sabato 31 ottobre 2020

Ciao grandissimo!



Quando da bambino lo vedevo armeggiare con i nuovi ritrovati che “Q” gli proponeva, sgranavo gli occhi estasiato, sapendo che Bond, e lui era il vero, unico, inarrivabile Bond, le avrebbe usate al meglio contro il nemico di turno. E che dire di Guglielmo da Baskerville ne Il Nome della Rosa, sapiente e dotto al punto da proseguire in abilità e maestria al meglio l’investigazione secondo i canoni del James di Fleming? Quando si trasformò nel padre di Indiana seppe condire al meglio ed in chiave umoristica un ruolo ostico che l’ombra di Harrison Ford avrebbe potuto offuscarne la maestria, e quando si impregnò di Jimmy Malone negli Intoccabili raggiunse, giustamente, le vette hollywoodiane della gloria da Oscar. Se ne va quindi uno dei più grandi attori della storia del cinema e lo saluto brindando al suo ultimo viaggio con il canonico Cocktail Martini “shaken, not stirred”
Ti sia soave la terra Sean. E grazie!

Trentasette


Trentasette, 37. No, non è la temperatura, per fortuna, è solo la risposta a chi blatera, incolpa, protesta, s’infervora, scalpita, s’impregna di cicalecci - ad esempio oggi sulla Gazza quel grande uomo, per come affrontò la malattia, di Sinisa Mihajlovic se ne è uscito con questo fascio-pensiero “niente mercato a caso, non siamo il governo...” a cui verrebbe da replicare “taci fascistone e fatti i tuoi schemi” - ma quel numero, quella cifra, quei trentasette miliardi di euro defraudati alla Sanità nei malefici anni dell’Era del Purtanesimo e poi nella similare Era del Ballismo del pietoso e oramai gnomo navigante a vista con la sua italia (semi)viva, rispondono eloquentemente al disagio tremebondo in cui stanno operando tutti gli eroi - sono ritornati eroi dopo che in estate gli avevano sfanculati allorché festeggiarono al Billionaire ed affini la morte di Covid e il ritorno alla pseudo normalità, in verità anomalia sociale dove pochi regnanti distribuiscono brioche a molti - del pianeta sanitario, sotto pressione per mancanza di personale, di strategie, di medici di base e il loro filtro essenziale, di posti letto, di ricerca, di sanità pubblica sventrata dagli amici delle cliniche alla Cazzaro con il duo comico Fontana-Gallera, inspiegabilmente ancora a dirigere la catastrofe lombarda. Ritornano in mente le dichiarazioni dei babbioni di turno “non abbiamo aumentato le tasse, abbiamo trovato i soldi necessari tagliando spese inutili”, le loro facce, quella del maxi ceronato, bisturato e pregiudicato, che tra una mignottata e l’altra sforbiciava per i suoi forzieri, o quella del rigidissimo bocconiano Monti che non si fermò davanti a nulla, e poi lui, il giullare farneticante oggi nello sproloquio maximo attaccante la sua stessa coalizione solo per evitare la giusta scivolata nell’abisso dell’anonimato. 
Trentasette miliardi rapinati al dignitosissimo pianeta della sanità pubblica: quando udirete le litanie attuali degli zombie presenzialisti, vedasi quell’idiota barbuto e ridanciano, protestanti solo per cercare allocchi infarciti e storditi di fake, ruminate quel numero e, in semplicità, accompagnateli spiritualmente, soavemente, sommessamente a fare in culo! Ops!

Già!


IL COMMENTO
Chiudere i vecchi, la nostra via virale al darwinismo etico

di Daniela Ranieri

Lo studio dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) condotto dal ricercatore Matteo Villa stima che, poiché l’82% dei morti per Covid ha più di 70 anni e il 94% più di 60, isolando solo le persone anziane si ridurrebbe drasticamente la mortalità, si libererebbero le terapie intensive e si eviterebbe un lockdown generale, paralizzante per la comunità e distruttivo per l’economia. Lo studio intravede dei problemi logistici (dove isolare gli anziani che vivono coi figli?), e ne adombra di comportamentali (accetterebbero di auto-isolarsi?), ma trascura del tutto quelli antropologici ed etici. Noi siamo un Paese di famiglie, unità sociali che in molti casi hanno permesso di sopperire alle lacune del welfare sotto i colpi della prima ondata. È vero che il contagio avviene per lo più in famiglia: persone che per tutta la primavera e l’estate hanno adottato mille accorgimenti sanitari sono venute in contatto con chi alla fine della clausura si è concesso una vita sociale più attiva, e il virus ha colpito laddove le distanze tra persone si restringono, ci si concede l’abbraccio e si cerca riparo. Come un mantra consolatorio (e falso), da marzo ci ripetiamo che “muoiono solo i vecchi”, più fragili e soggetti ad avere malattie pregresse. Questo stride con i diktat progressisti di una società improntata alla prevenzione e alla medicalizzazione, con cui si cerca di procrastinare la morte stanando ogni possibile malattia e consentendo attraverso i farmaci di allungare l’età media. Perciò la nostra società invecchia progressivamente: i 37 miliardi sottratti alla Sanità pubblica in 7 anni e i 5 milioni di poveri non compaiono nelle statistiche in cui finiscono triturate vite, biografie di anziani che magari, fossero stati più in salute, non sarebbero morti.

Il Covid ha annullato queste conquiste (o dogmi, a seconda di come si intende la dialettica tra scienza e natura), come fosse l’incarnazione di una Parca, o Moira, capace di recidere il filo che eroicamente la Medicina aveva tessuto per tenerci attaccati alla vita. Questo virus destinale ci ha “donato” una specie di fatalismo, sfociato nel vitalismo dell’estate e nel darwinismo etico che oggi ci fa pensare di poter sterilizzare le vite di un terzo o di un quarto degli italiani per non bloccare noi sani, pronti a goderci il rischio dell’infezione. Certo, la soluzione proposta nello studio è mossa dalla volontà di salvare il “sistema” proteggendo anzitutto i vecchi (cioè gli improduttivi); ma siamo sicuri che non sia invece l’altra faccia, il volto speculare dello stesso nichilismo? Al di là degli aspetti costituzionali (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”), in definitiva si tratterebbe di lasciare i nostri vecchi da soli di fronte alla paura e alla morte. Si vive tutta una vita per comprendere il senso del dolore e dell’amore: noi doneremmo a chi è arrivato all’ultimo tratto della vita un presente disinfettato, impaurito, con la consolazione di lasciar vivere noi e con la promessa di un futuro sanificato che sarebbe solo più vicino. Il freddo della morte sociale portato da questa separazione igienica non è meno rigido del freddo della morte biologica.

venerdì 30 ottobre 2020

Pensieraccio

 


Mi chiedo, sicuramente sbagliando, lo so non andrebbe neanche pensato: ma con oltre 25mila contagiati al giorno, non potrebbe il fato... lo so, è un pensieraccio! 

Ma pure costui è un eclatante ommemmerda!

Kedrion l'occulto

 


L'infiltrato Kedrion al Senato, fregandosene del problema pandemico, ha assestato da capogruppo del PD un colpo basso alla compagine governativa, con sullo sfondo il tanto caro amichetto, oramai alla canna del gas, reuccio senza più corona di italia (semi) viva.
Andrea Marcucci, la cui famiglia possiede il colosso degli emoderivati Kedrion, è il riassunto vivente di quanto l'Era del Ballismo abbia nuociuto al paese. 
Subito sbugiardato dallo Zinga, ci mancherebbe che così non fosse, ha tentato di allontanare da sé la vaga idea di interagire col Grullo ma, chiedendo a Conte se i ministri siano secondo lui all'altezza dell'incarico assegnatoli, induce molti, me compreso, a sospettare che dietro a ciò, vi sia il tentativo di fare un rimpasto, riesumando ad esempio la Bella Etruriana, stanca, pare, di non avere scorta e visibilità che competono ad un ministro.
L'infiltrato Kedrion ha toppato scegliendo un infausto momento per agevolare gli amici del Giullare oramai, per fortuna, anonimo, come se ad un concerto entrasse uno con la grancassa e fuori tempo iniziasse a sparare rimbombi ad minchiam.
L'infiltrato Kedrion ha di fatto inaugurato la stagione dei coltelli, il tentativo di esautorare l'acerrimo nemico del Pifferaio Insulso, quel Giuseppe Conte per cui quotidianamente elevo ringraziamenti all'Altissimo per lo scampato pericolo corso se, al suo posto, avessimo avuto a prendere decisioni inaudite, l'Egoriferito e perché no, pure il Cazzaro e Sora Cicoria!
God save the Premier!

giovedì 29 ottobre 2020

Non ne posso più!




Contro le promesse

 


Quasi un voto avevo fatto, cioè evitare in futuro di parlarne, al solito, male, e neppure bene ci mancherebbe. Ma lui, e il personaggio dentro di lui che lo attanaglia, mi hanno portato a riparlarne, tanto è lo sdegno e lo sgomento per lo sproloquio appena compiuto, l'attacco al Dpcm compiuto dopo averlo appoggiato in fase di preparazione. Bipolarismo eclatante quello del Giullare, tentativo disperato di riemergere da quel 3,2% che parla meglio di qualsiasi altro discorso, con quel senso di anonimato futuro molto vicino, quasi materializzatosi nella melmosa italia (semi) viva. L'invito a non fare il populista rivolto al Premier è quanto di più gretto sia stato sfornato dal suo inquilino instabile, il facocero di egocentrismo che l'ha portato a questa triste condizione di inascoltato, tralasciato, compatito. Eclatante è anche lo smargiasso trasudante da quella certezza, per lui, che il Dpcm (da lui approvato) non sarà in grado di fermare il virus, e se lo dice lui che tempi addietro si specializzò maestosamente in virologia - tra l'altro con una regale tesi su la metodologia di abbattimento di un merdifero virus -, possiamo starne certi che sarà così. 

Emerge un sentimento non più di rabbia, ma di tristezza nel guardarlo dinoccolarsi in questa modalità che parrebbe dirci "ehi! ci sono anch'io!" ricordando le feste giovanili in cui lo sfigato di turno, ubriacandosi, iniziava ad infastidire sperando che qualcuno lo notasse, o nel bar di paese la presenza del solito imbolsito sproloquiante sulle sue scorribande gnoccaiole che non facevano scopa con la costante presenza nel locale fino a notte fonda, vano tentativo di combattere la solitudine, la noia, la prostrazione per desertificazione simile al Verdone che nell'agenda quasi intonsa aveva alla S - Stadio Olimpico e alla O - Olimpico Stadio. 

No, non è più tempo della gazzarra, delle risate, degli attacchi goliardici. Assisto, malinconicamente, al dibattere frenetico di un oramai datato e vetusto protagonista, ansimante e scodinzolante come un'anguilla in un bancone di Comacchio.

Ei fu, politicamente s'intende!