Toghe rotte
Diversi “colleghi” sono indaffaratissimi a strologare sulle nostre posizioni nel tentativo di coglierci in fallo sulla buona fede, la coerenza e l’imparzialità (che non è neutralità o ignavia, ma partire da un principio e applicarlo in egual misura a tutti, senza sconti per nessuno). Ora sono scandalizzati perché il Fatto, che “difende sempre tutti i magistrati”, se la prende con i pm di Pavia per l’indagine su Sempio e con i pg di Milano per la non-indagine sulla Minetti. Ma sono false sia la premessa sia le conclusioni. Non ci siamo mai sognati di difendere a prescindere tutti e 9mila i magistrati: dipende da ciò che fanno. Ne abbiamo criticati a decine, quelli che ci parevano meritarlo, e alcuni ci hanno pure querelati. La Procura di Pavia ha fatto benissimo a verificare i sospetti su Sempio e quindi i dubbi sulla condanna di Stasi. Ma ora, visto il poco o nulla che hanno trovato, dovrebbe arrendersi all’evidenza e chiedere l’archiviazione (che consentirebbe di riaprire le indagini se saltasse fuori una prova vera, cosa che un proscioglimento del gup o un’assoluzione al processo renderebbe impossibile per il ne bis in idem). Quanto ai pg di Milano, se il ministro della Giustizia attivato dal capo dello Stato chiede di indagare sui fatti svelati dal Fatto che inficiano i presupposti della grazia alla Minetti, non serve Sherlock Holmes per capire che va ascoltato chi li ha raccontati al Fatto e chi potrebbe confermarli. Sennò si dà l’impressione di non voler ammettere l’errore, oltre a indurre il presidente della Repubblica in un secondo errore.
L’altroieri sono uscite le motivazioni della sentenza con cui il gup di Reggio Emilia ha assolto Sgarbi su un altro scoop del Fatto: il dipinto del Manetti rubato e acquistato dal politico, con l’aggiunta di una torcia sullo sfondo. Sentenza a dir poco stupefacente: i fatti sono tutti veri, ma siccome Sgarbi è “persona nota e socialmente ben inserita”, insomma un Vip, è impossibile che abbia acquistato il quadro sapendo che era rubato e commissionato l’aggiunta della torcia con “dolo”, rischiando così “di infangare la sua immagine di serietà professionale” (ma quale?). E allora perché disse che il Manetti era un altro rispetto a quello rubato? Il gup aggiunge che, “pur non incensurato”, i suoi “unici precedenti sono aspecifici e correlati a condanne per delitti di diffamazione a mezzo stampa”. Ma è falso: Sgarbi ha una condanna definitiva per falso e truffa continuata e aggravata al ministero dei Beni Culturali (di cui era sottosegretario). E la fiaccola fatta aggiungere da un copista? “Interventi estetici non infrequenti nel settore dei collezionisti di quadri antichi”. Pure la Gioconda sarebbe esteticamente più gradevole con una fiaccola nel décolleté. Peccato che quel coglione di Leonardo non ci abbia pensato.
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