giovedì 21 aprile 2022

Pettini e caste



Per la siete effetti collaterali dell’alcolismo Boris Mipettinodasempreallacazzo&campana Johnson ha testé definito l’India, dove ha iniziato la sua visita, come una delle migliori democrazie del mondo, caste, persone che muoiono in strada e pettini a parte naturalmente!

Già!

 

L'Amaca 

Il fantasma della libertà

di Michele Serra

Devo essermi perso qualche fase dell’evoluzione della morale sessuale, perché non riesco a capire che cosa ci sia di scandaloso nella relazione tra una preside sulla quarantina e uno studente maggiorenne.

Due adulti consenzienti. È un tipo di rapporto che, volendo, può essere considerato poco opportuno. Ma inopportuno non vuol dire scandaloso, e tanto meno illegale. Difatti, dopo quelli che nelle cronache si definiscono “dovuti accertamenti”, alla signora non è stato inflitto, dalle autorità scolastiche, alcun provvedimento.

La pena, per altro, l’aveva già scontata, con una esposizione mediatica molto greve, ovviamente sospinta dal cicaleccio pettegolo dei social, che è identico al cicaleccio pettegolo di sempre, ma moltiplicato per un miliardo.

Il peto che diventa uragano, lo sputo che diventa valanga. Con buona pace dei valori apparenti in auge, la libera determinazione delle scelte sessuali, la fine del pregiudizio “ageista” — credo si dica così — contro le donne che hanno uomini più giovani di loro, il fantasma di una libertà evidentemente più recitata che praticata. Tutto svanisce di fronte alle vecchie e alle nuove opinioni più o meno moraleggianti, parecchie delle quali, a quanto si è letto, espresse purtroppo da studenti di quella scuola.

Forse sono solo un anziano libertino (in senso intellettuale) che non riesce a riorganizzare il suo giudizio. Ma mi provoca un certo sgomento l’idea che persone più giovani di me possano avere, a proposito di sesso, un pensiero più chiuso e più giudicante del mio. Non mi piaceva il moralismo dei padri e delle madri, non vorrei trovarmi a fare i conti con il moralismo dei figli.

Travaglio!

 

Via dall’altra guerra
di Marco Travaglio
Ci son voluti quasi due mesi di guerra, ma un po’ di buonsenso inizia a farsi strada in Europa. Non naturalmente in Italia che, con la Polonia, è la Bielorussia di Biden. Ma in Germania, dove il governo ha deciso di disobbedire ai diktat di Washington e smetterla di inviare armi all’Ucraina. La favoletta delle armi per i civili inermi che resistono all’invasore russo s’infrange contro tutte le evidenze che neppure la forsennata propaganda atlantista riesce più a nascondere. Mariupol, la porta del Donbass sul Mar Nero, da un mese è controllata dagli invasori russi a prezzo di immani stragi e devastazioni. Ma è pure prigioniera dei nazisti del battaglione Azov, che la fanno da padroni dal 2014 a prezzo di immani stragi e devastazioni. E, non volendo ammettere di averla persa, restano asserragliati nell’acciaieria Azovstal senza speranze di successo e usano come scudi umani centinaia di donne e bambini, intrappolati nel luogo più pericoloso del mondo e costretti a rifiutare le offerte russe di uscire incolumi. Chi invoca nuove Norimberga dovrà trovare un posticino sul banco degl’imputati per questi figuri con la svastica che dettano legge sui media democratici e antifascisti: per i loro crimini in Donbass denunciati per 8 anni da Onu, Osce e Amnesty, e per quelli freschi di giornata. È a loro e a quelli come loro (militari angloamericani travestiti da addestratori, contractor e foreign fighter), non ai civili inermi, che va la gran parte delle armi che seguitiamo a inviare senza domandarci chi le usa, a che scopo e a chi andranno dopo.
La guerra non è più la stessa del primo mese, perché la sacrosanta resistenza del popolo aggredito è stata ingoiata dal conflitto per procura di Biden &C. per liberarsi di Putin. Cioè per decidere con le armi, i morti ucraini e il rischio nucleare sempre più incombente, una questione politica che interessa solo agli Usa e ai loro camerieri. Non all’Europa e tantomeno all’Italia, per giunta vincolata da una Costituzione che “ripudia la guerra… come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Già era incostituzionale inviare armi nella fase 1 a un Paese aggredito non alleato. Lo è ancor di più nella fase 2, segnata da due fatti nuovi: il Donbass ormai in mani russe malgrado l’enorme arsenale ucraino; e il proposito dichiarato dagli Usa di cogliere la guerra al balzo per rovesciare il capo dello Stato russo. Cioè di usare la guerra come mezzo di risoluzione di una controversia internazionale. A questa nuova guerra Usa-Russia la Germania ha deciso di sottrarsi, e si spera che altri Paesi Ue la seguiranno. Che aspettano i 5Stelle, le sinistre pacifiste e i rari settori raziocinanti del centrodestra a chiedere subito a Draghi di rispettare la Costituzione?

mercoledì 20 aprile 2022

Estika!



Estika grande chef Borghese! Estika perché immagino i sacrifici che hai fatto all’inizio della tua fulgida carriera culinaria!
Avevi solo vitto e alloggio pagati sulle navi da crociera? Estika! Come avrai fatto ad andare avanti, col papà Luigi Borghese attore di successo degli anni sessanta e poi noto imprenditore e produttore cinematografico, e con la mamma Barbara Bouchet con una carriera di grandi e numerosissimi film di successo?
Estikazzi Alessandro! Come avrai fatto?

Era ora!

 




Silvia intervista Ezio

 

Intervista di Silvia Truzzi ad Enzo Bianchi, ex priore di Bose.
“Mi vergogno per l’Occidente il Papa e la pace sono oscurati”
ENZO BIANCHI - L’ex priore di Bose: “Anziché stare in salotto, i belligeranti vadano al fronte”
DI SILVIA TRUZZI
Irina è ucraina e Albina è russa: insieme le due ragazze hanno portato la croce durante la Via Crucis di Papa Francesco. Nemmeno questo inno alla pace, voluto dal Pontefice venerdì, è stato risparmiato dalle critiche: i media cattolici ucraini non hanno trasmesso la processione in segno di protesta. Ma davvero “non è questa l’ora del perdono?”. Lo abbiamo chiesto a Enzo Bianchi, a lungo priore della comunità di Bose. “Quel gesto aveva un significato potente. La croce la portano certamente gli ucraini invasi e trucidati, ma anche i russi. Non possiamo addossare la responsabilità della guerra a un popolo intero”, spiega padre Bianchi. “Le due ragazze che portavano la croce avevano tutto il diritto di invocare la pace e dare un segno al mondo. Però il perdono ha un cammino lungo, va compreso anche il sentimento di chi, in un momento così tragico, prova rabbia e risentimento. Lo scandalo per me è che i cristiani non portino la croce, oggi come ieri. Era accaduto realmente nella passione di Gesù: nessuno dei suoi seguaci ha portato la croce, l’ha portata un contadino di Cirene, Simone. Ma allora io dico che se nemmeno pregare insieme e percorrere insieme la via della croce è possibile, il Vangelo è veramente rinnegato”.
Le prime uscite pubbliche del Papa, contro l’aumento delle spese militari e l’invio di armi, sono state oscurate dalla stampa, che pure ama molto Francesco.
Diciamo la verità: il Papa è stato censurato. Le frasi che ha pronunciato sono state taciute volontariamente, perché in questo momento la sua parola è scomoda per l’Occidente. Temo che Papa Francesco avrà sempre più difficoltà a essere un profeta, quale è di vocazione.
Lei ha scritto che i potenti del mondo non vogliono la pace: perché la via diplomatica non sembra un’opzione preferibile al proseguire della carneficina?
Questa guerra, a parte chi la soffre, ha molti, troppi, seguaci. Perché tutti – il presidente Biden, la Nato, Putin – proclamano che questa guerra sarà lunga? Intanto perché i fabbricanti di armi ci guadagnano. E poi perché purtroppo sono stati messi sul tavolo i “valori” dell’Occidente contro quelli del mondo russo e non europeo. In nome di questi valori la guerra deve continuare a macinare morte. Dall’altra parte addirittura si contrappone una sorta di guerra santa, combattuta contro l’Anticristo e l’Occidente corrotto. Nessuno vuole negoziare, nemmeno i governi europei che sono completamente appiattiti su quello degli Stati Uniti. Io provo vergogna per loro. Dovremmo arrossire tutti per una guerra tra noi europei, tra noi cristiani, per la nostra partecipazione a una alleanza militare che pretende di espandersi contro la sicurezza di altri Paesi, per l’incapacità dell’Europa di fermare la follia di Putin.
Lei è in contatto con sacerdoti delle zone di guerra?
Sì, soprattutto con monasteri e metropoliti, sia ucraini che russi. Sono spaventati, e non bisogna pensare che i russi siano sulle folli posizioni di Kirill. Molti di loro sono addolorati per quella che, anche se non lo si vuole dire, è una guerra fratricida. Onufri, il metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina del patriarcato di Mosca, ha condannato più volte la guerra chiedendo a Kirill e a Putin di fermarsi. Queste Chiese sono solcate da divisioni profonde, mentre resta vero che sia la Chiesa cattolica ucraina di rito bizantino sia la Chiesa autocefala ucraina, vogliono la vittoria totale sul nemico e benedicono le armi del loro esercito. Qui risiede un vizio, che nell’Est è ancora molto vivo e che è la rovina del cristianesimo: i cristiani devono smettere di pensare di avere una patria. Prima o poi la religione s’incrocia con la patria e nasce una miscela esplosiva: l’abbiamo visto nei Balcani e ora lo vediamo in Ucraina. I sacerdoti ucraini mi dicevano che vedevano entrare dalla Polonia mezzi armati già in agosto, ben prima dello scoppio della guerra. Significa che l’Occidente si preparava alla guerra.
Siamo cresciuti nella cultura tutto sommato pacifica del dopoguerra e della Costituzione che ripudia la guerra. Come è possibile che tutto sia cambiato così repentinamente?
Non dimentichiamo i Balcani. Non dimentichiamo che allora non ci siamo limitati a mandare armi, siamo intervenuti direttamente sganciando noi le bombe, con un governo di sinistra. Quella è stata una macchia indelebile che ha insozzato la nostra Carta. Ora facciamo una guerra per delega, anche se sempre nella stessa logica. C’è un innamoramento della guerra, un incanto per la forza così diffuso che ci porta a disconoscere la Costituzione e l’umanità. Vedo un’intolleranza assoluta: non si sopporta il ragionamento e qualunque discorso altro viene delegittimato. È successa la stessa cosa con la pandemia. Si dice sempre che la prima vittima della guerra è la verità, ma non è vero: la prima vittima è la ragione perché la guerra è aliena dalla ragione. Poi di conseguenza è negata la verità. Ecco perché le voci che interrogano e che non vogliono stare nel coro massimalista vengono tacitate.
Si dice: gli ucraini hanno diritto di difendersi e quindi l’invio di armi è giusto.
Ma questa è una scelta ipocrita! Si combatte non con il proprio corpo, ma con quello degli altri. Le vittime continueranno a essere ucraini, ma questa guerra è una guerra tra l’Occidente e la Russia, che si vuole a tutti i costi umiliare e annientare. Dobbiamo stare attenti: il nostro domani non sarà più così pacifico, il resto del mondo non vuole più riconoscere la supremazia assoluta del grande gigante americano. Cina, India e gli altri Paesi vogliono un equilibrio mondiale, non un padrone assoluto.
I sostenitori della guerra non vedono altre vie d’uscita.
Se andiamo avanti ci saranno altre vittime e queste vittime sono vittime per sempre, sono morti per sempre. Io vorrei dire ai belligeranti: perché non andate voi, con i vostri corpi a combattere? Allora vi crederei. Ma se voi continuate a inneggiare alla guerra dal vostro salotto io non vi credo. Non ci sono valori più alti della vita di ciascuno: ognuno ha una storia, una famiglia, amici, amori, sentimenti. Ma quando un uomo è morto è morto per sempre.

Robecchi

 

Dalla Francia all’Italia qualcuno dica alla sinistra quale destra votare
di Alessandro Robecchi
Domenica si vota in Francia, si decide se tenersi l’usato sicuro di Macron o gettarsi dalla rupe verso madame Le Pen, una specie di Meloni francese ma meno corteggiata dai media. Cinque anni fa i francesi si trovarono di fronte allo stesso identico dilemma: votare Macron sennò arriva Le Pen, quando si dice la continuità. Insomma, turatevi il naso e votate Macron, non so se vi ricorda qualcosa.
Assiste basito allo scontro un popolo intero, gli elettori di sinistra, quelli della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Avrebbero potuto andare al ballottaggio se altre tribù di sinistra li avessero seguiti: trotzkisti, socialisti, comunisti. Diciamo tanto della nostra, ma anche la sinistra francese sembra il bar di Guerre Stellari.
Dunque lo scenario che si apre è il seguente. Vince Macron, tutto bene, per circa sessanta secondi la Francia liberale si mostrerà riconoscente agli elettori di sinistra – bravi, responsabili! – e poi tornerà al lavoro come prima. Oppure vince Le Pen, e allora la sinistra si prenderà la colpa, brutti stronzi che preferite la signora fascista a Macron, non vi vergognate? Uccidete l’Europa, eccetera, eccetera.
Il modello francese differisce per molti piccoli particolari da quello italiano. Intanto là si tratta del 22 per cento dei votanti, non poco. Un francese su cinque è disposto ad ascoltare con attenzione (fino a votarlo alle presidenziali) un discorso che cambia i parametri, una sinistra popolare abbastanza radicale, di classe, quella che qui da noi quasi non esiste e viene chiamata con disprezzo sinistra-sinistra, sbertucciata in ogni modo, cosa che non stupisce in un clima di rivalutazione della svastica.
Non è un caso che Mélenchon passi qui, sui titoloni dei giornali, come il “Populista”, o addirittura l’“Antisistema”; cioè si gioca la solita carta della delegittimazione, mettendo insieme al tradizionale derby destra-sinistra (uff!) un altro più attuale scontro di civiltà: i futili sognatori-guastatori e i professionisti competenti (?). Segno dei tempi, ma, a conferma, basta fare la prova infallibile dell’insulto. Nel secolo scorso, se dicevi “Ehi, al posto delle armi, spendiamo quei soldi in case popolari!”, eri un fesso comunista. Se lo dici oggi sei un fesso populista. Ne abbiamo fatta di strada, eh!
La lezioncina francese non servirà a niente. Ed è destinata a riproporsi qui, sempre nelle dimensioni della piccola farsa locale, quindi una specie di caricatura. I contorni sono più sfumati, anche perché qui una sinistra-sinistra o non c’è o è microscopica, e c’è invece abbondanza di sinistra-destra, quella che segue Draghi senza se e senza ma, e vota in Parlamento con Brunetta e Giorgetti.
Chi lo sa se esiste anche qui, come al di là delle Alpi, un’area culturale e politica che vagamente guarderebbe a un cambio di sistema, a un ribaltamento dei parametri sociali. Si direbbe di no, a giudicare dai sondaggi. Ma si direbbe anche di sì, se si pensa che almeno quattro italiani su dieci non votano, un po’ disgustati. Il voto di questi disperati è già oggetto di scandalo: si piegheranno verso le destre, la sora Le Pen nostrana e il baciatore di salami, oppure verso i sostenitori del draghismo illimitato? Avvertenza: chi si metta in testa di rispettare una sana pregiudiziale antifascista (quindi no Meloni), ma anche di non votare chi abbia sostenuto il governo Draghi, si metterà un po’ nei pasticci. Non è un paese per giovani, né per vecchi, né per donne, né per bambini, né per non allineati, che fa brutto e poi ti dicono “populista”.