venerdì 1 maggio 2026

L'Amaca

 


Il fanatico a prescindere

di Michele Serra

Anni fa vidi un documentario illuminante, "Keep Quiet". Storia (vera) di un leader neonazista ungherese dei nostri tempi, Csanád Szegedi, che scopre di avere origini ebraiche. Per lui, antisemita, è un colpo inaccettabile. Ne rimane stordito. Ma per superarlo e rialzarsi non trova altra maniera che trasformarsi in ebreo ortodosso.

Tutto quello che sta nel mezzo deve sembrargli mediocre: ha un'indole così animosa che solo una identità "forte" può dargli requie. Non esiste sfumatura di grigio che possa imprimersi nella sua retina. O bianco, o nero. Non esiste identità "mista", composita, ibrida (come quella della maggioranza degli umani) che basti a placare il suo disperato bisogno di sentirsi "puro", interamente definibile solo se porta impressa in fronte una etichetta precisa, inequivocabile.

Ripenso a Szegedi ogni volta che un fanatico si prende la scena — rubandola agli altri. Penso che la condizione determinante non sia dovuta alla sua uniforme (in quale milizia politica o religiosa si sia arruolato) ma al suo essere fanatico. Penso che tra il tizio (o i tizi) che usano la Brigata Ebraica come un tram per inneggiare a Netanyahu nel cuore di un corteo che celebra la liberazione e la cacciata degli invasori; e il tizio (o i tizi) che gli urlano "sei solo una saponetta mancata", non ci sia una grande differenza. Sono lo stesso tizio, gli stessi tizi. Il fanatico è un tipo umano (quasi sempre maschio, il testosterone ha un suo ruolo politico) che si sente vivo solo nello scontro frontale. Non è vero che ci sono gli "opposti estremismi". L'estremismo è uno solo.

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