Anestesia generale
Chi ricorda la Procura generale di Milano di Francesco Saverio Borrellli (“Resistere, resistere, resistere”) e di altri monumenti della Giustizia italiana fatica a rassegnarsi all’idea che oggi quello stesso ufficio stia dando una prova tanto imbarazzante di sé sul pasticciaccio brutto su Nicole Minetti. I fatti, grazie al Fatto, sono stranoti. La grazia frettolosamente e incautamente concessa da Mattarella alla pluripregiudicata ex igienista dentale di B. si basa su un parere favorevole di 23 righe della Procura generale sullo “stile di vita successivo al reato che l’ha vista impegnata costantemente in attività umanitarie”, la “seria e concreta volontà di riscatto sociale”, la “radicale presa di distanza dal passato deviante” che fra l’altro era causato da B. e dai suoi “condizionamenti esterni ormai esauriti, da cui la condannata ha dimostrato di essere oggi persona impermeabile”. Purtroppo il Fatto ha documentato che erano balle: la Minetti ha continuato a esercitare il mestiere di prima, nel locale del compagno Cipriani a Ibiza e nella di lui tenuta a Punta del Este. Abbiamo intervistato Graciela, ex dipendente di Cipriani, che racconta di molestie da lei stessa subite e di festini per Vip con ragazze brasiliane, argentine e italiane selezionate e gestite dalla futura graziata. Prima in forma anonima e poi col suo nome al Fatto e infine in video a una tv uruguayana, racconta e riracconta ciò che ha visto in casa Cipriani, vincendo la paura per ciò che potrebbe accaderle in un Paese dove la vita vale pochi centesimi. E, in tv, aggiunge di avere altre cose da riferire, evidentemente ancor più gravi, che però dirà solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”.
Ma la Procura generale, dove il riesame del parere sulla grazia è affidato allo stesso sostituto che l’ha firmato, fa sapere che non la convocherà perché al suo racconto “mancano i riscontri”. Oh bella, ma se non l’hanno neppure ascoltato! Da quando i riscontri a un testimone si cercano (per escluderli) prima di averlo sentito? Eppure la donna, se vuol dire “certe cose” solo ai magistrati per non passare da “complice” di quanto ha visto e subìto, è perché pensa che si tratti di fatti illeciti ancor più gravi di quelli che ha raccontato ai cronisti. E se due ex colleghe le hanno scritto che è stata “molto coraggiosa” a denunciare e potrebbero confermare le sue parole, è perché i riscontri potrebbero fornirli proprio loro, se non bastasse la sua parola. O il problema è proprio che quei racconti smentirebbero il Pg e dunque Mattarella? È difficile immaginare un simile comportamento della Procura generale di 25 anni fa, con Borrelli al vertice. Ma probabilmente il problema non si sarebbe proprio posto, perché Borrelli non avrebbe mai avallato la grazia alla Minetti.
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