martedì 6 febbraio 2024

Sermone

 


Coraggio!

 



A proposito di...

 


Meloni frega i trattori, i giornaloni li snobbano
DI DANIELA RANIERI
Abbiamo letto su Repubblica un editoriale sui “nuovi kulaki”, che sarebbero gli agricoltori e gli allevatori che stanno protestando in mezza Europa, e ci siamo fatti l’idea che questi siano, com’erano nella Russia zarista, latifondisti privilegiati che stanno per essere spazzati via dal comunismo dei soviet. Studiata un po’ la materia, però, abbiamo dovuto riporre lo spumante per altra occasione.
Coloro che la grande stampa sovvenzionata e padronale fa passare come “agrovandali” (Il Foglio) e “vecchi forconi” che “mettono a ferro e fuoco la capitale belga” (Rep) sono i lavoratori che materialmente producono ciò che mangiamo, ed è solo per la famosa eccezione che conferma la regola che Michele Serra si chiede, sul giornale degli Elkann, come mai quando vediamo comparire i trattori non sappiamo come prendere posizione, al contrario di quando vediamo scioperare gli operai. Invece la stampa padronale sa benissimo che posizione prendere, in entrambi i casi: bisogna stare sempre dalla parte dei padroni che stanno più in alto.
Per capire come sia tutta questione di ciò che Marx chiamava “struttura”, bisogna guardare all’atteggiamento del governo guidato dalla underdog Meloni, che all’Agricoltura (e Sovranità alimentare!) ha messo suo cognato perché tra i suoi parenti era il più meritevole. Lollobrigida, nel tempo libero tra un trapianto di capelli forse eseguito in Turchia (in spregio alla sovranità tricologica) e un treno ad alta velocità fermato nella campagna romana, si è recato a Verona alla Fieragricola, dove ha declamato davanti a qualche agricoltore amico: bisogna “proteggere il Made in Italy perché siamo una nazione piccola e se non difendiamo questo livello di qualità, il giusto prezzo, il giusto reddito dei nostri agricoltori, noi come nazione perdiamo il senso di esistere!”; poi ha espresso dolore per una bandiera della Coldiretti bruciata dai manifestanti a Viterbo.
Il governo, per bocca della autorevole Santanchè (a proposito: ha poi pagato fornitori e Tfr? È vero che la sua azienda intascava finte Casse integrazione e bonus pandemia?), ha spiegato che gli agricoltori ce l’hanno con l’Europa, non col munifico governo di destra. Salvini, che come al solito non sa manco di cosa parla, emette uno struggente: “La Lega non lascerà soli gli agricoltori di fronte alle scelte scellerate dell’Europa”.
Peccato che siano gli stessi manifestanti a smentirli. Se è vero che vengono dall’Europa l’intesa col Mercosur (mercato di libero scambio dell’America latina), che porterebbe a un’invasione sul mercato di prodotti non italiani, e la Politica agricola comune (Pac), che impone di tenere a riposo il 4% dei terreni per accedere ai contributi comunitari, è stato il governo a reintrodurre l’Irpef sui terreni agricoli, cioè a tassare vieppiù una categoria in difficoltà; è il governo a orientare la politica energetica nazionale appoggiando la dispendiosa guerra in Ucraina e la demente logica atlantista delle sanzioni alla Russia, che hanno punito Putin con una crescita del 3% del Pil e premiato noi con un balzo dei prezzi del gasolio agricolo; è la Meloni a dire “abbiamo portato da 5 a 8 miliardi i fondi del Pnrr per l’Agricoltura”, fingendo di aver deciso di fronte alle proteste un aumento annunciato a novembre e dunque già noto agli agricoltori, i quali dicono che comunque quei fondi vanno alle multinazionali.
Povero Lollobrigida: mentre lui faceva battaglie autarchiche contro la farina di insetti e la carne sintetica (un divieto, questo, su una cosa che non esiste ancora e che potrebbe essere dichiarato inapplicabile dalla Commissione europea) la “struttura” prendeva coscienza della fregatura (l’agricoltore Danilo Calvani: “Hanno costituito il ministero della Sovranità alimentare, ma noi non ce ne siamo proprio accorti”).
Quanto potrà continuare Meloni a fingere che sia colpa dell’Europa e delle élite ecologiste? Il governo è del tutto in linea coi padroni delle ferriere che scaricano sui produttori i costi della transizione energetica a vantaggio dei ricavi della grande distribuzione, la quale decide i prezzi dei prodotti (che per le famiglie sono sempre più cari, ma per i quali i contadini si vedono riconoscere il 10,4% in meno rispetto all’anno scorso) e non ha nessuna intenzione di intaccare i maxi-profitti delle multinazionali.
“La transizione ambientale non è un pranzo di gala”, ammonisce Giannini su Rep, dimenticando che le aziende agricole italiane sono per il 93,5% famigliari; ciò su uno dei giornali di quella ex Fiat che ha ricevuto dallo Stato 220 miliardi dal 1975, che oggi nelle vesti di Stellantis ha preso un miliardo di incentivi solo nel 2024 e il cui Ceo Tavares minaccia di portar via gli stabilimenti nazionali se non avrà altri soldi dallo Stato, cioè nostri.
Scriveva Marx: “L’interesse dei contadini non è quindi più, come ai tempi di Napoleone, in accordo, ma in contrasto con gli interessi della borghesia, col capitale”.

L'Amaca

 

Troppo bello per essere vero
DI MICHELE SERRA
A Perugia, per le comunali, si candida una giovane donna, Vittoria Ferdinandi, sostenuta da Pd, Cinquestelle, rosso- verdi, Psi e un paio di liste civiche. È laureata in psicologia, impegnata da diversi anni nel sociale, cavaliere al merito della Repubblica (ha aperto un ristorante per dare lavoro e dignità a persone con problemi psichici), cita Aldo Capitini, è molto radicata nel territorio che andrà al voto. Per giunta, cosa che me la rende molto simpatica, se la ride della nomea di radical-chic: “considero le mie origini borghesi un valore aggiunto”.
Leggo la notizia, un paio di sue belle interviste (su Repubblica e Manifesto) e penso: dev’esserci un errore. Non è possibile che per costruire il fantomatico “campo largo” bastino candidati di alto profilo e un progetto politico che non si limiti ad arrabattarsi sulla difensiva, ma opponga alla destra un’altra idea di città e di società. È troppo bello per essere vero.
Difatti, l’errore c’è. Pare che un pezzo del Pd umbro (solo un pezzo, per fortuna) si senta tagliato fuori e non accetti una candidatura che giudica “affrettata”. E si sia messo di traverso.
Sulla litigiosità a sinistra sono stati scritti, oramai, ponderosi trattati. È una sindrome composita, che si manifesta con sintomi multipli (narcisismo, settarismo, verticismo, pelonelluovismo, ecc.). Difficile dunque azzardare una diagnosi, tra l’altro destinata poi a suscitare ulteriori litigi tra i pazienti in sala d’attesa. Però, lasciando alla sinistra umbra la propria autodiagnosi, ci sia consentito un sospetto: la paura di una vittoria sulla quale non si può mettere il cappello, è più forte della paura di perdere, però asserragliati, pochi ma buoni, nella propria vecchia bottega.

lunedì 5 febbraio 2024

Felici con Andrea!

 


Mettete da parte le stridenti sensazioni, i tumulti di cuore, le ansie dei pagamenti, i mutui, le corse per saldare ratei e consolatevi nel vedere il volto di Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit che distribuirà ben 8,6 miliardi di euro agli azionisti, con il nostro accorato plauso! 

Guardate questo sorriso, fiero, smagliante, che apparentemente, solo apparentemente, potrebbe voler trasmetterci "vo' inchiappettato anche a 'sto giro!", ma sappiamo bene che così non è, ci mancherebbe! 

L'attuale sistema organizzato alla perfezione per produrre vittorie come questa, che in pratica stolti, ignoranti, sognanti come me, potrebbero riassumere in un tecno-rapto-pluto-divaricante modello finanziario, ma così non è per molti di noi, visti gli eclatanti risultati, si basa su tentativi, a volte infingardi, di portare la crescita all'infinito, spelacchiando, vessando, schiacciando gran parte della popolazione, composta da anziani, giovani, esautorati dal modus operandi a partecipare all'agiata festa organizzata da quella che, inopinatamente, molti definiscono casta, un tempo "razza padrona", la quale, mortificando innumerevoli umani che sconsideratamente credono ancora di poter vivere con i propri mezzi, riprovevoli per la creme, consistenti nello stipendio, nella pensione, nel pagare tasse e balzelli di ogni tipo, continua a sgomitare per emergere solo lei nel melmoso panorama italico.  

State sereni quindi! Continuiamo a farci spellare dal sistema bancario, affinché giornate epocali come queste, si ripetano nel tempo, per la gioia di pochi.

E se per caso vi sorgessero in cervice pensieri scomodi tipo - "ma invece di spartirsi ottomiliardieseicentomilioni, perché non riducono il gap abnorme, allentando il nodo scorsoio a quelli che tentano di costruirsi una vita acquistando una casa, o a quelli che con pochi spiccioli potrebbero risanare la propria attività?" -  riponeteli alla svelta nella vostra soffitta, godendo altresì con Orcel per il fastoso luccichio che da smalto e vitalità alla nostra società intera! Evviva!       

Rabbiosamente

 


domenica 4 febbraio 2024

Inaspettato trambusto



I quadricipiti, al solito, vista la festività domenicale, stavano stendendo le fibre ad asciugare preparandosi, forti della primordiale oziosità del corpo in cui erano stati, loro malgrado, impiantati, alla sfida a canasta con i bicipiti, allorché una voce non controllata, proveniente, pare, dalla zona coclea, asseriva che vi erano alte possibilità che si andasse tutti a passeggiare… apriti cielo! Il fegato, già stressato, come tutte le feste, dalla solita litrata “di quello buono” sbraitava come un ossesso; i muscoli, saltellando, si stavano dirigendo alle loro postazioni, con una celerità tipica del giocatore in panchina che, improvvisamente, dovendo entrare in campo per sostituire un infortunato, s’ansima oltremodo onde evitare di farsi trovare impreparato al momento del cambio. 
I polmoni, intenti a ripulirsi dalle “camellate” settimanali, non stavano più nella pelle per l’occasione che si palesava loro di introitare finalmente un po’ di aria salubre; qualcuno, anonimamente, inviava messaggi in cervice, supplicandoli d’inviare la solita voglia di pennica post pranzo che avrebbe tutto normalizzato. Fu inutile! L’inaudito si concretizzò, i primi passi e l’affanno e l’ansimo, forse di per sé triviali (cit.) lo certificarono, altre membra si lasciarono andare mestamente ai ricordi: “eh quando c’era lui, Zio Ozio! Quelli si che erano bei tempi!”