martedì 3 novembre 2026

L'Amaca

 

L'attentato

contro il pane


DI MICHELE SERRA


Chiunque sia, e qualunque fine si proponga, chi attacca i depositi

refrigerati della grande distribuzione allo scopo di far marcire il cibo va

sprofondato nel girone degli spregevoli. Colpire il pane è altamente

simbolico e orribilmente vile, immaginare quelle tonnellate di cibo rese

guaste dolosamente stringe il cuore, rimanda al lavoro di chi lo ha

prodotto e alla fatica economica di chi deve comprarlo.

Per i nostri vecchi sprecare il pane era peccato, e dei tanti precetti e tabù

che ci hanno lasciato questo me lo tengo stretto: il cibo è sacro perché è

sacro il ciclo della natura, che è il ciclo della vita. E nessuna

sovrastruttura economica e produttiva, nessuna giga-dimensione di un

deposito di alimenti può cancellare l'aura (di lavoro ma anche di festa)

che sprigiona dalle cose da mangiare: anche le più umili, le meno

costose.


Chiunque abbia vissuto il piccolo incidente domestico del freezer guasto

ricorda con sgomento e pure con rimorso (anche quando è immotivato: i

blackout non si possono prevenire) i resti melmosi e maleodoranti di ciò

che fu pesce, carne, verdure. L'esclamazione classica, in quei casi, è «che

peccato buttare tutta quella roba!», e va moltiplicata per mille, per

centomila pensando ai depositi, in giro per l'Europa, con montagne di

cibo ormai immangiabile.

Con la terribile variante che qui esiste un peccatore cosciente, che ha

trasformato il fresco in marcio, gli aromi della materia vivente nel puzzo

della decomposizione. Un crimine perverso che rende ancora più odioso

il movente (terrorismo ibrido? Avvertimento mafioso? Hackeraggio

sadico? Chissà). Tra le svariate violenze dell'epoca, l'attentato contro il

pane non è tra le meno ripugnanti.

 

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