Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 22 dicembre 2019
sabato 21 dicembre 2019
A proposito
A NATALE
Da Monicelli a Mauss, storia di un regalo diventato “sacrificio”
CACCIA ALL’IDEA - IN ORIGINE ERANO OFFERTE DESTINATE AI DEFUNTI ORA È UN MASSACRO DI ASPETTATIVE DELUSE, GELOSIE E INVIDIE
di Daniela Ranieri
Dovrebbe farci riflettere che i doni fatti a parenti, amici e bambini nel periodo di Natale, quando la natura muore e rinasce, erano originariamente offerte destinate ai defunti. E che sotto i personaggi mascherati, come Babbo Natale, si nascondono i morti che tornano tra i vivi per celebrare la vita tenuta al buio sottoterra, dove germinano le sementi. Del resto l’albero di Natale era già nel ceppo che ardeva tutta la notte e nelle decorazioni vegetali sugli edifici durante i Saturnalia romani, feste delle larvae, i morti per causa violenta.
Non sappiamo più niente di questo legame, quando ci infiliamo per giornate intere nei centri commerciali, dove avviene il vero rituale dello scambio natalizio (ci danno in oggetto in cambio di denaro); e il rito della notte di Natale è un massacro di aspettative deluse, gelosie, invidie, competizione (sempre attuale Parenti serpenti di Monicelli), altro che scambio di ramoscelli dal bosco dedicato a Strenia, la Dea della salute (da cui “strenna”).
L’unico sacrificio che si celebra in questi giorni è quello del buon senso. Per Giorgio Manganelli il Natale è “crapula demente”, che porta con sé “una tetraggine che ha dell’astronomico”.
Totalmente avulso dall’ordine cosmico, lo scambio di regali è una celebrazione del vero e unico re del mondo (il denaro) capace di silenziare temporaneamente il caos.
La versione odierna del Natale non inventa nulla: ricombina in modo sincretico una celebrazione antica. Se nei secoli l’elemento sacro è stato la divinità della natura, il ritmo delle stagioni, il culto del Sol Invictus o la nascita di Gesù, oggi è il consumo di merce come sostituto dei sentimenti.
Lo scambio di doni assume dimensioni agonistiche. Come nel potlach dei tobriandesi studiato dagli antropologi, è tutta una competizione di classe, o almeno di status, tutta una distruzione di risorse. Su cosa regaliamo, poi, sono stati scritti saggi illuminanti (uno per tutti: Il regalo di Natale. Storia di un’invenzione, di Martyne Perrot). Theodor Adorno scrisse a proposito: “La decadenza del dono si specchia nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo”. La regola con cui procediamo di solito secondo Adorno è questa: “Uno regala quello che gli piacerebbe per sé, ma di qualità leggermente inferiore”. È chiaro che al cospetto del dono siamo in guerra. Walter Benjamin ci offre un vademecum in un saggio del 1928, Cosa regalare a uno snob, che inizia così: “Fare un regalo a uno snob significa impegnarsi a una partita a poker. L’anima dello snobismo è infatti il bluff”. Il benestante arriva a mani vuote, o al più regala un oggetto simbolico. Il povero, fateci caso, si presenta a Natale in casa di altri con cornucopie di regalie, spesso lussuose in modo kitsch (“Credo che la volgarità - canzoni, cartoline, certi regali - sia essenziale alla sopravvivenza del Natale”, sempre Manganelli). Il povero sa che non è il pensiero che conta.
Secondo Benjamin c’è un modo per rispondere a questa disparità. Posto che sottrarsi a ogni occasione del genere è sempre la scelta più sana, “donare è un’arte pacifica. Ma nei confronti dello snob va tratta in maniera marziale”. Benjamin non si accontenta della versione agonistica del regalo, quella teorizzata da Marcell Mauss nel saggio sul dono: essendo un filosofo di prim’ordine, massimalizza il genio del povero: “Gli snob vanno provocati. Quanto più grande è il disprezzo con il quale usano ispezionare i regali natalizi tanto più superfluo dovrà essere il dono prescelto”. (Massimo della raffinatezza e della crudeltà: regalare allo snob Cosa regalare a uno snob).
In realtà, ancora oggi non ci scambiamo doni: offriamo dei regali alla morte. Il Natale è un alibi che ci diamo per credere ancora in qualcosa: in Un Natale di Maigret, Simenon costruisce il racconto attorno a una bambina che riceve una grande e costosa bambola da un ladro vestito da Babbo Natale, ed è un momento di puro incanto, di grazia umana e divina.
Scrisse Lévi-Strauss in Babbo Natale giustiziato: “Al fondo di noi veglia il desiderio che sia possibile una generosità senza limiti. I regali natalizi rimangono un sacrificio autentico alla dolcezza di vivere, la quale consiste innanzitutto nel non morire”.
venerdì 20 dicembre 2019
Tenue rigurgito
Sta passando di soppiatto, quasi senza alcun risentimento, la notizia del quorum raggiunto per dar vita al referendum costituzionale che al momento bloccherà la riduzione dei parlamentari, decisa dalla quattro votazioni tra Camera e Senato. Salvaguardia della specie al primo impatto. Ma dietro, per chi come me ha affrontato il corso "trame sghignazzanti" c'è ben di peggio, c'è lui e la sua compagnia di avanspettacolo. Perché il Bomba ha mandato avanti gli altri, gli amichetti della fattoria del Pregiudicato, senza sporcarsi le mani. Col suo 3% scarso ha tessuto la tela al fine di mantenere largo il parco buoi per aver più possibilità di rimanere dentro l'emiciclo. Lo ha supportato in questo il tanto detestato, a parole, Cazzaro Verde, in preda all'ennesima crisi d'identità. Alla luce del referendum quindi, si fa alta l'ipotesi di una crisi di governo, di un ennesimo ricorso alle urne per spodestare i pochi che ancora stanno tentando di migliorare ie regole, per tornare a farsi in santa pace gli affaracci propri.
Il Grullo che sembra essere estraneo a tutto questo ne é il principale protagonista. Il pericolo di ridurre il numero di deputati e senatori avrebbe comportato la sparizione certa della compagnia teatrale a lui devota, capitanata dalla figlia del babbo etruriano.
I giochi quindi sembrano fatti, a discapito della ciurma pentastellata guidata da un incapace smorzante tutto quanto di buono era in essa.
Ciò che appariva impensabile è divenuto, probabilmente, realtà: un patto scellerato tra l'Innamorato Verdiniano e il Pifferaio Triste, catalizzante i futuri fuoriuscenti da Farsa Italia orami in mano a nessuno. Al momento, purtroppo non ci resta che pregare, sperando in un mondo migliore senza questi saltimbanchi della peggior specie.
giovedì 19 dicembre 2019
martedì 17 dicembre 2019
Così pare
C'è un aspetto che agghiaccia nel panorama politico di questi giorni: il fatto che le cosiddette Sardine (mi fanno molto imbufalire i quesiti di molti decani politici al riguardo del tipo "cosa pensano le sardine?" - "come si schierano le sardine?" - "come si organizzano le sardine?" ... ma fatevi i cazzi vostri cialtroni che non siete altro e pensate ad ancorarvi ancora di più alla carega) rappresentino "la novità" a discapito dei Cinque Stelle che pare abbiano smarrito lo smalto di un tempo per abbracciare il tanto detestato, una volta, "politichese."
Lo sprofondo dimaiano ne è la logica conseguenza: dopo aver abbandonato i capisaldi per far invaghire il Cazzaro Verde (mi continuo a fustigarmi interiormente per aver avallato l'orrido anno insieme a cotanto babbeo) la compagine pentastellata non è stata più in grado di fronteggiare l'attacco immondo dei peripatetici mediatici, dei soloni pronti ad intorbidire menti per raccattare qualche gettone di presenza, finendo per apparire più stolti ed inappropriati di quanto in realtà siano.
Altro problema è l'incapacità di risvegliarsi del PD dopo l'abbandono della compagnia d'avanspettacolo capitanata dal Bomba che finalmente ha raggiunto i suoi veri lidi dal sapore molto centrodestrorso.
Al solito s'avverte quindi una grande voglia di cambiamento, soprattutto nei giovani scampati al rimbambimento mediatico ad hoc profuso a larghe mani dal Nano Palpeggiatore Seriale, grazie alla sempre e per fortuna ancora valida "vaga idea di socialismo" (cit.)
Dispiace che nessuno riesca ad incanalare tale sana inquietudine, immagazzinando aria culturalmente fresca in grado di sovvertire questa politica faccendiera. Il dolore s'accentua al pensiero che anche gli araldi dell'"uno vale uno" abbiano imboccato la dorata strada del "io son io e voi non siete un ca.." per colpa della guida politica di uno che prima o poi riprenderà cassetta per distribuire chinotti allo stadio.
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