mercoledì 9 gennaio 2019

Storco bocca


Sarà il dolore di questi momenti, la stanchezza della ripetitività ma a me sembra che il circondario mediatico stia producendo una specie di rigetto: guardo le premiazioni dei Golden Globe e come Alex DeLarge inizio ad avere nausea: i soliti riti, i ringraziamenti dei divi, i sorrisi, le levigate dei volti, la plastica dei rigonfiamenti. Che tristezza! Mi giro osservando altri lidi, le solite artefatte notizie, i sociologi, i politologi, la domanda solita rivolta a Cacciari: ma che cazzo ci stai a fare in video sbuffando, con quell'alterigia tipica di chi deve recitare la parte per portare a casa il salario? 
Gruberando vedo la partecipante fissa alla casta del Bilderberg domandare con allegato il sottinteso, la sua incapacità ad ammettere la fine di un'epoca; guardo Floris che usando il canovaccio tipico del padrone di casa che, accortosi dei troppi invitati, anticipa risposte, striglia tempi galoppando verso il nulla, con Cottarelli che c'insegna sana economia arraffando 5mila euro a puntata, poi ecco apparire Sallusti, del casato puttanesco, ammaestrarci parlando di regole travisate, insegnando la buona maniera finanziaria! Cambio canale, con la pubblicità oramai protesa a San Valentino, cerco aria, novità, piacere culturale. Non trovo quasi più nulla. Questa giostra mi sta ammosciando, le solite facce che tentano di apparire novità, pure. A breve ci sarà Sanremo con Baglioni imbrigliato dalle case discografiche, poi arriverà primavera, solita fuffa. 
Sono stanco, basterebbe poco per insufflarmi lo sgargiante colore del nuovo! M'accorgo che questa nonnulla che c'assedia è popolato da tutti coloro che ce l'hanno fatta e non vogliono sparire. Per un secondo di popolarità tante/tanti si svestono, si vendono, altri cercano la lite, e sono pagati per questo, solo per apparire. Apparire, apparire: il male di questo secolo. 
Mentre attorno la stragrande maggioranza di umani s'interroga su come e dove procedere, tra legacci burocratici, leggi frenanti l'ego e la succube sottomissione verso chi dovrebbe invece venir cacciato. 
Questa giostra mi ha stancato. Devo per forza cercare altri lidi, cultura, pensiero, sinapsi. Leggere, leggere, leggere! Non voglio affogare in questo indegno spot apparentemente, per fortuna, eterno! Help! 

Novità



martedì 8 gennaio 2019

Quindi...


... ti stai preparando a scendere da questo lungo viaggio, la tua stazione è prossima? Hai combattuto la buona battaglia, sei stato un esempio, ci hai tirati su senza fronzoli, ci hai corroborato con la tua infinita pazienza, il tuo amore per il lavoro, le tue levatacce mattutine (sai che ho calcolato il loro numero, approssimativo: sono state circa 18mila!) il tuo scavalcare sempre le asperità, il servizio alla zia, tua mamma nel reale, la stanchezza mai troppo evidenziata, la pace che hai sempre trasudato, la visione del mondo retta, longilinea, mai fuori dalle righe, il canto, oh si quel canto che svegliava assopiti dalla quotidianità, l'amore per il cinema, il sapere distillato non troppo per non dare nell'occhio, le sere passate alla tv, la passione per gli attori americani, Mina e le sue canzoni. 
Cercherò di non essere triste mentre ti appresti a salpare, te lo prometto. Vorrei dirti tante cose ma ora ancora non riesco. Sei stato un leone, un combattente; continuavi a lavorare con dolori inimmaginabili che lenivi con la tua insuperabile positività. Sono stati anni bellissimi, e tanti lo riconosco, quelli che ho avuto la fortuna di vivere accanto a te. No, non voglio ancora parlarti da lontano, tu sei ancora qui, accanto a noi, che lotti forsennatamente contro le regole di questo gioco mai accettate, digerite e dannatamente impari. 
Sai che ci sono, mi guardi e da quell'incrocio di bulbi oculari ne hai la certezza. Non sarai solo, mai. Vedo, ma il velo lacrimoso a volte me lo impedisce, un uomo ancora al comando di sé stesso, forte, indomito ed incredibilmente elegante. Sono qui, in questa valle di lacrime, accanto a te: per imparare ancora, per abbeverarmi alla tua dignità, al tuo essere, a come riesci ad imbrigliare anche l'agghiaccio di questa fase della vita, la più cupa, la più temuta. Non certamente per te, che ne farai al solito leggiadria. 
Ti voglio tanto bene! 

Sulla via dell'abiura


La storia dei 49 poveri esseri umani trattenuti sulle due navi ong mi instrada verso un'abiura delle mie convinzioni politiche attuali. 
Il Cazzaro inizia a divenir pericoloso; lasciate le baggianate elettorali incomincia a tessere trame pericolose per la stabilità nazionale, in attesa di venir confortato dal plebiscito che, pare, il popolo sovrano gli riserverà alle prossime elezioni europee. 
Occorre, parlo dal punto di vista del Movimento, sganciarsi rapidamente da cotanto pusillanime prima che sia troppo tardi (forse lo è già)
Una politica scolorita, puerile, infantile, gozzovigliante attorno a promesse via via tradite: questo è quanto il Movimento 5 Stelle ha compiuto per via di scelte praticate in nome di un Contratto ad uso e consumo dell'ex Cazzaro, ora Razzista Imbelle. 
Messo a tacere il Delinquente Naturale, sazio per i buffetti sganciatigli nella vendita del pacchetto delle frequenze, Di Maio appare sempre più come un nocchiere sopra ad un'imbarcazione custodita in un museo navale: sciatto, incolore, sfanculante promesse distribuite in campagna elettorale in forma e tipologia paragonabile alla smargiassata classica, tipica di un Sbardella di altri tempi. Nessun riferimento alla lotta all'evasione, cancro sistemico e delittuoso scialacquio di risorse; nessuna capacità di voltar pagina veramente, allontanando sciacalli e boiardi. Nessuna caccia seria a tutti coloro che come amebe orbitano attorno al bene pubblico. Solo facciate rette da pali come sui set dei film western. Una delusione, un dolore vedere sciogliersi al sole un ideale che avrebbe potuto sovvertire gli antichi sistemi fognari, retti a turno dai devoti del Puttaniere e da quelli del Grullo. 
Non si governa così un paese, scendendo a patti con un razzista, uno scempio democratico di tale portata come è l'ex Cazzaro ora divenuto un pericolo democratico. 
Occorrerebbe il coraggio di staccare la spina, riandando a votare ma, le scempiaggini tipo la Tap, le concessioni minerarie, l'arzigogolo delle pensioni, la volatilità del reddito di cittadinanza uniti a questo epocale vento razzista sparso a gran mani dagli incolti leghisti, ha minato definitivamente la possibilità di un nuovo trionfo del Movimento. 
Non resta nulla attorno a Salvini in grado di contrastarlo. Niente e nessuno, né quantomeno una valida e dignitosa opposizione. Non resterà che disinteressarsi totalmente del teatrino indegno romano, curando il proprio orticello e deponendo speranze riposte in ciabattini della democrazia. Un'abiura dequalificante cultura e senno, per un sonno glaciale, un tramonto d'ideali a scapito di piaggeria ed affarismo.
Una prece.  

Solidarietà


Piena solidarietà al giornalista Federico Marconi e al fotografo Paolo Marchetti de l'Espresso picchiati da fascisti di Avanguardia Nazionale e Forza Nuova, riuniti per commemorare al cimitero del Verano non mi interessa cosa.

Strane deposizioni



lunedì 7 gennaio 2019

Differentemente


Hai voglia di girarci intorno! Siamo diversi, ognuno si raffronta con le sue spine nel fianco in modo differente. C'è chi è freddo, quasi glaciale, accetta la sorte, il giro attorno della vita, i suoi svarioni, l'ineluttabilità. Già, l'ineluttabilità: tutto finisce, forse con un nuovo inizio, ma finisce. Gli anziani avvertono questo gorgoglio tipico del lavandino che si sta per svuotare, l'epilogo di ogni vita animale su questo pianeta. Gli umani come noi se ne rendono conto, a differenza delle altre specie. Facciamo finta di nulla, quasi ci scordiamo di avere un appuntamento, finale, con la cessazione di ogni pensiero, di ogni attività corporale. Ci abbelliamo in continuazione, sforzandoci di dimostrare sempre meno anni. E questo bluff a volte riesce a saziare, a colmare il vuoto scaturente dal pensiero della fine, certa, ineludibile. 
Scartando l'imponderabile, vedi meteorite che ti colpisce sul marciapiede, mettendo da parte l'immane dolore per repentine dipartite, affrontare il capolinea di un proprio caro, porta il cuore e la mente a voli pindarici difficilmente descrivibili. 
Aborro l'idea, invalidante e tristissima, dello slalom di molti, che non critico ma rispetto, i quali, arroccandosi sulle frasi fatte "però insomma la sua vita l'ha vissuta" tendono a lenire un distacco sempre più vicino, avvertibile da persone molto sensibili e a cui credo d'appartenere. Non conta, e questo ripeto è un mio parere, che un tuo caro viva settanta, ottanta, novanta anni: l'unicità dell'affetto, l'essenzialità di uno sguardo, la tipologia stordente dell'amore che si nutre per un padre, una madre, un figlio, un nonno sono esenti dal passare del tempo. Ciò che è, non sarà più. Nulla e nessuno potrà colmare un distacco, un saluto finale. La mancanza si farà sentire sempre e a nulla servirà rinvangare ricordi, sorrisi, felicità offuscate dall'addio. Sono fondamentalmente fiero, anche se la fierezza non porta da nessuna parte, di pensarla così e, ri-ripeto: senza giudicare nessuno in merito, non ho mai, ne avrò in futuro, voglie e rimpianti per essere stato formato in quella glaciale fattura che non riesce a passar sopra a catastrofi di tal portata, a sconquassi oltremodo devastanti, privazioni uniche, a cui penso mi esporrò con tutto me stesso, senza ripari in porticcioli effimeri, sollazzi di pensiero che non si confanno all'idea che ho del legame generazionale. Non perché sia migliore di altri. 
Perché son fatto così.