Riarmo in disarmo
Ricapitoliamo. Nel 2014, al vertice Nato di Newport, il premier Renzi conferma con gli altri soci l’impegno assunto nel lontano 2006 a portare le spese militari al 2% del Pil. Ma, siccome non c’è un euro, né lui, né Gentiloni, né Conte danno seguito all’idiozia, come del resto quasi tutti gli altri. Solo qualche rialzino annuo, tant’è che nel 2021, all’arrivo di Draghi, la quota italiana è all’1,4% (26 miliardi l’anno). Ma nel 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Biden rimette in riga i soci al vertice di Bruxelles: Draghi e Guerini, come altri sudditi, promettono il 2% (38 miliardi l’anno) entro il 2024. Papa Francesco tuona: “Mi vergogno per loro. Il 2% del Pil nelle armi? Sono dei pazzi!”. Conte si oppone e chiede, vista la crisi, di diluire l’aumento fino al 2028: botte da orbi dalle destre e dal Pd, che l’accusano di aver aumentato nelle sue tre finanziarie la spesa militare di 1,1 miliardi l’anno (spiccioli rispetto ai 12 in più promessi da Draghi). Il Corriere gli imputa un’“escalation anti-armi”, la Stampaun’“escalation grillina” (ma escalation significa più armi, non meno). Per Mieli “una dozzina di miliardi” l’anno ai mercanti di morte più bisognosi non è nulla. Folli auspica che “Draghi si liberi di un segmento dei 5S”: cioè di Conte (Di Maio è già sul presentat’arm). Polito lecca “la spesa per la Difesa necessaria e produttiva”, “non alternativa agli ospedali o al sussidio di disoccupazione, come ripetono i demagoghi”, quindi “non ingiusta e neanche immorale”. De Angelis accusa Conte di fare “demagogia su un’inesistente corsa al riarmo”. Giannini e Merlo dicono che sul 2% si è impegnato Conte, anche se nel 2006 c’era Prodi e nel 2014 Renzi. Draghi giura che tira diritto, ma poi rinvia il 2% al 2028 (come chiede Conte) fingendo di non aver mai detto 2024 (invece l’ha sempre detto, e pure Guerini).
Nel 2022 la Meloni va al governo: “Confermo il 2% di Pil: siamo una nazione seria”. Infatti nel 2025, appena Trump ordina il 5% al vertice dell’Aja, fa retromarcia e firma il 5% (mentre Sánchez resta al 2): cioè s’impegna a spendere 70 miliardi in più all’anno. Il Fatto scrive che è una cifra assurda, ma nessuno ci dà retta: che saranno mai 70 miliardi. Ieri mattina i capigruppo di FdI, Lega, FI e Noi Moderati presentano una mozione che fa retromarcia sulla retromarcia: serve una “revisione” dell’“irrealistico” 5% (cioè si torna al 2, peraltro mai raggiunto). E chi l’aveva firmato? La Meloni: la stessa che ha firmato pure il Patto di Stabilità e ora lo contesta. Ma nel pomeriggio la retromarcia sulla retromarcia viene cancellata da un’altra retromarcia (si torna al 5%). In attesa della prossima, questi gaglioffi potrebbero abbonarsi al Fatto: costa molto meno del riarmo e aiuta a evitare figure da pagliacci.
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