domenica 27 ottobre 2019

Rifugio


Uno capisce che sta invecchiando per l’insofferenza diffusa che pervade corpo ed anima. Mi è capitato ieri di girare per negozi in una nota località ed ho avuto una sensazione di rigetto come se qualche entità mi avesse sottoposto ad un non meglio specificato programma Lodovico (cit.)
Coppie con pantaloni tagliati a metà all’altezza del ginocchio, orli “acqua in casa” a gò gò, macchinoni rombanti in modalità attesa dello spegnimento delle luci per scatenare l’inferno (cit.) 
A sera poi, nel centro nostrano, adunate di teenagers già adulti, bestemmianti e fumanti nelle loro divise imposte dai ciarlatani del cosiddetto bello modaiolo. Lo ammetto: non sopporto più nulla, la canizie m’impone di evitare luoghi affollati, ansimo per il buen ritiro, libro, sigaro e rum incorporati. Ad maiora!

venerdì 25 ottobre 2019

Disgusto




Guardatelo questo Massimo Blasoni, ammiratelo in tutta la sua fragranza imprenditoriale, leggete il suo messaggio "Vogliamo il meglio per i nostri anziani" e all'unisono, vi prego, prorompete assieme a me in un assordante Vaffanculo alla sua ignobile persona! 
Pare infatti, che questa probabile facciadisterco abbia ossessivamente ridotto le spese per ottener sempre più mastodontici guadagni alla faccia dei suoi anziani! 
In casi come questi, deposti sentimenti di concordia, di fede, di comunanza democratica, occorrerebbe, se fosse confermata l'accusa, rinchiudere questo probabile essere inferiore dentro a quelle cloache che egli stesso ha confezionato per i "nostri anziani"
Dal passato forzista, pregiudicato per corruzione, il mefitico e squallido Blasoni amava spronare i suoi inferiori con frasi tipo "Massimizzare i profitti attraverso la continua riduzione del costo del personale" oppure con parole che ne identificano la statura morale rasoterra, a sfioro di letame: "Dobbiamo cercare di stare un po' sotto i 2,99 euro a persona" 
Sotto i tre euro a persona. Immaginiamoci quindi la ricercatezza, la prelibatezza dei pasti, l'accuratezza con cui gli anziani venivano seguiti, quale amore, quale attenzione calamitavano! 
Lo ripeto: esseri di tale spregevole entità dovrebbero essere sparati nello spazio. Solo in questo modo infatti potremmo non avvertire più l'olezzo di latrina che li avvolge. Bleah!

Sta per uscire!


Lo attendo con impazienza; sabato sarà il gran giorno. Uscirà nuovamente “il Riformista” un sbellicante connubio di firme nobili, per il bene della nazione! Partiamo dall’editore, Alfredo Romeo, imputato per corruzione di un funzionario Consip, diretto da Sansonetti, un luminare che vorrebbe abolire le carceri e dalla celeberrima Deborah Bergamini, la longa mano del Pregiudicato al tempo dell’Era del Puttanesimo, inviata alla Rai per uniformare il Mefitico Pensiero del despota onnivoro, dedito per qualche lustro a farsi i cazzi propri alla faccia nostra. Ma il bello deve ancora venire: chi scriverà sul Riformista? Partiamo dal basso: Renato Brunetta, e ho detto tutto! (Cit.), Faustino Bertinotti che da quando frequenta Cervinia e le feste altolocate con i principi e marchesi pare aver perso bussola, sestante e quel supercazzolismo di cui era maestro; Ci-Ci-Cicchitto il gran maggiordomo della corte lap dance, Tunnel Maria Stella Gelmini che sta alla verità come il suo compagno di partito Brunetta alla NBA e soprattutto lei, la Soavità fatta persona, la personificazione della luce intellettuale, colei che appena fuoriuscita con classe innata dal suo vecchio partito l’ha immediatamente accusato di essere il partito delle tasse; si proprio lei, Madame Etruria, focosamente, con un’arsura inestinguibile, alla ricerca di quella visibilità oramai riposta in soffitta dal suo popolino che, incredibilmente, si è rivelato ai suoi magici occhi, prettamente non coglione. 
Insomma, non vedo l’ora sabato di sganasciarmi dalle risa con questo novello Riformista che promette di esilararci senza alcun confronto con altre forme di avanspettacolo!

giovedì 24 ottobre 2019

Ecco perché!



Nessuno tocchi i fumenti!



Che nessuno s’azzardi a toccare questa fortuna capitata a noi che viviamo vicino alla zona fumenti! Da quando inalo monossido ho acquisito dei poteri speciali alla Marvel: riesco a guardare oltre i muri, parlo l’aramaico correttamente, se inarco i polsi iniziano a fuoriuscire piccole ragnatele, leggo i pensieri delle persone che incontro! Grazie amici e naturalmente: buona vacanza!

mercoledì 23 ottobre 2019

Ricapitolando


Ci distraggono, finemente, ad hoc, con arte, quasi imponendoci di guardare il solito dito anziché la Luna. 
Dobbiamo restare saldi (cit.) non farci confondere da questi esperti manipolatori di coscienze, di ogni colore. 
E allora fissiamo la barra: da tempo immemore, già il Gobbaccio era maestro in tal senso, ogni governo presentatosi in Parlamento per ottenere la fiducia ha sempre posto tra i punti programmatici, la lotta all'evasione, successivamente, sempre, rivelatasi aria fritta, fuffa, balla clamorosa. Per di più , e lo leggete da Travaglio nell'articolo precedente, il Finto Rosso Bomba ha addirittura innalzato le soglie dopo cui scatterebbe il penale. Uso il condizionale perché nessuno, eccetto pochi sfigati, è finito e finirà in galera per aver rubato alla collettività, ladrando sulla dichiarazione dei suoi guadagni. 
E' possibile, con minuzia ed attenzione, avvertire il sistema protettivo scattante ogniqualvolta qualcuno cerchi di lasciare le frottole, le panzane, inerpicandosi sulla scoscesa parete, lisciata ad arte, rappresentante misure e intenti frenanti la micidiale evasione italica, stiamo parlando di qualcosa vicino ai 200 miliardi annui. 
Guardate i peripatetici professionisti del babbionismo applicato al giornalismo: come gemono, come la penna gli divenga orticante, come cercano affannosamente quel santo, per loro, paravento chiamato garantismo, un rutto illiberale, irridente i sani principi di convivenza civile nello stato comune. I talk show clowneschi sono pregni di invitati a gettoni che, per costume e guadagno, sminuiscono la merdosa prassi di chi, sbeffeggiando i coglioni le cui tasse sono trattenute alla fonte, sfotte e dileggia rubando impunemente ed allegramente, sfruttando alla grande sanità, godendo delle panchine dei parchi e facendo shopping in vie illuminate per mezzo della spesa pubblica, che dovrebbe essere sostenuta da tutti. 
Mielosità, pietismi, sfrontatezza senza limite: ingredienti per cercare di svilire un sano raddrizzamento, la chiusura della gigantesca falla creata da anni di brigantaggio senza alcun limite, di tanti fagocitanti il bene pubblico privi di rigorosa appartenenza allo stato sovrano. Girano attorno a noi nelle loro comode e costose auto con vestiti smaglianti, alla moda; li vedi ai tavolini criticare, affossare, deridere scelte politiche, si appollaiano assieme con fare ridanciano, smaniano di apparire pur rimanendo celati dietro ai soliti e già ricordati paraventi di cardinalizia memoria. Sono l'inciampo, il freno, il problema della nostra nazione. Ed è sacrosanto, giusto, ineccepibile sperare di vederli andare in galera. Fanculo al garantismo!  

Meditate gente, meditate!


mercoledì 23/10/2019
Un po’ di rivoluzione

di Marco Travaglio

Se è vero, come diceva Flaiano, che “l’unica rivoluzione in Italia è la legge uguale per tutti”, la riforma anti-evasione annunciata dal governo Conte ha un che di rivoluzionario. Non s’era mai visto nulla di simile nella storia repubblicana. Infatti gli house organ di B. & Salvini, il Giornale e Libero, sono letteralmente impazziti: “Conte e il suocero rischiano la galera”, “Il suocero di Conte condannato per evasione”. Si tratta naturalmente di fake news, come da tradizione della casa: il padre della compagna di Conte, gestore dell’hotel Plaza di Roma, ha patteggiato per peculato per aver dichiarato le tasse di soggiorno incassate, ma senza versarle al Comune; e il premier, quand’era solo avvocato, ebbe un contenzioso con Equitalia per non aver saldato due cartelle esattoriali recapitate a un indirizzo in cui non risiedeva. Nulla a che vedere con le nuove norme sui reati tributari. Ma facciamo finta che, eccezionalmente, Giornale e Libero scrivano la verità: dovrebbero felicitarsi col premier che punisce più severamente i reati di famiglia. Invece il contagio del berlusalvinismo è tale che accusano Conte di non farsi leggi ad (suam) personam, ma contra (suam) personam. Nessuno sdegno, anzi applausi, quando B. condonava o depenalizzava i reati suoi e dei suoi compari. E silenzio assoluto su Renzi, figlio di due arrestati e condannati in primo grado per frodi fiscali e false fatture, che contesta il carcere per frode fiscale e false fatture. Manca solo che qualcuno chieda le dimissioni di Conte perché non ha condonato né depenalizzato i suoi eventuali reati e quelli del suocero.

Dato atto al governo di aver varato la norma più severa e coraggiosa mai vista in Italia contro frodi ed evasioni, va pure detto che l’obiettivo di una legge uguale per tutti resta un lontano miraggio. Le soglie di non punibilità rimangono, anche se vengono ridotte a una sola di 100 mila euro. Chi evade o froda meno di quella cifra è tutt’altro che un “piccolo evasore”: 100 mila euro l’anno d’imposta evasa corrispondono a 250-300 mila euro di imponibile occultato. Un’enormità. Ma, siccome in Italia gli evasori sono 11 milioni e non si possono aprire altrettante indagini (ma neanche un decimo) senza far collassare procure e tribunali, si ricorre alle soglie: sotto, l’evasore rischia solo il procedimento tributario in via amministrativa. Dal punto di vista dell’equità, è aberrante: salvo fissare analoghe soglie d’impunità per scippi, furti, rapine, truffe, peculati e altri reati predatori. Ma, con questa evasione di massa, bisogna scegliere. E le nuove soglie e le nuove pene sono un buon passo avanti rispetto alle attuali.

Cioè quelle introdotte nel 2016 da Renzi. I reati fiscali sono due: la frode (punita da 1 anno e mezzo a 6 anni) e l’evasione (da 1 a 4 anni). La frode, cioè la dichiarazione fraudolenta con artifizi e raggiri (fatture false, scritture contabili taroccate e altri trucchi), è reato quando ogni imposta evasa supera i 30 mila euro e i redditi non dichiarati superano quelli reali del 5% o comunque i 1,5 milioni (prima del 2016 era 1 milione). Sotto, non c’è reato, mentre se i passivi fittizi sono inferiori a 155 mila euro la pena scende a 6 mesi-2 anni. L’evasione si fa non presentando la dichiarazione dei redditi o dell’Iva ed è reato se l’imposta evasa supera i 50 mila euro (prima era 30 mila); o presentando una dichiarazione non veritiera e qui il reato scatta se l’imposta evasa supera i 150 mila euro (prima era 50 mila) e se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni (prima era 2 milioni); o ancora non dichiarando e non versando l’Iva oltre 250 mila euro (prima era 50 mila). Quindi non rischia nulla, se non una multa, chi froda il fisco occultando redditi fino a 1,5 milioni; e chi evade non pagando fino a 250 mila euro di Iva, o non dichiarando nulla mentre deve fino a 50 mila euro, o dichiarando meno mentre deve fino a 150 mila euro. Invece chi supera quei tetti commette reato, ma è quasi sempre graziato dalla prescrizione (5 anni per l’evasione e 7 e mezzo per la frode, che poi si riducono a 1 e a 3 e mezzo: gli accertamenti arrivano non prima di quattro anni dalla dichiarazione). E, se anche si fa in tempo a condannarlo, in carcere non va mai per l’evasione (la pena massima è 3 anni e in Italia le condanne fino a 4 si scontano fuori) e raramente per la frode (la pena massima di 6 anni, con le attenuanti, scende quasi sempre a 4, senza contare lo sconto di un altro terzo per patteggiamenti o riti abbreviati).

Nel 2017 i condannati per reati tributari sono stati 3.222, ma i detenuti sono appena 281 (0,5% della popolazione carceraria): 217 condannati e 64 in custodia cautelare, tutti per frode. Cosa cambia con la riforma Bonafede? Per l’evasione, il minimo di pena sale da 1 a 2 anni e il massimo da 4 a 5 anni: cioè sarà possibile la custodia cautelare, ma non le intercettazioni e, salvo rari casi di pena massima, niente carcere. Per la frode invece cambia tutto: la minima passa da 2 a 4 anni e la massima da 5 a 8, il che vuol dire galera assicurata anche con un giorno in più del minimo di pena. Sempreché si superino i fatidici 100 mila euro d’imposta evasa. E poi: anche le società risponderanno penalmente - in base alla legge 231 - per non aver adottato modelli organizzativi adatti a prevenire i reati tributari, come già avviene per quelli di mafia e di corruzione e per l’inosservanza delle norme di sicurezza sul lavoro. E chi verrà condannato, per frode o per evasione, non dovrà solo restituire il maltolto dell’anno incriminato, ma si vedrà confiscare “per sproporzione” tutti i beni che non riesce a giustificare con i redditi dichiarati in passato. Non è il massimo auspicabile, visto che resta fuori dal penale la gran parte degli evasori. Ma è il massimo possibile con questi politici. E questi elettori.