dalla nuca il 7 agosto del 2019. Molisso, Bennato e Alessandro Capriotti, detto Er Miliardero, sono indagati come mandanti del suo omicidio.
Del resto, Piscitelli era considerato una testa calda e un megalomane, pensava di poter fare il cane sciolto, di poter decidere alleanze e di avere la forza per allargarsi su territori dove c'era già chi dava le carte, come a Tor Bella Monaca. In qualche modo, quest'inchiesta potrebbe fornire in tal senso un'ulteriore chiave di lettura del perché Diablo dovesse morire. Era un intralcio alle mire espansionistiche dei suoi alleati? Molisso, partito dal Tuscolano, anzi da una zona denominata Giardinetti, da anni perseguiva il sogno di unificare tutte le piazze di spaccio presenti a Tor Bella. Perché fosse così importante possedere le chiavi di questa parte disgraziata di Roma, dove gli abitanti vivono in casermoni indicati con una lettera e un numero, R4, R5, R8, è facile da comprendere. Tor Bella è un pozzo d'oro.
Si tenga presente che per estensione è cinque volte le Vele di Scampia e che oggi rappresenta il mercato più importante della droga in Italia. Una sola piazza del quartiere può arrivare a produrre fino a 30 mila euro di profitti al giorno. Al giorno! E Barba le piazze le voleva tutte. «Ora si è messo in mezzo Peppe, ora sistema tutto...» – dice un soggetto coinvolto, Simone Ciotoli, in un'intercettazione del 2018 - Peppe sta facendo una bella cosa, ti dico la verità», «Tipo?» - gli chiede il suo interlocutore - «vuole riunire tutte le piazze, riunisce tutto e nessuno discute, la roba la pigliano da loro, capito?», gli spiega l'altro.
La sua è stata una scalata incredibile, partita di certo anni prima, ma che dopo la morte di Diabolik - stando ai racconti dei collaboratori di giustizia - aveva avuto una significativa accelerata. «Vende a prezzi anche superiori rispetto ad altri, ma tutti acquistano da lui perché a richiesta risolve problemi ed è temuto quale persona particolarmente violenta», mette a verbale Fabrizio Capogna. Molisso, affiancato dai suoi, è riuscito ad imporre a Tor bella (come altrove) la fornitura di cocaina a prezzi più elevati della media, pretendendone ovviamente una percentuale sui ricavi; in cambio però Barba garantiva la protezione ai diversi capi piazza (di cui però decideva il mantenimento ai vertici o la sostituzione) e soprattutto era in grado di assicurare interventi violenti e tempestivi ogni qualvolta ci si rivolgesse a lui per dirimere una qualsiasi controversia. In un'occasione addirittura si era rivolto a tal Spadino per chiedergli di recuperare una bomba a mano: «Ma che c'hai una bomba a mano?… Me fai sape' che me serve».
Una volta entrato in società con Leandro Bennato, Bio, le mire espansionistiche si erano raddoppiate, i due iniziarono a rifornire insieme anche tutte le zone di competenza di quest'ultimo: Boccea, Casalotti, Primavalle, Palmarola, Montespaccato, Tore Vecchia, dando vita ad un impero della droga mai visto prima a Roma. E Diabolik non faceva certo parte «della cartolina», pur appartenendo anche lui a Michele Senese. Il collaboratore Andrea Ronelli 20 giorni dopo l'omicidio di Piscitelli aveva dichiarato: «Secondo me, attualmente il potere più forte che ci sta a Roma, più forte di tutti quanti, sono questi qua di Giardinetti e Tuscolana e tra un po' di anni ne sentiremo delle belle. Già si sta cominciando a vedere. Quando mai è successo qualche omicidio?». Il processo ai mandanti di quel delitto deve ancora aprirsi, ma forse le cose, almeno per strada, erano già abbastanza chiare da subito. Quest'inchiesta è un colpo durissimo all'esercito di fiancheggiatori a disposizione di Peppe Molisso e Leandro Bennato e come si sa quando le truppe si sparpagliano e i capi sono quasi tutti in galera, è più difficile restare fedeli (o in silenzio) al «clan». Se questo dovesse accadere, gli equilibri a Roma presto potrebbero cambiare. Ma questo si capirà meglio nei mesi a venire. —

Titoli di coda

 

Guardoni e cornuti
di Marco Travaglio
Cosa facevano ieri i nostri governi – quello europeo e quello italiano – mentre Trump e Putin discutevano come chiudere la guerra in Ucraina? Parlavano d’altro, perché non contano nulla e non hanno una posizione su niente. Guardoni e cornuti, sempre gli ultimi a sapere le cose. Mentre i protagonisti parlano di pace, i governi europei parlano di guerra. Ieri, durante la telefonata fra Casa Bianca e Cremlino, la Von der Leyen diceva: “L’Europa, se vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra”. Viva la faccia. Che la Commissione Ue tifi e remi contro la pace l’avevamo capito da un pezzo. Il folle piano Rearm Europe serve a “preparare la guerra” alla Russia su tre presupposti falsi: che Mosca stia per invaderci, che la Nato sia stata abolita e che le guerre si evitino preparandole (invece chi le prepara puntualmente le ottiene). Infatti l’altra dioscura Kallas vuole inviare altri 40 miliardi di armi a un Paese che fra poco potrebbe firmare il cessate il fuoco, quindi dovrebbe deporre le armi e restituire quelle ricevute, non riceverne altre. È l’ultimo, disperato tentativo di convincere Zelensky a non firmare nulla, seguitando a illuderlo che la realtà non esiste e continuando a combattere recupererà i territori che lui stesso dà per persi, anziché perderne di nuovi insieme a migliaia di altre vite, e aderirà pure all’Ue e alla Nato (all’insaputa di Trump).
Ma, se la linea europea fosse questa, avrebbe almeno il pregio della chiarezza. Invece no. I principali governi europei preparano truppe di “volenterosi” da inviare in Ucraina quando sarà scoppiata la pace per presidiare oltre 2 mila km di fronte. Cioè: da un lato sabotano il negoziato, da cui essendo bellicisti sono giustamente esclusi, sperando che fallisca; e dall’altro dettano condizioni per il dopo-negoziato, sperando che riesca, ma facendo i conti senza gli osti che lo apparecchiano. Le eventuali truppe di peacekeeping e di sicurezza in Ucraina saranno uno degli oggetti del negoziato (come in quello di Istanbul a marzo-aprile 2022), e nessuno può deciderle prima, tantomeno se non sta al tavolo. Ma è altamente improbabile che, dopo tre anni di guerra, la Russia accetti ai suoi confini truppe Nato (Francia, Regno Unito, Polonia e altri 27 Paesi) ai suoi confini, visto che decise l’invasione proprio per evitarlo. È ovvio che quel compito dovrà spettare a Paesi rimasti neutrali nel conflitto, dalla Turchia all’India, da Israele all’Arabia, dal Brasile ad altri Brics: quindi di che parlano Macron, Starmer, Tusk e altri euromitomani (con l’eccezione, una volta tanto lodevole, della Meloni)? Questa è purtroppo, oggi, l’Europa. Un’altra non c’è. Quando finalmente la seppelliremo, sarà sempre troppo tardi. L’unica manifestazione sensata sull’Europa è un corteo funebre.

L'Amaca

 

Contano le persone
di MICHELE SERRA
Domenico Starnone è vecchio, maschio e bianco. Letta la sua intervista su questo giornale (vi prego, se l’avete persa, di leggerla) mi sono chiesto se la caratura intellettuale e la qualità umana che ne risultano dipendano dal suo status(vecchio, maschio e bianco), e mi sono risposto di no. Perché di vecchi, maschi, bianchi che dicono cose ignobili, banalità mortificanti, scemenze irricevibili, è pieno il mondo. Come campione indiscusso, indico Donald Trump.
Mettiamola così: la condizione di partenza è di indiscutibile, oggettivo vantaggio. Ma, con ogni evidenza, non basta a produrre qualità. Basta, al massimo, a produrre supremazia. Trump non è al potere per la sua qualità. È al potere per la supremazia economica del suo circuito, e per la depressione culturale dei suoi elettori (non solo bianchi, non solo vecchi, non solo maschi. Molte le donne, i giovani, i non bianchi). C’è chi ha messo a profitto il privilegio (essere nati maschi in un mondo maschilista, bianchi in un mondo razzista) per spadroneggiare. Chi per pensare, che è sicuramente un lusso, ma anche una facoltà.
Le persone sono molto diverse l’una dall’altra. Profonda e misteriosa è la distanza psicologica, politica, culturale che le forma e le separa. Dire maschio, dire femmina, dire europeo, dire americano (o cinese, o africano), non è dire abbastanza. Contano le persone, una per una.
Il vecchio maschio bianco Bernie Sanders, che è una delle persone più interessanti, civili, inclusive del mondo, è il contrario di Trump. Nel dibattito su genere, generazione e colore della pelle, il mistero della singola persona umana non è abbastanza compreso.
Propongo di introdurlo, come affascinante variante.

martedì 18 marzo 2025

Bignami



Il plauso dell’uomo di pace impegnato nella telefonata coll’altro assassino, fotografa i tempi attuali; la carneficina ad opera del cosiddetto democratico israeliano, in realtà un infimo boia, continua tra l’indifferenza generale. Nel sonno, come il peggior nazista, il maledetto fascista israeliano ha appena assassinato circa duecento persone. Mi aspetto a breve una adunata indetta da qualche chic per armare la macabra zona martoriata, che qualche idiota vorrebbe trasformare in un centro benessere, in base al neo comandamento che vede molti aderenti, ossia che solo la forza può porterà la pace. E dulcis in fundo: vaffanculo!

Mumble mumble

 



Natangelo