La democrazia
è popolare
DI MICHELE SERRA
Essendo troppo lunga la lista degli imputati, imputo a me stesso di avere
creduto che le ragioni dei democratici di mezzo mondo fossero ridotte al
lumicino, e la prepotenza dei ricchi e dei forti fosse ormai la sola forza in
campo.
La giustizia sociale, l'uguaglianza, i diritti delle persone non sono ridotte
a illusione minoritaria, e quasi elitaria: così come vuole far credere, da
molti anni, l'oscena propaganda populista. Sono valori popolari. È il voto
popolare che ha sconfitto Trump. Il voto delle moltitudini alle prese con
la penuria economica mentre la Borsa si gonfia. Degli immigrati che
temono la persecuzione e la cacciata, e vedono nel razzismo dei bianchi
una minaccia diretta. Dei deboli che rifiutano di sentirsi colpevoli di
esserlo. Delle cosiddette lobbies lgtb eccetera che sono milioni di
persone e non accettano di essere ricacciate nel silenzio dal quale
provengono.
L'essenza della sensazionale risalita dei dem americani è bene espressa
nei comizi del nuovo senatore del Texas, Talarico. Qual è la minoranza
che minaccia i diritti del popolo? Gli ispanici? Gli islamici? I gay? No, la
minoranza che mette in pericolo la democrazia e i diritti è la ristretta
cerchia di miliardari che fa ala a Donald Trump.
Gli slogan hanno sempre qualcosa di semplificatorio e di brutale, ma
avere rimesso al centro della politica la questione della disuguaglianza, e
la lotta contro le oligarchie, è ciò che ha fatto rinascere i dem, specie
quelli di nuova generazione. È il loro ruolo storico, e se lo stanno
riprendendo. È un campo nel quale la destra, storicamente, non ha voce.
Non ce la può fare. Il populismo è solo una finzione, nessun potere forte
ha mai avuto paura della destra.
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