sabato 7 agosto 2021

Esterrefatto

 


Lo stronzo che è in lui, in questo Durigon pure sottosegretario in questo governo dei migliori, dove è incardinato anche il suo segretario di partito, al secolo Cazzaro Maximum, anche lui presente a Latina allo stomachevole intervento di questo Durigon della malora, il quale, essendo in terra destrorsa, ha "semplicemente" chiesto di intitolare nuovamente il parco al fratello del duce, sostituendo quei nomi, Falcone - Borsellino, di cui il ciarlante e bifolco Durigon non conoscerà alcunché, partecipando a quel circo nefasto dei seguaci del dio Po, che lo rende insulso ed ignorante a tal punto da conformarsi con l'ambiente attorno, senza alcuna ritrosia a blaterare stronzate di tal portata, solo ed esclusivamente per perseguire il consenso nei sondaggi. Questi idioti alla Durigon sono pronti a parlar bene di possessioni in presenza di diavoli, del gustoso sapore escrementizio in caso di cianciate al cospetto di coprofagi, del piacere di cospargersi di bava attorniati da sospettose lumache.
Sanno una minchia Durigon ed il Cazzaro di ciò che hanno donato a tutti noi i giudici Falcone e Borsellino!
Conoscono una mazza riguardo alle vite sofferte ed offerte da questi baluardi della nostra nazione!
Che Durigon ed il Cazzaro vadano a consolare l'amico del Papeete a cui la finanza ha sottratto oltre mezzo milione di euro per sospetta frode!
Insomma: che si tolgano dalle palle e che cerchino quei 49 milioni e non si permettano mai più di accostare fasci ad eroi! Carogne!

L'Amaca

 

Uno su mille ce la fa
di Michele Serra
Sarebbe bello (e impossibile) gestire l’indubbio successo della spedizione italiana a Tokyo senza cadere nel deliquio patriottardo. Però anche dicendo che sì, effettivamente, in mezzo a svariati mascalzoni, buffoni e fancazzisti ci sono un sacco di italiani tenaci, bravi, ingegnosi, disposti al sacrificio.
E soprattutto metodici: altro che genio e sregolatezza.
Provate a farvi un’idea di che cosa significhi allenarsi, per anni, ogni giorno, in una piscina vuota, o su una pista deserta. Nessuna gratificazione, al massimo un allenatore che ti ripete sempre le stesse cose, e il rimbombo del tuo respiro che rimbalza sugli spalti vuoti.
Provate a immaginare una marciatrice, un marciatore, che consuma le suole lungo stradoni asfaltati, rasentando capannoni, stoppie rinsecchite, villette a schiera, rotonde in mezzo al nulla frequentate, al massimo, da furgoni e nutrie.
La televisione e i titoli di giornale arrivano in cima a una salita anonima, sudata, massacrante, silenziosa. Uno su mille ce la fa.
Dicono tutti, infatti, la stessa frase: questa medaglia mi ripaga di una vita di sacrifici.
E dunque, a conti fatti, vale il talento, valgono la fortuna, la predestinazione, il Dna che non lo compri e non lo vendi, ci nasci. Ma vale, eccome se vale, la fatica, che non ha proprio niente di geniale, è fatica e basta.
È la rinuncia a tante altre belle cose, specie se si è ragazzi. È il puro dedicarsi a uno scopo, quello scopo, mettendo tra parentesi tutto il resto.
Fummo Paese di migranti, muratori, minatori, contadini, può darsi che nel medagliere olimpico si rifletta, giù per li rami, anche la gloria dei nostri avi capaci di sputare sangue, pur di farcela.

Esempio di sottile Stampa di Regime

 

FRATELLI D’ITALIA
di Gabriele Romagnoli
Ah, che estate meravigliosa, seducente, miracolosa. Si sono allineati i pianeti dello sport sul cielo italiano. Brilla lo stellone. Pendono dalla nostra parte i centimetri, dei calci di rigore e dei fotofinish. Si vince per una frazione di secondo, per un soffio di vento. Per merito, per astuzia, per altrui supponenza. Corre Jacobs in 9.8. Lo insegue il Pil in 2,7. Entrambi volano rispetto al trimestre precedente. Trascinati i compagni di staffetta, predice il boom Brunetta. La prima 4x100 l’hanno vinta i Maneskin a Rotterdam, da allora le abbiamo suonate a tutti. Ci siamo annessi il mondo: seminiamo in Brasile, Texas, Nigeria, raccogliamo trionfi. In attesa dello ius soli, lo ius soldi. Alla guida del carrozzone mandiamo l’uomo Fuortes. E diventiamo tutti più veloci, più alti, più potenti. Chi l’avrebbe detto? Nessuno? Più d’uno. Due, per l’esattezza: Roberto Mancini e Giovanni Malagò. Hanno auto-avverato profezie folli. Due piacioni, certo, ma bisognerà pur sedurre gli dèi. Poi, tocca agli altri sgobbare, far gol, correre, lottare o remare, ma qualcuno deve pettinare il destino, instillare il sospetto che ci sia del buono in Italia. Trentaquattro partite senza sconfitte, dieci ori di cui cinque nell’atletica. Il resto sono chiacchiere e distinguo. E stanno a zero. Ah, che estate meravigliosa, non vorrei mai lasciarti finire. L’inverno del nostro scontento è diventato una stagione gloriosa sotto l’algido sole di Londra e Tokyo. Abbiamo mostrato il green pass sulla soglia di una felicità disponibile eppure impensabile. Al sommarsi delle coincidenze candidi aruspici sentenziano: «Niente accade per caso». Altri, più servizievoli, alludono all’effetto magico del cavaliere bianco. Tutto avviene per un misto di fato e volontà. Per la seconda non basta una guida, ci vuole un popolo. Bisognerà pur dirgli che non è battuto in partenza. Che non deve crogiolarsi nella medietà o affidarsi alle scorciatoie. Che può volare per cento metri o marciare per venti chilometri, uomini e donne. Che il desiderio ha un limite, ma prima andiamo a cercarlo, poi ne parliamo. Verrà l’autunno e porterà la quarta ondata. Possiamo affrontarla preparandoci o borbottando. Possiamo superarla o no, ma non essere "noi" quando va bene e "loro" quando va male. È un’estate meravigliosa, ma ha i suoi limiti. Ieri abbiamo vinto tre medaglie d’oro, ogni giorno piangiamo tre morti sul lavoro.

Novella