mercoledì 20 maggio 2026

Robecchi

 


Flotilla. Israele impunito: un problema che riguarda tutti, soprattutto Schlein


di Alessandro Robecchi 

Un ricercato dalla Corte Penale Internazionale, Benjamin Netanyahu, si è molto complimentato con il suo esercito per il rapimento di cittadini di numerose nazioni (una quindicina italiani) in acque internazionali, catturati a bordo di barche battenti bandiere di vari Paesi, in pratica un’invasione multipla di territori sovrani, molto simile a una dichiarazione di guerra. Se la rivendicazione di una simile azione terroristica fosse venuta da un qualsiasi gruppo armato del mondo, avremmo giustamente reazioni durissime da parte di ogni nazione coinvolta, mentre il rapimento da parte dell’esercito israeliano sembra ormai, anche dai titoli della stampa italiana, una routine consolidata, quasi ovvia, tollerata e in qualche caso approvata. In sostanza esiste un Paese, Israele, che gode della più sfacciata impunità, con cui tutti fanno affari, vendono e comprano armi, strumenti di intelligence e spionaggio, di cui sostengono le ormai insostenibili ragioni, a cui è perdonato un genocidio, l’invasione di altri Stati, l’apartheid, la tortura, l’infanticidio. Senza una minima sanzione, senza un minimo provvedimento di censura.

Il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, ha balbettato da par suo le solite stupidaggini, come la timidissima richiesta a Israele di “rispettare il diritto internazionale”, quello stesso diritto internazionale che – parole sue, lo disse in tivù senza vergogna – “conta fino a un certo punto”. La famosa Europa, zitta anche lei, incapace di mettere anche solo un piccolo argine al terrorismo internazionale praticato da Tel Aviv. Anzi, numerosi parlamentari europei (e anche italiani) sono iscritti ad associazioni, istituti e lobby israeliane che appoggiano apertamente le posizioni colonialiste e suprematiste, vanno e vengono da Tel Aviv in amichevolissime missioni in cui stringono mani ai sostenitori del genocidio di Gaza, perorano senza tregua la causa di Israele, non dicono una parola sull’invasione del Libano, sull’annessione violenta della Cisgiordania, oltre che naturalmente sull’aggressione all’Iran.

Proprio durante l’arrembaggio delle forze speciali israeliane a barche pacifiche in acque internazionali, il Consiglio comunale di Milano, ha votato per confermare il gemellaggio con Tel Aviv. In un primo momento, il Consiglio aveva votato per sospenderlo, ma il sindaco Sala aveva deciso da solo. Poi, nuova votazione, questa volta con esito negativo: a favore di mantenere il gemellaggio con la più grande città dello Stato genocida hanno votato la destra, rinforzata da renzisti, calenderos ed eletti nella lista civica di Sala, e tre del Pd. In meno di un mese la lobby ha lavorato benissimo.

Si pone dunque, lontanissimo dai confini di Israele, un enorme problema politico: quello di forze (destra, sinistra, estremisti di centro) infiltrate da interessi di uno Stato straniero, complici di fatto di innumerevoli azioni illegali, sia in termini di diritto internazionale, quello che a Tajani piace un po’ sì e un po’ no, sia in termini di crimini di guerra. Siccome tra un anno si vota, pare inevitabile risolvere questo problema: può una “sinistra” che aspira a governare, contenere (e magari candidare) fiancheggiatori di uno Stato genocida che pratica l’apartheid? Schlein sa che per decine, forse centinaia di migliaia di suoi potenziali elettori la presenza di anche soltanto un sostenitore di Israele all’interno del suo partito sarebbe motivo sufficiente per votare qualcun altro o per non votare? O ci dirà che “sennò vince la destra”?

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