martedì 12 maggio 2026

Scanzi

 

Valditara, preside bacchettone come modello di futuro 


di Andrea Scanzi 

Dopo essere riuscito ad affermare che Piersanti Mattarella è stato ucciso dalle Brigate Rosse, il sedicente ministro del Merito (come no) e dell’Istruzione Valditara Giuseppe non solo non ha chiesto scusa, ma ha pure frignato copiosamente – e livorosamente – due giorni fa a Radio 24. Tra una lacrima e l’altra, cifra tipica tanto della Meloni quanto del suo disastroso governo, il rancoroso Valditara ha espettorato quanto segue: “Il mio è stato un lapsus molto banale, c’è stato quel famoso bias di ancoraggio, quel trascinamento del pensiero. Sono rimasto francamente stupefatto del rilievo che qualche giornale ha voluto dare a questa dichiarazione. Evidentemente si è trattato di un caso di bullismo mediatico”. Non pago di questo passaggio, di per sé oltremodo mitologico, Valditara è andato oltre: “Non voglio neanche più sentire parlare di questa storia, non mi interessa fare polemiche, io lavoro per la scuola italiana, per i nostri giovani e se c’è chi ha del buon tempo da perdere e vuole polemizzare col ministro, faccia pure. Francamente non me ne importa nulla”. Infatti gli importa così poco che ancora ne parla, denotando quella permalosità tipica di una mina (parafrasando Daniele Luttazzi). Gran finale: “Se, anziché parlare dei successi dell’Italia, del crollo della dispersione scolastica, delle riforme che stanno garantendo prospettive occupazionali ai nostri giovani e competitività alle imprese, ci si riduce a parlare del lapsus del ministro in occasione dell’inaugurazione di una scuola, facendone un processo, francamente vuol dire che siamo scesi molto in basso”.

Di tutta questa sbrodolata infantile, patetica e frignona, l’unico passaggio condivisibile è quello finale. È verissimo che “siamo scesi molto in basso”. Ed è accaduto anche e soprattutto per colpa di Valditara e del 97% (a star bassi) dei suoi colleghi al governo. Mettiamo un po’ d’ordine.

A) Non si parla dei “successi dell’Italia” perché, se Valditara si riferiva come temo alla scuola, non c’è alcun successo da celebrare. La scuola (pubblica) sta persino peggio di prima. E mica poco.

B) Non c’è stato alcun “bullismo mediatico” (ahahah), ma mera critica e conseguentemente inevitabile ironia. Oltretutto, se anche ci fosse stato davvero bullismo, Valditara ne sarebbe dovuto essere lieto, visto che a inizio legislatura (tra una gaffe e l’altra) magnificava la forza educativa e formativa dell’umiliazione negli studenti (e immaginiamo negli umani tutti).

C) Il tono usato da Valditara coi cronisti, prima di inciampare nell’errore osceno su Mattarella, è stato solitamente tronfio, smargiasso e inutilmente pieno di sé. È lui che è andato volutamente sull’argomento Mattarella, e c’è andato con quel solito tono spavaldo di chi è convinto di sapere tutto e gli altri nulla. Infatti si è visto.

D) Più che “bias di ancoraggio” e trascinamento del pensiero” (sic), quello di Valditara è casomai il solito tragicomico lapsus freudiano, tipico di chi crede che tutte le colpe del mondo ricadano su comunisti e derivati. E a quel punto capita financo di mettere le Br al posto della mafia.

La verità su Valditara è molto semplice: è un ministro del tutto inadeguato, come quasi tutti nel governo attuale. Un disastro vero, nonché la conferma che scuola e Lega possano spesso sembrare ossimori. In una classifica sui ministri più improponibili del lotto, Valditara non vince solo perché i Lollobrigida, Urso, Tajani e Salvini sono verosimilmente inarrivabili. Ma arriva comunque nei primissimi posti. E pure con agio. Valditara è ahinoi la versione postmoderna del preside bacchettone, retrogrado, oscurantista e colpevolmente reazionario de L’attimo fuggente. Molti di noi avrebbero scelto come ministro il professore Keating, magistralmente interpretato da Robin Williams. Gli italiani hanno però preferito optare per la sua nemesi odiosa e fuori dalla storia. Complimenti!

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