giovedì 13 febbraio 2025

Beccata!

 

Meloni viola la sua legge
di Marco Travaglio
Questo articolo è una notizia di reato: Giorgia Meloni ha violato una legge del governo Meloni, commettendo un reato procedibile d’ufficio, senza bisogno di denunce. Reato non ministeriale perché slegato dall’esercizio delle funzioni. Dunque il procuratore Francesco Lo Voi deve iscriverla nel registro degli indagati e affidare l’inchiesta non al Tribunale dei ministri, ma a un suo sostituto. Il reato è la violazione della legge 21.2.’24 n. 15 “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Ue” (che naturalmente non l’ha mai chiesta). Cioè la “legge Bavaglio” Nordio-Cartabia: “divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Martedì i pm e il gip di Palermo hanno fatto arrestare dall’Arma 181 persone per mafia, con un’ordinanza piena di intercettazioni. La Meloni s’è complimentata sui social con i carabinieri, scordandosi di farlo con le toghe che li hanno attivati e prendendosi il merito come se li avesse mandati il governo (“conferma l’impegno incessante dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”). E ha citato testualmente un’intercettazione dall’ordinanza del gip. Quella in cui uno dei presunti innocenti finiti in galera prima del processo, in base alla barbarie medievale della custodia cautelare sempre denunciata dal ministro Nordio e dal centrodestra tutto, dice: “L’Italia per noi è diventata scomoda, io me ne devo andare”. Poi la Meloni ha commentato: “Le intercettazioni lo dicono chiaramente… La criminalità organizzata è alle strette, la lotta alla mafia non si ferma e non si fermerà”.
Purtroppo, in base alla legge del suo governo, la Meloni poteva solo parafrasare o riassumere l’intercettazione con parole sue, ma non citarla fra virgolette, fino al termine delle indagini, che sono in pieno corso (gli arresti risalgono a due giorni fa). Impossibile che non lo sapesse: la legge non ammette ignoranza, tantomeno da chi l’ha fatta. In ogni caso, nella conferenza stampa del 9 gennaio, quando il presidente della Fnsi le ha contestato il Bavaglio, la Meloni l’ha scaricato sul Parlamento e l’ha definito “una norma di equilibrio tra diritto di informare e diritto alla difesa del cittadino”. Forse pensava che valesse solo per le intercettazioni dei politici di destra e per i giornalisti sgraditi che le pubblicano: invece vale per tutte e per tutti. Ora la Procura di Roma, in base all’obbligatorietà dell’azione penale, deve indagare la premier per aver violato una legge del suo governo. E la premier deve pagare l’oblazione, o farsi processare, o cancellare la legge del suo governo. Ma non solo per se stessa: per tutti.

L'Amaca

 

Intolleranza: basta la parola
DI MICHELE SERRA
Il dibattito attorno alla legge sulla “buona morte” della Regione Toscana ripropone pari pari, immutabile e irrisolta, l’annosa questione della tolleranza. La differenza tra un’etica imposta per legge, obbligatoria per tutti, e la libera scelta, diversa per tutti, la può capire anche un bambino. Se credo che la vita umana, dalla nascita alla morte, non sia qualcosa di disponibile ai viventi, perché appartiene a Dio, sono libero di imporre a me stesso il rifiuto dell’eutanasia (e dell’aborto, del divorzio, di quant’altro). Ma solamente a me stesso. Perché se impongo questa mia convinzione agli altri, per legge, sono un intollerante, o per dirla con semplicità, sono un prepotente. Un prevaricatore. Pretendo che gli altri, tutti gli altri, vivano e muoiano come me.
Ho profondo rispetto per chi crede che sopportare il dolore sia una testimonianza di fede. Ma questo rispetto svanisce, tutto intero, se mi accorgo che questa legittima credenza viene imposta per legge: diventando oggettivamente illegittima e intollerante. Rifiutare la buona morte può essere una scelta più che rispettabile.
Ma solo se è una scelta personale, e solo se non si pretende che vi sia costretto anche a chi non crede in Dio, o crede in un Dio non così sadico da esigere che si soffra per lui.
Nel momento in cui il rifiuto dell’eutanasia smette di essere una scelta personale, e viene imposta all’intero corpo sociale, e si perseguita e si incrimina chi invece sceglie di andarsene secondo la sua idea di dignità, e di libertà, il torto è clamoroso. Scandaloso. Così evidente che ci si meraviglia che in così tanti (per esempio: il governo al completo, e il Parlamento in sua grande parte) non si rendano conto dell’intolleranza di cui si macchiano, da anni, rifiutando di varare una legge decente sulla buona morte.

Davvero!

 



mercoledì 12 febbraio 2025

Natangelo

 



52simi

 



Robecchi

 

Misteri della fede “Donald theology”, quando i poveri ti stanno sulle scatole
di Alessandro Robecchi
Come tutti sappiamo, e la Storia ce ne ha date infinite prove a partire dal balcone di piazza Venezia, essere ridicoli non esclude l’essere pericolosi, anzi. L’ultima conferma ci viene – ma guarda un po’ – dalla Casa Bianca, un posto dove abita Donald Trump, in subaffitto Elon Musk e poi giù giù per la scala gerarchica una pletora infinita di consiglieri squinternati, estremisti bianchi, portavoce isterici, funzionari che sembrano usciti da un film di Kubrick (scegliete voi tra Il dottor Stranamore e Shining). Uno si dice che gli autori della commedia devono essere bravissimi, per inventarsi una trovata tutti i giorni, e anche più volte al giorno, e il pubblico sceglie la sua gag preferita da raccontare al bar. Ecco: la creazione del Faith Office, l’“Ufficio della Fede”, sembra finora una delle migliori, perché si scivola da Kubrick ai Monty Python e viene da fare i complimenti al cast.
Nella foto diffusa dalla Casa Bianca – quella dove una trentina di predicatori, telepredicatori, guru paracristiani, pastori delle più improbabili chiese e congregazioni posano intorno a Trump – c’è tutto, ma proprio tutto, il campionario dell’attuale follia americana. Roba che se un autore satirico l’avesse consegnata al direttore se la sarebbe vista respinta: “Va bene il grottesco, ma non esageriamo!”. E invece.
Non si capisce bene cosa dovrebbe fare il nuovo ufficio presidenziale a proposito di fede, ma quel che si legge qui e là è che dovrebbe arginare i “pregiudizi antricristiani”. Perbacco. Per arginare i pregiudizi anticristiani Trump ha scelto la sua personale consigliera spirituale (eh? ndr), una certa Paula White, una che dice che “Opporsi a Trump equivale a opporsi a Dio”, e che vuole dichiarare la Casa Bianca “Luogo santo”, aggiungendo che “È la mia presenza che santifica il posto” (la modestia è tutto, sapete). La compagnia di giro nella foto è già di per sé esilarante senza nulla aggiungere. Ci sono il cantante Kid Rock e il tastierista dei Journey, incidentalmente marito della White (secondo marito, per essere precisi), poi vari mental coach, gente che ha scritto libri su come liberarsi dai debiti, creazionisti, autori di podcast sulla Bibbia, quasi tutti tengono corsi sulla fede, chi in presenza e chi online, gente convinta che Darwin era un farabutto comunista.
La regina però è lei, la telepredicatrice Paula, che dice di aver visto Dio nel 1984, e da allora non si è più ripresa. A leggere la sua biografia ci si perde tra chiese fondate, fallite, rifondate, fuse con altre chiese, dove distinguere tra preti e amministratori delegati è una fatica, quella sì, di portata biblica. Tra le note di colore ci sono 900.000 dollari di fondi pubblici per costruirsi una villa e un milione per distribuire stipendi ai famigliari (è il caro-chierichetti, una vera piaga). La signora White non è solo predicatrice, ma anche teologa, si direbbe, avendo affinato e perfezionato la speciale Prosperity Theology “teologia della prosperità”, che dice che se sei ricco e in salute è perché Dio ti vuole bene e ti ricompensa; mentre invece se sei povero e sfigato, magari col diabete e la pressione alta, a Dio gli stai sul cazzo. Cosa risolvibile, comunque, donando un minimo di mille dollari alla Chiesa di Paula White. Così, a occhio, sembrerebbe una cosa ridicola, e lo è senza dubbio. Peccato che, come si diceva, essere ridicoli non escluda l’essere pericolosi, e se Dio esiste, da qualche parte, si spera in un suo intervento tempestivo. Un fulmine ben assestato dovrebbe bastare.

Nelle scuole!

 

Non ci fosse quel balordo in cattedra questo pezzo lo proporrei nelle scuole!
Viva l’America!
di Marco Travaglio
Nella commedia Viva l’Italia di Massimiliano Bruno, Michele Placido è un politico corrotto colpito da un morbo che gli inibisce le bugie e le ipocrisie e gli fa dire solo la verità. È quel che accade su scala planetaria ora che Trump inizia a svelare, senza trucco né maquillage, il vero volto degli Usa. Che hanno sempre badato al loro tornaconto, fregandosene di perdite di tempo tipo democrazia, diritto internazionale, principi umanitari, autodeterminazione dei popoli, solidarietà fra alleati. Come i loro nemici di turno. Ma sinora erano riusciti a nascondere i cazzi loro dietro alti valori morali, grazie alla propaganda ben pagata dei loro servi sparsi per il mondo. Trump, con la brutalità di un castigo divino veterotestamentario, annuncia che il re è nudo. E i trombettieri atlantisti non sanno cosa mettersi. Il caso Kiev, se non avessimo mandato al macello centinaia di migliaia di ucraini e in rovina l’economia europea per una guerra persa, sarebbe perfetto per una farsa di Baron Cohen.
Tre anni a ripetere che armavamo l’Ucraina per difendere la Democrazia dall’Autocrazia, l’Impero del Bene dall’Impero del Male; e ora Trump dice che l’Ucraina “potrebbe diventare Russia”. Ma, se vuole altre armi, deve sganciare 500 miliardi in terre rare, sennò lui che ci guadagna? E deve chiedere le armi all’Ue, che dovrà acquistarle dagli Usa. Come il gas che, dopo le sanzioni a Mosca, compriamo dagli States a prezzo quadruplo e dobbiamo pure rigassificarlo. Qualche gonzo dirà: Trump odia l’Europa, mentre Biden&C. l’amavano. Balle. Ciò che ne pensavano i predecessori di Trump lo urlò la loro inviata Victoria Nuland nel 2014 mentre organizzava la rivolta a Kiev per rovesciare il legittimo presidente Yanukovich: “Fuck the Eu!” (l’Ue si fotta!). I loro piani di guerra alla Russia, concepiti dagli anni 90 per stravincere la guerra fredda e smembrare la prima potenza nucleare e il più grande Paese al mondo, passavano dal massacro dell’Ue per staccarla dal mercato russo (e cinese) e riportarla all’ovile. Con l’aggiunta dei dazi, iniziati ben prima di Trump. Solo che gli euro-allocchi erano accecati dall’idiozia degli “interessi euro-atlantici”, da tempo antitetici. Infatti, ora che Trump parla chiaro, le cancellerie Ue diventano anti-americane fuori tempo massimo. Ieri allestivano vertici di pace sull’Ucraina senza la Russia: ora leggono sui giornali che Trump e Putin si accordano senza di loro e piatiscono un biglietto omaggio. Zelensky, comico sempre più tragico, deve inseguire Trump come un barboncino. E gli ucraini rimpiangono la neutralità di Yanukovich, due volte eletto e cacciato per conto terzi, costretti come sono a scegliere se farsi rapinare dalla Russia o dagli Usa. Più probabile da entrambi.