venerdì 19 ottobre 2018

Parole sante!


Niente sbadigli o il popolo si ribellerà

di  Roberto Faenza 

Azionando il telecomando mi sono imbattuto in una cosa che si chiama Grande Fratello, versione Vip. Sono rimasto così scioccato da sentire l’esigenza di confrontarmi con i lettori del Fatto, ammesso che qualcuno di voi guardi quella roba. Una volta Very Important Person si usava per persone di rilievo. Già, dopo aver visto Crozza imitare la coppia che ha mercificato il povero neonato, mi chiedo perché non intervenga il Tribunale dei minori per levare l’innocente pupo dalle mani dei due venditori. Chi abusa del proprio bebè per far quattrini è degno della patria potestà?

Quanto al Grande Fratello per trovare qualcosa di simile bisognerebbe rivedere Freaks, lo straordinario film di Tod Browning, ambientato nel mondo circense. Mentre nella pellicola si aggirano saltimbanchi senza gambe, macrocefali e mostruosità varie, nel rodeo televisivo è di scena una pseudo marchesa, una contessa che sembra una battona, bellimbusti che piangono a orologeria, ex dive che pur di apparire sono pronte a vendere l’anima, parolieri di talento trasformati in macchiette, cantanti senza voce, giovanotti di bella presenza pronti a esibire i glutei a patto di non doversi esprimere. Un caravanserraglio che nemmeno Fellini, pur uso alla varietà del circo, avrebbe potuto immaginare. Che dire poi di quella showgirl che, dopo aver appena perso un figlio, ritiene sia il palcoscenico l’unico luogo dove sentirsi in pace? Ammetto che dovrei essere aggiornato e guardare anche le trasmissioni delle varie De Filippi, D’Urso, Venier, le nostre regine dei colpi bassi. Se questo è ciò che allieta le masse, per fortuna piace anche Piero Angela. Non che l’uno escluda l’altro, ma il tema della cultura catodica non può essere lasciato al sarcasmo. È qualcosa di profondo che esprime lo spirito dei tempi, una deriva a cervello spento, non priva di effetti collaterali.

Inutile che il Codacons domandi la chiusura delle trasmissioni più becere. La compagnia degli orrori è seguita da milioni, pronti a protestare qualora le vietassero. Viene in mente il Nobel Vargas Llosa quando, di fronte a spettacoli indegni spacciati per meritevoli, ebbe l’impressione di essere lui a non capire ed “essere diventato uno stupido”.

Il trionfo del trash è ormai assurto a categoria estetica. Osservando meglio il campionario ho ravvisato non poche somiglianze con gli antichi giochi al Colosseo. Anche lì il pubblico accorreva per assistere al primo grande show improntato al sadismo estremo. Nani che a un cenno dell’imperatore si esibivano sino a cadere tramortiti, gladiatori che si squartavano a vicenda, teste mozzate che volavano, schiavi crocifissi, sangue che scorreva a fiumi per la gioia degli spettatori, mentre sugli spalti si assaporavano abbondanti grigliate di carni arrostite.

Già allora vigeva il reddito di cittadinanza, se è vero che oltre 150.000 romani vivevano sulle spalle dello Stato. Di quelle antiche gesta hanno scritto con dovizia di particolari Svetonio e Marziale.

A leggerli sembrano le recensioni dei nostri cronisti televisivi. Quanto più gli spettacoli erano atroci, tanto più le masse andavano in visibilio. E quando si trattava di mandare a morte o salvare, il pubblico era felice di votare per questo o per quello, esattamente come fa oggi l’audience di X-Factor, quando si alza in piedi come allo stadio per gridare in favore del proprio beniamino o mandare al macero il rivale. “Il popolo che sbadiglia – scriveva Svetonio – è maturo per la rivolta”. Non lasciamo sbadigliare i nostri teleutenti, facciamo scaricare loro rabbia e frustrazioni.

È un diversivo sempre efficace. Metti mai che gli venga voglia di ribellarsi.

FdM


L’europarlamentare Rosa D’Amato iscritta automaticamente al torneo FdM (Figure di M...)

venerdì 19/10/2018
BUCCE DI BANANA
M5S vuole abolire i vitalizi nell’Ue

L’europarlamentare M5S Rosa D’Amato, ricordando come “prima la Camera dei Deputati e poi il Senato della Repubblica hanno tagliato i vitalizi riservati alla classe politica” si è rivolta in una lettera a tutti i parlamentari di Strasburgo invitandoli a “seguire l’esempio virtuoso che arriva dall’Italia e adeguare il trattamento previdenziale anche dei parlamentari europei”. “La nostra proposta - ha spiegato- è semplice: cambiare al più presto l’articolo 14 dello Statuto dei deputati del Parlamento europeo che disciplina il trattamento pensionistico degli eletti. Abbiamo presentato una proposta di risoluzione e inviato una lettera al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, ma non abbiamo avuto nessuna risposta”. La risposta è arrivata invece dal servizio stampa del Parlamento Europeo, che in riferimento alla nota ha precisato che “Gli eurodeputati non hanno diritto ad alcun vitalizio, cioè un’erogazione mensile godibile alla fine del mandato parlamentare, ma solo a un trattamento pensionistico che inizia ad essere erogato al 63esimo anno di età”.

Non ce l'ho fatta!

Ammetto di non avercela fatta! La domanda di questo megaburocrate era troppo invitante. Chiedo venia!



Appello


Dai raga, non è che adesso ogni cinque minuti dovete fare la commedia di fingere di litigare per poi far ingoiare il rospo all'altro che si giustifica coi suoi favoleggiando sul fatto che altrimenti il governo sarebbe crollato! 
Dai, che lo spread sta andando forte! Finite questa sceneggiata e levate di torno quel condono in puro stile puttanier-fromboliere! 
Dai su che non siamo mica degli orfini!

Irritato


giovedì 18 ottobre 2018

Cresce l'onda


Cresce a dismisura la mia incazzatura per vicende ospedaliere a cui ho assistito, da parente, a cui atterrito ho dovuto gustarne l'acidità, il mix di sapori nauseabondi, frutto di un cocktail con ingredienti quali disorganizzazione, incapacità e, soprattutto, menefreghismo. 
Non è ancora il tempo di far nomi, raccontare fondati e provati episodi al riguardo per un'ovvia ragione legata al fatto che mio padre è ancora ricoverato. 
Da spettatore allibito ho visto il procrastinarsi di un semplice esame di giorno in giorno, di volta in volta fino a raggiungere l'incredibile ritardo di ben 16 giorni! 
Sedici giorni composti da dolori lancinanti, da notti in bianco, da lamenti biblici, senza che nessuno facesse qualcosa di serio se non il nascondersi dietro a degli antidolorifici. 
E badate bene: eravamo sempre presenti, ogni giorno, ad ogni ora, solleticando la professionalità degli operatori, sollecitando cambi di flebo esaurite, chiedendo pareri e consigli. Eppure, l'inefficienza dettata dal lassismo del reparto a fatto sì che l'esame che ha permesso lo sfanculamento del catetere, sia avvenuto a distanza di sedici dannati giorni dal ricovero.
Attendo e ricerco cause, concause, fatti, riferimenti, date, spiegazioni perché la voglia di partire al galoppo verso una giusta svergognata di questi inetti, è enorme. 
Penso pure a chi, essendo solo, senza affetto, senza visite negli ospedali italiani deve subire questa presunta incapacità ad attivarsi celermente per lenire sofferenze e problematiche di salute. 
Certo, non tutti per fortuna indossano il camice attendendo la busta paga, ci mancherebbe! Provare però sulla pelle di un caro l'insensibilità, la superficialità, una tetra e lugubre professionalità, porta ad assolutizzare, a far di tutta l'erba un fascio. 
Tengo dunque ancora il riserbo, non esplicitando oltremodo particolari e nomi; pur soffrendo preferisco il silenzio sulla vicenda, attendendo miglioramenti e quant'altro. 
Ma quando sarà il momento darò fiato alle trombe!  

Pensierino


Siamo dunque arrivati dove dovevamo giungere, nel tempo inane, dove bivaccano "i nani inani" che sono ovunque, maggioranza ed opposizione che sia. Culturalmente la distorsione di una normale socialità è stata soppiantata da un'invereconda corsa al vuoto contornato dal nulla: se pensiamo che sei milioni di poveri, dati Istat, dovranno rimanere poveri, senza speranza, perché ce lo chiede l'Europa, se ai miserabili nulla potrà essere elargito per non inficiare il presunto benessere delle generazioni future, allora è chiaro e limpido che l'inane ha spudoratamente vinto questa guerra ideologica fondata, negli anni, dal sopruso, dalla strizzatina d'occhi dell'amico dell'amico dell'amico, dall'accaparramento vigliacco di pochi su una moltitudine stordita per lustri dalla selvaggia, e lucrosa, campagna mediatica demenziale atta appunto ad ammansire cervici per il bene comune dei soliti noti.

I poveri devono necessariamente rimanere poveri, come l'India delle caste insegna, i lavoratori, veri, andare in pensione a 67 anni, e magari qualcuno spera pure in precoci dipartite, visto l'amorale e nefasta tipologia d'attività che molti in questo millennio sono costretti ancora a sostenere ed accettare, per sbarcare il lunario.

Se Marchionne, pace all'anima sua, è il santo del giorno, se culturalmente s'accetta senza blaterare che un magnaccia messo a capo di una multinazionale guadagni centinaia di volte la paghetta di un suo infimo subalterno, se continua ad essere rosea la vita di chi accumula cariche, pensioni dorate, privilegi alla Re Sole senza venir preso giustamente a calci per il culo, allora sì, dai diciamocelo, questa "era inane", con "i nani inani" pullulanti, ha clamorosamente vinto, stravinto alla grande, in un trionfo tipico di Roma antica.
A chi credeva e sperava in ciò che oramai viene considerato quisquilia, fregnaccia, polvere di stelle, non resta che cambiare canale, gustandosi magari un meraviglioso Grande Fratello Vip, perché la sorte, l'avvenire, la storia non gli appartiene; è gestita, centellinata, liofilizzata da dorati specialisti in materia, esperti senza pari, navigati timonieri: i nani inani, appunto.