venerdì 22 settembre 2023

Un saluto!



È stato il più grande portatore di borracce, i suoi mastodontici polmoni permisero all’Estro Dieci disceso in terra di conquistare due coppe dei Campioni, due scudetti, una Coppa Intercontinentale e una Coppa delle Coppe. Senza Giovanni Lodetti, scomparso oggi ad ottantun’anni, questi innumerevoli trofei probabilmente non farebbero parte della sconfinata sala trofei rossonera. Mai sopra le righe, uomo di poche parole perché amante della praticità che esternava sul campo, Lodetti entra di diritto nella Hall of Fame del Milan. Riposa in pace Giovanni! E grazie di tutto!

Meditate

 


Quando sei giù di corda rifletti che in fondo in fondo ti è andata bene! Pensa essere nato calamaro come questo tipo, che nuota nelle profondità dell’oceano senza meta, con quegli occhi spalancati a cercare qualcosa nel buio profondo, con quel pennacchio ad minchiam che non si può neppure pettinare. E poi per rendergli ancora più tetra la vita l’han fatto purè trasparente! Così se una sera decidesse di papparsi qualcosa di succulento, la mamma calamara lo sgamerebbe subito, redarguendolo al buio! Rifletti e dei problemi sbattitene ‘r belin!


Differenze




Mai contenti!



Proprio non vi capisco! Ma è così bello quando si arriva dal raccordo vedere quella striscia giallina che ci ricorda i fasti antichi dell’Enel! E poi quei profumi, che alcuni chiamano miasmi, di gasolio che ti rende la serata effervescente! State calmi e siate arrendevoli! Non avete ancora capito che siamo servitori proni di lor signori turisti? Fatevene una ragione!

OnuOnu!

 


L'Amaca

 

Ora puntano al Museo delle cere
DI MICHELE SERRA
La vicenda del Museo Egizio è seria, perché conferma che molti leghisti e meloniani interpretano il mandato di governo come una dittatura della maggioranza (la democrazia, questa sconosciuta…) e come una specie di Soluzione Finale che possa finalmente mondare la Patria da tutti i non abbastanza patrioti. Per fortuna la comicità è sempre in agguato.
“Dopo la Rai, la destra punta al controllo del Museo Egizio” sembra un titolo di Cuore. Sommario: “Anche il Museo delle Cere, la Notte della Taranta e il Brodetto Fest di Fano nelle mire del governo”. Il problema dei prepotenti è che in parte fanno spavento, in parte fanno ridere, e spesso le due cose insieme. I toni da energumeno con i quali due oscuri esponenti della destra piemontese chiedono l’epurazione del direttore Christian Greco (il cui mandato scade nel 2025) fanno spicco, ma vanno diluiti in un contesto, assai meno rumoroso e molto più subdolo, di corsa all’incarico pubblico da parte di un sacco di gente che se ne sente ingiustamente defraudata fin dalla nascita. E di conseguenza considera usurpati gli incarichi e il prestigio professionale di quelli come Greco.
Questo aspetto — che è di frustrazione e di rivalsa — è la vera benzina che alimenta il motore della prepotenza. L’idea (falsa, come tutte le idee paranoiche) che “la sinistra” abbia occupato abusivamente l’Italia fino a ieri l’altro, serve ai tanti “vorrei ma non posso” rimasti al palo per autoassolversi.
Come è evidente, il concetto di merito individuale, in tutto questo, scompare dentro la voragine della revanche politica. Presto sarà liberato dai patrioti anche il Museo delle Cere, da sempre preda dell’egemonia comunista.

Letizia travagliata

 

Torna a casa, Leti!
di Marco Travaglio
Avendo sempre posseduto parecchi cognomi e quattrini, dunque moltissimi giornalisti e pochissimi elettori, Letizia Moratti era riuscita a far credere di non essere “mai stata di centrodestra” e a spacciarsi per la candidata ideale del centrosinistra alle Regionali in Lombardia. Non appena i DeRege del Centro, Calenda e Renzi, se la accaparrarono, i giornali dei padroni fecero a gara nell’intimare al Pd di non lasciarsi sfuggire “Donna Letizia”, “The Iron Lady”, “Nostra Signora di Milano”, che era appena uscita dal centrodestra in cui non era mai entrata (era solo assessore e vicepresidente della giunta Fontana Lega-FI-FdI) perché Meloni non l’aveva fatta ministra. Tuonava contro “la destra estremista e sovranista di Meloni” (che fino a un mese prima era “molto seria, la apprezzo perché è pragmatica ed è donna”), “il centrodestra che ha tradito” e “non c’è più” perché ha espulso “l’area liberale e riformista”, “costruisce solo recinti”, “ci chiude nei muri”. Ergo non chiedeva, ma pretendeva “i voti del centrosinistra”.
Sul Corriere, Polito el Drito denunciò “le tante contraddizioni”: ma non dell’ex presidente Rai, ministra e sindaca berlusconian-muccioliana che nominò Dell’Utri direttore artistico del Lirico, devastò la Pubblica Istruzione, marciò con Borghezio contro rom e migranti, reclamò la galera per i tossici, calunniò Pisapia e tante altre belle cose; bensì “della sinistra che condanna Moratti come ‘voltagabbana’”, mentre “con la sua scelta ha molto da perdere”, insomma è “il contrario del trasformismo”. Sul Foglio, il rag. Cerasa lanciò “L’opzione Moratti per il Pd” e Salvati sentenziò: “Al Pd serve Moratti”. De Benedetti mobilitò i sottostanti Zanda (“Letizia può vincere, grande occasione, il Pd la sostenga”) e Domani (“Il Pd può usare Moratti per spaccare il centrodestra”, “Il caso Moratti mette già a rischio la maggioranza”). Ma i più arrapati erano quelli di Repubblica: Merlo spiegò che “non ci vuole Machiavelli per capire che la sinistra potrebbe trarre vantaggio dalla lacerazione della destra in Lombardia”; Cappellini si eccitò per l’“occasione così chiara” che “il Pd non può sciupare”, visto che “Moratti ha mollato la destra con motivazioni forti”; la Aspesi deplorò “i pregiudizi della sinistra” contro la compagna Letizia; e un sondaggio ad hoc accertò che “solo lei vincerebbe contro Fontana”. Lei non aveva dubbi: “Non considero l’idea di non vincere”. Infatti arrivò terza su tre, dietro Fontana e Majorino, col 9,8%. Ma la prese bene. “Mi sento a casa nel Terzo Polo”, “Punto alle Europee: con Renzi e Calenda per una rete di alleanze che andrà oltre il Terzo Polo”. Talmente oltre che ieri ha annunciato al Giornale: “Rientro al centro del centrodestra”. C’è sempre una prima volta.