venerdì 7 marzo 2025

L'Amaca

 

La saracinesca dei famosi
DI MICHELE SERRA
Quelli che vanno a farsi i selfie davanti al localino modaiolo di Milano sigillato per prostituzione fanno stringere il cuore. Non credo che saprebbero rispondere alla domanda “ma perché?”, per il semplice motivo che non se la sono mai posta. Passavano di lì e dunque devono aver intravisto, su quella saracinesca chiusa, la bava della notorietà, sperando di coglierne qualche stilla. Di quale sostanza sia fatta quella notorietà, non importa.
“Non sappiamo chi sia, ma ci sembra uno famoso”, pare abbiano detto molti anni fa, a un giornalista che colse casualmente la scena, due ragazze che avevano chiesto l’autografo a Licio Gelli in coda a un autogrill (l’autografo è l’antenato del selfie). La persona da avvicinare nella speranza che la sua scia di celebrità possa sfiorarti, come un farmaco miracoloso che estingue l’anonimato, può essere Hitler o Teresa di Calcutta, Gandhi o Jack lo Squartatore, la differenza non è rilevante. Non più rilevante, comunque, di quella pialla mostruosa che è la fama mediatica, che rende tutti uguali, a partire da quell’acronimo ridicolo, fantozziano, Vip, che oramai usiamo senza ombra di riflessione, senza pensare a che cosa vuol dire: Very important person, una delle parole più stupide e orribili degli ultimi trenta secoli.
Perché per quanto si sia ingrossato fino all’inverosimile l’esercito dei famosi, ormai diviso in sottocategorie le più varie e bizzarre, rimane sterminata e indistinta la massa degli anonimi, delle Not important person. La sola “importanza” convenzionalmente riconosciuta non è chi sei, cosa fai, come vivi: è essere famosi.
Perfino se sei una saracinesca. Nel negozio di fronte, magari, ottime persone fanno ottime cose. Molto più importanti che sniffare cocaina e procacciare escort. Ma nessuno lo saprà mai.

giovedì 6 marzo 2025

Mancava




Filosofando

 


Senti un po'!

 



Constatando

 



Rimuginando

 



Sai come quando avverti in giro uno strano odore? La stessa sensazione sulla manifestazione lanciata da Michele Serra - che stimo molto - del 15 marzo a Roma in Piazza del Popolo dal titolo "Una piazza per l'Europa".
Iniziativa nobilissima ci mancherebbe ma sullo sfondo, pare, di questa necessità d'unità s'intravede la speranza di diventare un continente coeso e forte, forte nella mente di molti sta a significare armato; armato sottintende un improvvido scialacquio di risorse, di un demenziale investimento bellico che tanto piace ai soliti noti.  

Orbene, mentre mi documentavo sull'idea di Michele, il quale è partito senza alcun velato proponimento, lo dice lui stesso, attorno a questa manifestazione, impercettibilmente, hanno iniziato a librarsi in volo tutti quelli che, da tempo, dovrebbe starsene placidamente a casa danti al camino acceso: il canovaccio è da sempre il solito: apprezzamento per l'iniziativa - annuncio di parteciparvi - distinguo, arzigogolo - attività nel substrato - dire e non dire - articoli a supporto di compiacenti pennivendoli - distorsione eclatante di progetti ed aspettative.
E tutto ciò che mi induceva a parteciparvi è evaporato come nevischio a mezzodì allorché personaggi come il signore in foto hanno annunciato urbi et orbi che saranno in piazza del Popolo il 15 marzo.
Non m permetto di pensare "o io o loro!" ci mancherebbe! Solo che un Franceschini, un Gentiloni ronf-ronf, un Guerini guerrafondaio, non riesco a più a digerirli, rappresentando tutto ciò che finge di essere di sinistra ed invece non lo è.
L'idea che m'attizza è sì quella di sperare nell'Europa unente la moltitudine di popoli, tra loro diversi, che la compongono, pur se a volte parrebbe essere sogno impossibile a realizzarsi, ma nel contempo farcita di visioni comuni solidali, di sviluppo sociale, di abbattimento delle innumerevoli disparità e delle vergognose sofferenze di molti. Senza armi, senza fobie di venir aggrediti da quell'assassino della malora. Di vivere in pace investendo in asili, scuole, università, sanità, ricerca - ma quante kazzo di cose di potrebbero fare con i famigerati 800 miliardi che quella sciagurata di Ursula vorrebbe investire in armi? - intessendo rapporti commerciali e di condivisione con altre realtà.
Porsi invece come interlocutore armato fino ai denti credo sia una soluzione anomale e letale.
Per questo parteciperò il 5 aprile alla manifestazione, sempre a Roma, organizzata dalla persona perbene Giuseppe Conte, per l'Europa Unita che dice fermamente no al riarmo demenziale.
Un'ultima domanda: Elly che fai?

Natangelo