martedì 15 luglio 2025

L'Amaca

 

Malfunzionamento tecnico?
di MICHELE SERRA
Nel suo madornale, ostinato cozzo contro il giudizio del mondo, Israele deve avere perduto ogni residuo di saggezza se arriva ad attribuire ufficialmente a un “malfunzionamento tecnico” (testuale) l’ennesima strage di bambini. Questa volta in coda per fare provvista d’acqua, nella interminabile questua che è diventata la vita quotidiana dei palestinesi di Gaza.
Il cinismo odioso e controproducente di quella frasetta burocratica — malfunzionamento tecnico — raggela. Leva ogni illusione su possibili calmieri umanitari, o almeno umani, che mitighino l’ira cieca e sorda di una nazione che da assediata è diventata assediante, da prigioniera carceriera, e si è spinta già ben oltre ogni possibile applicazione del concetto di legittima difesa.
Illegittima offesa è sparare ai bambini, come ripetutamente è accaduto a Gaza: non era forse quella la differenza più volte reclamata per distinguersi da Hamas, il rispetto delle regole di ingaggio che la civilizzazione ha portato? Radere al suolo interi quartieri dove la gente abita, dorme, lavora, per snidare terroristi veri e presunti, sparare sulla gente costretta alla coda per fame e per sete, parlare apertamente di “trasferimento”, addirittura di “trasferimento volontario” per definire con un ridicolo eufemismo il progetto di deportazione di un popolo: come può Israele non rendersi conto che nessun fine può giustificare questi abominevoli mezzi?
Non è un calcolo esatto, e varia a seconda delle opinioni: ma non c’è dubbio che Israele abbia perduto, con la campagna di Gaza e la colonizzazione indecente della Cisgiordania, molto più dei chilometri quadrati guadagnati.

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