sabato 16 maggio 2026

Slurp Slurp!

 

La scossa all’Ue di Mario Magno 


di Marco Palombi 

Ieri siamo stati facili profeti: il discorso di Mario Draghi ad Aquisgrana ha risvegliato gli istinti sadomaso dei giornali italiani, per i quali l’ex presidente della Bce non parla, né esprime concetti, ma agisce la realtà, cambia l’Europa col suono della voce e le sue “sferzate”. Così è stato anche giovedì, anche se il concetto chiave è “scossa”: “Draghi scuote l’Europa”, titolano in coro Corriere della SeraRepubblica Il Giornale. Per Libero, invece, “Draghi striglia l’Europa”, per Il Messaggero la “sprona”, mentre per Il Foglio dà “una gran sveglia a Meloni”.

I mezzi toni scarseggiano anche nelle cronache del lieto evento: “Il Professore è venuto a tenere la sua lezione in Germania, ad Aquisgrana, alle spalle il trono di Carlo Magno (…) Quanto tempo è passato, quantum mutatus ab illo, si sarebbe detto alla corte carolingia: quanto sono cambiati, i tedeschi. All’italiano di cui non si fidavano, ora si conferisce il Karlspreis per l’unificazione europea” (CorSera). E d’altronde, dice la presidente Bce Christine Lagarde citata dal Sole 24 Ore, “Carlo Magno era un sovrano fuori dal comune, il cui regno si estendeva su territori che oggi comprendono diversi Paesi europei. Mario si inserisce in questa tradizione”.

Vabbè, magari non sarà Carlo Magno, ma Al Pacino sì: “Il Professore inizia a braccio ringraziando tutti, ma siccome è un premio alla carriera, come a una notte degli Oscar ringrazia ‘soprattutto mia moglie’. La signora Serena è sorpresa” (CorSera). In realtà Draghi è stella più fulgida di quelle hollywoodiane. “Due anni fa diede una scossa ai governi europei con il suo Rapporto centrato sull’economia”, ma “ora col discorso di Aquisgrana compie un salto di qualità”, s’entusiasma Il Sole 24 Ore: pare che il nostro abbia capito – e tutto da solo – che “la questione chiave è diventata essenzialmente politica”. Ma siccome l’economia è politica, “il nucleo pratico del discorso di 45 minuti ingloba le tesi del suo celebre Rapporto. ‘Scusatemi – dirà – è linguaggio economico’, e qualche testa ciondola: in realtà, andrebbe studiato nelle università paragrafo per paragrafo” (CorSera).

Un genio a cui, però, anche l’accademia va stretta. La Stampa lo sa bene: “Chissà che, chiusa ormai la parentesi politica italiana, nel suo futuro non ci sia la possibilità di un ritorno a Bruxelles. Magari come successore di Von der Leyen”. Perché no? Intanto “SuperMario” – così l’ha chiamato Merz, prima di spiegargli che il debito comune se lo scorda – ha finito: “Sono tutti in piedi. Poi un quartetto di chitarre intona Te voglio bene assaje” (CorSera). Ed è subito pizza e mandolino.

P.s. Paragrafo a parte per il commento del Foglio al “poderoso discorso” di Draghi, un “formidabile manifesto” che in realtà non è affatto di Draghi: “Il primo messaggio è implicito”, ci dice il direttore, il secondo “non lo dice esplicitamente” e ce n’è pure un terzo “che affiora” ma senza essere espresso. La sostanza di questa orazione apocrifa è che Draghi parlava a Meloni chiedendole di obbedire a lui: “Chiamarla agenda Draghi forse è fuori moda”. E chiamiamola agenda Cerasa…

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