sabato 2 aprile 2016

Frontiera


"Non sapevo nemmeno che la Guidi avesse un fidanzato!"

Ecco la frase della "fatina" mnemonica Boschi, ecco lo spartiacque tra la plebe e la casta, la differenziazione modello India tra noi e questi neo-Marchesi del Grillo (io son io e voi non siete un cazzo!)
La figlia dell'ex vicedirettore di Banca Etruria che ha sciacallato sul popolino, ed è stato già multato per 142mila euro dalla Banca d'Italia ed ora accusato per bancarotta fraudolenta, con il suo viso solare, con i suoi modi gentili, fiabeschi, burrosi, gioca alla santarellina innocente, pudica, timorata, pia, gioca in forza del teorema castale volente che noi poveri gnorri, cullati da media proni ai voleri del guitto fiorentino, ci facciamo trasportare, lasciando che ci obnubilino menti e cuori, dentro il magico ed artefatto mondo della Balla Colossale, dei sotterfugi inavvicinabili, aspettando che "lor signori" lancino briciole e pagnotte rafferme per questo popolino sempre avulso dal pensiero, dalla vita e dal bene pubblico.


La magica Maria Elena spara bugie ben sapendo di trovare terreno morbido, inconsistente, levigato da onde mediatiche fuorvianti, da programmi tanto beceri quanto ammorbidenti psiche e pensiero. Tutto questo sistema è perfetto, inossidabile, inattaccabile, immarcescibile. 
Sanno "lor signori" con chi hanno a che fare. Possono permettersi il lusso di spingersi sempre oltre quello che ritenevano il limite invalicabile. 
Che una ministra non sappia il conflitto di interessi, putrido e nero come l'olio da estrarre, che vige tra una Guidi messa lì dalla dettante leggi pro-loro, Confindustria, imposta all'Egoriferito dallo zio pervertito, dovrebbe essere una palla di dimensioni così grandi da far scendere persone per bene in strada, con lo scopo di mandarli tutti a fare in culo.
Qui da noi no! 

Qui vi è solo l'attesa spasmodica per la prossima puntata dell'isola dei famosi, con tette, culi e battacchi al vento e per il gusto di piangere al sabato sera, grazie a Mario De Filippi e alla sua iniezione soporifera che ci fa tanto voler bene alla Fatina delle Palle Azzurre!

venerdì 1 aprile 2016

Bis!!!


Ve lo ricordate il Tweet più sganasciante della Storia? Vi ricordate le spanciate sperticate di risa che inondavano le stanze, le piazze, i comuni d'Italia, d'Europa, del Mondo? Ma, tradotto e con presenza di vita, avrebbe fatto scompisciare extra terrestri su Saturno, sulle Galassie lontane. Pare che avessero riso pure nei Cieli! Si dice che S.Francesco e S.Antonio abbiano dovuto ricorrere alle cure dell'Arcangelo Raffaele, tanto grande fu l'ilarità.
Il commento nacque dalla scoperta fatta al Cern di Ginevra sulla velocità superiore alla luce, riscontrata nei neutrini. 
Orbene, non il pizzaiolo di Capri, non il carpentiere di Bergamo, con tutto il rispetto per le loro nobili arti, non un musicista o un pattinatore, un funambolo, uno speleologo da 6 mesi in caverna, bensì lei, l'allora ministra dell'Istruzione, lancio questo tweet:

«Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro».

Perché ricordo ciò?
Perché Mariastella Gelmini ha colpito per l'ennesima volta, lamentandosi delle multe della giunta Pisapia a Milano, secondo lei troppe e pretestuose, si è fatta riprendere davanti ... a 3 auto in sosta vietata!!!!
Guardate il video, cliccando sul link qui sotto!!


Propongo di istituire un premio Gelmini per esaltare le più grandi baggianate mondiali! Avrebbe un successo stratosferico!!

Affetti



Coniugazione



giovedì 31 marzo 2016

Remember



Preso!


Da tempo immemore l'ho scanzonato. Fingevo dialoghi tra lui e i compari paonazzi in cui si lamentavano di aver poco caviale, si schernivano della povertà.
Ricordo vignette in cui questo boss paonazzo, quand'era Segretario di Stato, portava libri da leggere a Papa Benedetto XVI al fine di distoglierlo dalla quotidianità che il nostro, teorizzavo, gestiva in modo quasi illegale, presuntuoso ed onnivoro.
Lo chiamavo il dottor Bertone, che è anche cardinale, evidenziando quindi la sua vera mansione, l'intrallazzatore per fini non prettamente caritativi, così almeno parrebbe. 
Ma, come sempre, la realtà ha superato la fantasia, il cazzeggio polemico e a volte fuorviante, insomma: la satira.

Potevo io allora immaginare che questo dottore, che speriamo cessi di essere anche cardinale, avrebbe potuto farsi girare 422mila euro, dalla Fondazione Bambin Gesù che si occupa della cura dei bambini malati? 

Potevo arrivare a ipotizzare che sempre codesto finanziere, in paonazzo, destinasse quella cifra vomitevole (quattrocentoventiduemila euro!!!) per ristrutturarsi la magione all'interno del "VaticanoAlìBabà" di centinaia di metri quadri e con una terrazza che grida vendetta e che pare abbia fatto incazzare anche tal Giovanni di Pietro Bernardone, conosciuto come Francesco d'Assisi e noto per la sua mansuetudine, la sua santità, il suo amore per pace, natura e creato, e che pare abbia dato un calcio in Paradiso ad un candeliere, visionando le immagini della bicocca del nostro boss paonazzo?

Potevo fantasticare che in seguito a degli spifferi provenienti da libri scritti dai baldi Fittipaldi e Nuzzi, i quali sono stati incriminati per aver portato a galla nefandezze macroscopiche che in qualsiasi altro luogo non sulla carta santo come il Vaticano, gli avrebbero riservato ovazioni, pacche sulle spalle ed applausi, mentre invece in quei meandri subiscono un processo, il nostro cardinale, per discolparsi, dichiarò di aver tirato fuori 300mila euro dai suoi risparmi ed inoltre di aver effettuato una donazione alla Fondazione Bambin Gesù di 200mila euro, dimenticandosi che qualcuno avrebbe potuto riflettere sul fatto che un cardinale, un uomo votato al servizio della Chiesa Universale, potesse aver incamerato mezzo milione di euro ed oltre, considerando che sicuramente il nostro non sia andato in bolletta per l'esborso? 
Come cazzo avrei potuto immaginare tutto questo? 

Nemmeno Spielberg, i Fratelli Grimm, Walt Disney sarebbero arrivati a tanto! 
Nemmeno sbronzandosi in taverna, Odifreddi, noto ateo, avrebbe potuto costruire una merdosa storia quale è stata tutta questa serie "Bertone ed il restauro alla faccia dei bimbi malati". 
Nessuno, neppure dei satanisti incalliti potevano scendere fino a queste tetre profondità di malaffare, ove il diabolico è tanto presente da far inorridire coscienze e cuori di persone per bene. 

Il dubbio, simile alla presenza o meno di Satana nel mondo, ha creato uno stallo in merito tale da calmare le acque e le polemiche sul personaggio. 

Fino ad oggi.

Perché grazie agli eroici giornalisti de L'Espresso, ora sono saltate fuori le prove. 
Prove sbugiardanti il dottore paonazzo. Prove inconfutabili tramite carteggio tra lo scellerato economista cardinale e il suo beota e prono adepto Profiti, a capo della Fondazione Bambin Gesù. 
Consigliandovi di leggere L'Espresso in edicola, ecco la lettera di Profiti a sua Eminenza, si fa per dire:





Sarebbero a carico della Fondazione, si legge. 
Togliamo soldi alle cure dei bimbi malati e ci occupiamo della sua futura dimora, si rilegge.

Par di sognare! 

Ma il nostro, che sempre ha dichiarato di essere all'oscuro di tutto come ha reagito a questa missiva? 
Già! Come ha risposto? 
Ma dai, a tutto c'è un limite! Vuoi che un degno cardinale non rinunci, adirato, ad una proposta tanto oscena quanto terrificante? Vuoi che non esorti la Fondazione ad aumentare sforzi e denari per curare i piccoli infermi, colpiti da malattie terribili, piangenti, sofferenti?
Dai! A tutto c'è un limite! 

Mica vero...


  Al di là dell'intento di risarcire tale esborso, eseguito in seguito solo perché cuccato dal giornalista Fittipaldi e per un importo di 200mila euro contro i 422mila accertati delle spese accollate alla Fondazione, il fatto principale della missiva è un altro: Bertone sapeva. Ne era al corrente. Forse, pare, ne fosse addirittura l'ispiratore. 

Pazzesco! 

Altra lettera: la ditta incaricata dei lavori che chiede a Profiti di subappaltare i lavori a società straniera, con sede a Londra. La Castelli Re è di proprietà di Gianantonio Bandera, amico personale di Bertone, nominato tempi addietro quando il paonazzo era cardinale di Genova, membro del "Magistrato della Misericordia" (mi viene da ridere più che se stessi vedendo Muraglie con Stanlio e Ollio! Misericordia! Ma fatemi il piacere, cialtroni!) che amministra beni immobili della chiesa ligure. 


E Profiti che naturalmente accetta la proposta e paga da conti accesi dalla Fondazione presso lo IOR (mammaliturchi!) e l'APSA (al peggio non c'è fine) su estero, per motivi riconducibili alla cattiva situazione finanziaria del Castelli.



Dopo tutto quanto enunciato, mi è preso un'angoscia indescrivibile, un'amarezza nauseante, un'apatia figlia di questi traffici tanto beceri da sconvolgere coscienze anche se fossero stati compiuti da malavitosi della peggior specie, figurarsi da un cardinale. 

Buona giornata. Anche se sarà duro rimaner in cresta! 

Tassista Selvaggia


Allego un articolo di Selvaggia Lucarelli sui tassisti pubblicato sul Fatto Quotidiano di ieri


Oggi su Il Fatto ho raccontato alcune mie disavventure (certe davvero surreali) con i tassisti : 

So bene che i tassisti sono una categoria suscettibile e che tutto quello che scriverò potrà essere utilizzato contro di me alla prossima corsa, ma essendo uno dei principali foraggiatori del servizio taxi del paese, sento il dovere di invitare la categoria a farsi due domande su alcuni rappresentanti. Se poi alla prossima chiamata allo 028585 mi sentirò rispondere un bel “Ma va a caghèr” di verdoniana memoria, capirò che la mia raccolta di aneddoti sui tassisti non è stata accolta come un invito a migliorarsi ma come un attacco indiscriminato al servizio. (che non è)

Aneddoto 1) Chiamo un taxi a Roma alle due di notte. Arrivo davanti al mio hotel dopo pochi minuti di corsa. Sono dodici euro e settanta. Cerco i due euro e settanta frugando nella mia borsa sul cui fondo c’è costantemente il pil della Serbia in spicci e li porgo al tassista assieme ad una banconota da 50 euro. Il tassista fissa la banconota con disappunto. Io riguardo atterrita quello che gli sto gentilmente porgendo pensando di aver tirato su dalla borsa un assorbente con le ali per sbaglio, ma per fortuna realizzo che si tratta proprio della banconota. Il tassista scuote la testa e fa: “Eh, non ho il resto mi dispiace!”. “Non ha 40 euro di resto? Guardi, le ho cercato due euro e settanta!”. “No, non ce l’ho 40 euro di resto.” “E che si fa? Ha il bancomat?”. “No.”. Comincio a innervosirmi. Gli avessi sfoderato una banconota da 500 euro avrei capito, avessi deciso di pagare in gettoni d’oro avrei capito, avessi proposto di pagare la corsa con dei centrotavola in uncinetto avrei compreso, ma il disappunto per una banconota da 50 euro mi sfugge. Dopo vari mugugni il tassista decide che cambierà i soldi nel mio hotel, per cui scortata dal tassista alle due di notte, chiedo a una gentile receptionist di cambiarmi la banconota. Il tassista, accontentato, se ne va pure vagamente scocciato per il disturbo arrecatogli. Ho avuto meno problemi a farmi dare il resto dal distributore self service di patatine di Italo, il che è tutto dire.

Aneddoto 2) Milano. Chiamo un taxi all’una di notte per andare a Malpensa. Visto che ho un aereo alle sette della mattina ho deciso di dormire nell’hotel di fronte al Terminal 2. Il tassista mi chiede dove devo andare. Rispondo “Hotel Moxy, a Malpensa”. “Malpensa non è un paese.”. “Beh, immagino che la località in cui si trova l’aeroporto di Malpensa la conosca”. “Sì ma lei deve andare in un hotel non in aeroporto.”. “L’hotel è di fronte al terminal 1”. Silenzio. Poi il tassista parte e accende il tassametro. Ho già capito dove vuole andare a parare ma taccio. Arriviamo all’hotel il cui ingresso è dall’altra parte della strada rispetto agli “Arrivi” di Malpensa. Il tassista: “Sono 112 euro”. “Io: “La tariffa fissa per l’aeroporto è 90 euro.”. “Sì ma questo non è l’aeroporto, è un hotel”. “Guardi, faccia un’inversione e mi lasci agli arrivi così risolviamo la cosa perché non sono una turista e non mi faccio prendere in giro”. “Mi ha preso per un pezzente?”. “No, per un disonesto”. Seguono provocazioni varie alle quali non replico. Per la cronaca, l’aeroporto di Malpensa è nel notissimo comune di Ferno. Appuntatevelo che se salite su un taxi per Malpensa e non vi va google sul cellulare, lo scherzetto potrebbe costarvi 20 euro di supplemento.

Aneddoto 3) Roma. Chiamo un taxi di mattina per andare alla stazione. Ho due valigie. Arrivata a destinazione leggo “12 euro” sul tassametro. Il tassista: “Sono 14 euro”. “Perché 14 euro?”. “Perché ha due valigie”. Replico che alcuni tassisti a Roma fanno pagare un euro dalla secnda valigia in poi, altri non fanno pagare le valigie e che comunque non si capisce nulla. Il tassista comincia a suggerirmi di fare il lavoro mio che lui fa il suo, di fare pace col cervello e infine aggiunge anche la velata minaccia: “E se continua le aggiungo pure tre euro e cinquanta per la chiamata più il supplemento stazione che sono tre euro, visto che le sto a fa’ pure un favore.”. In pratica, il tassametro diceva 12 euro a io ne avrei dovute pagare 20, 50 secondo i supplementi fai da te del tassista romano.

Aneddoto 4) Ovvero i tassisti e il loro travagliato rapporto con le carte di credito. Aeroporto di Linate. “Buongiorno, ho solo la carta di credito, ha il pos?”. Silenzio. “Dove deve andare?”. “In Corso Garibaldi”. “Ah, allora no”. Genova. “Buongiorno, ho solo la carta di credito ha il pos?”. “Sì ma per il pagamento con carta sono tre euro di supplemento”. Milano/Roma e ogni città d’Italia. “Buongiorno, ho solo la carta di credito, ha il pos?”. “Sì”. Arrivati a destinazione il tassista accende il pos. Il pos non ha linea. Il tassista sposta l’auto in cerca di linea. Transazione rifiutata. Transazione rifiutata. Transazione rifiutata. Alla fine si va a un bancomat e pago in contanti.

Aneddoto 5) Milano. “Buongiorno”. “Buongiorno”. “Scusi ma perché il tassametro è già a 12 euro?”. “Non trovavo la sua via!”. “Eh, ho capito, ma non è colpa mia”. “E allora può scendere se vuole!”. Scendo.

Poi ci sarebbe il tassista che non conosce il nome della via che gli indichi e si scoccia come se tu gli avessi chiesto un passaggio per Narnia, poi quello che voleva convertirmi a Geova e così via, in un tripudio di aneddoti che potrebbe andare avanti a lungo. Per ora mi fermo qui, sicura che i tassisti capiranno l’utilità di individuare le mele marce e il mio contributo alla causa. In caso contrario, amici tassisti, mi accontenterei di ricevere qualche insulto in meno della ex manager di Uber.