domenica 8 novembre 2026

La visione di Elena

 

Così il grido dei ragazzi è silenziato dalle élite


di Elena Basile 

Le manifestazioni per Gaza prima, contro la guerra e l’austerità oggi, incarnano una speranza. Sono stati i più giovani a dare il via a metà ottobre. Si sono aggiunti gli universitari, gli anziani, intere famiglie. Malgrado l’atomizzazione della società fluida, malgrado il nichilismo narcisista dei social e dei talk show, a dispetto del pensiero unico dei media che leva l’ossigeno, malgrado l’intellighenzia accusi i giovani di non nutrire il nazionalismo guerriero, ebbene forse proprio a causa di tutto questo, le piazze si sono riempite.

È commovente ascoltare un ragazzo di diciotto anni spiegare ai politici maturi e ingrigiti che i giovani hanno bisogno di futuro, di vita e non di guerra, di scuole e non di cannoni, di lavoro e non di austerità, di Stato sociale e non di capitalismo selvaggio, di politiche che riportino al centro la persona, i diritti dei popoli europei contro i privilegi dell’1%, delle lobby della finanza che nelle guerre cercano i propri profitti e il mantenimento dei rapporti gerarchici tra Stati e al loro interno. Gli studenti e i professori, gli agricoltori e i trasportatori, la società civile che lavora, paga le tasse e non arriva a fine mese, i precari e gli immigrati sono insieme. Con un’inflazione al 5% il ceto medio salariato è impoverito. Il contratto sociale nel capitalismo finanziario si è rotto. Non solo per chi abita le periferie e per gli immigrati ma per i ceti sociali che compongono il mosaico articolato delle società terziarie. Il patto tra anziani e giovani è minacciato al suo interno. Incarichi e pensioni degli anziani entrano in collisione con i contratti di lavoro senza garanzie per i nostri figli.

Naturalmente la stampa della destra populista ha posto l’accento sulla violenza dei pochi e su mal identificate manine esterne. La stampa di regime progressista ha snaturato la rivolta concentrandosi sulle singole battaglie, una volta l’alloggio, l’altra la scuola oppure l’assistenza ospedaliera agli anziani, cercando di strumentalizzare la protesta a vantaggio delle destre tecnocratiche (l’eterno centrosinistra veltroniano), pronte a prendere il cerino, ad andare al governo. Sia chiaro: la società civile si oppone alla sciagurata politica della Nato di espansionismo aggressivo verso la Russia, contro le sanzioni e la fine della cooperazione energetica, contro il terrorismo di Stato di Israele a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, contro l’attacco statunitense al Venezuela e all’Iran. Si tratta di gente per bene, signora Presidente del Consiglio, che chiede rispetto per il diritto e condanna dell’autoritarismo. Si tratta di gente normale, signora Schlein, che non comprende come l’invio di miliardi in armi a Kiev possa aiutare la pace e rimane attonita di fronte al conformismo dell’élite al potere in Europa e ai suoi doppi standard. Se si danno armi a Kiev, dobbiamo darle anche a Hamas? Al Libano? Al Venezuela? All’Iran? Un ragazzino di diciotto anni queste cose le capisce al volo e non si beve la propaganda demenziale. Le classi lavoratrici stanno scendendo in piazza contro il neoliberismo che imperversa dagli anni ottanta, e che è stato suggellato dal Trattato di Maastricht, da una Ue burocratica, classista e tendenzialmente autoritaria che non ha nulla da condividere col sogno federalista e sociale europeo. I popoli hanno bisogno non di politiche procicliche, di tagli agli investimenti ma di uno Stato che pianifica e persegue il bene comune. Gli occhi limpidi di questi ragazzi considerano la politica europea asservita ai profitti dei pochi, dei giganti della tecnologia che non pagano le tasse, delle élite che si spartiscono gli incarichi politici e manageriali. Hanno visto morire i palestinesi in streaming, hanno ascoltato le minacce di crimini di guerra da parte di Trump, hanno osservato la vigliaccheria delle élite europee pronte a criminalizzare i nemici di Washington e a perdonare gli alleati, anche i più criminali. Una generazione ha dato la sveglia a tutti coloro che si sentono sacrificati, sacrificabili e impotenti. “Non andremo in guerra per i vostri profitti!”. Questo è il grido che riassume il disagio delle folle in Italia come negli altri Paesi europei.

Dove sono le istanze politiche che potranno rappresentare le esigenze di quel 90% condannato dai neocons di Washington e dal neoliberismo dell’Occidente? Esistono movimenti e partiti minoritari. Non vedo un’alternativa organica, coerente, culturalmente valida in Europa. Temo che le alleanze con i socialisti europei saranno necessariamente nel segno della continuità così come l’arrivo di un Democratico alla Casa Bianca. Non mi piace il massimalismo ma detesto la mancanza di strategia, il compromesso fine a se stesso, incline a riempire le poltrone e non a formulare politiche in grado di raggiungere i molteplici obiettivi che i nostri ragazzi hanno indicato. Non si può ripetere eternamente lo stesso errore, aspettando risultati diversi.

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