Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 9 settembre 2026
Vademecum
Occhio ai nazisti. Il perfetto manuale di Merz e Ursula per cadere dal pero
La stupefatta costernazione, al limite della paralisi da sorpresa, il poderoso coccolone di incredulità che ha colpito le democrazie liberali europee dopo le elezioni locali in Germania, fa un po’ ridere. Diciamo subito che hanno vinto i nazisti, una cosa che si dice da anni: occhio che vincono i nazisti! E in rimbalzo agli allarmi e ai timori, la risposta era sempre quella: ma va’, vedi fascisti dappertutto, il fascismo è una cosa del Novecento, eccetera eccetera. E vabbè.
Però, cercando di astrarsi dalle cronache tedesche, basterebbe un libro di storia sul comodino, così per addormentarsi meglio, per sapere certe cosette. Per esempio che se davanti a un’ondata di scontento popolare – dal ceto medio impoverito e incattivito, ai poveri a cui si indicano come nemici i più poveri ancora – rispondi mettendo al governo un ex dirigente di BlackRock, non sei un genio, ecco. L’argine non ha tenuto. In generale, sembra di capire, un po’ tutte le élite europee rischiano di non tenere, e oggi il cancelliere Merz è un po’ il loro simbolo: un tifoso della riconversione industriale dal civile al militare, più armi, più guerra, amicissimo di Israele (addirittura fino alla rivendicata complicità) e insomma – ben condensati – tutti i vizi dell’Europa di Ursula.
Da anni monta in Europa una destra razzista e squadrista, ma la risposta è sempre stata minimizzare, blandire, appellarsi alle “ragazzate”, agli elementi folkloristici, eccetera eccetera. Ma intanto che si deplora, l’indicibile scontento, si continua a implementarlo, a farlo crescere, a prendere decisioni politiche che lo faranno aumentare. L’argine sembra concime, a dirla tutta, più che arginare fomenta, se c’è una cosa che fa incazzare la gente è il burocrate affarista che ama le bombe e che sembra uscito da un disegno di Grosz (giusto per stare alle immagini d’epoca). Naturalmente, che tutto questo finisca per favorire i nazisti è spaventoso, ma sarebbe bene che lo spavento non rendesse ciechi sulle cause.
Quale nuovo argine, allora? Quale nuova linea Maginot? A vedere il generale Vannacci davanti agli industriali, a Cernobbio, si direbbe che in caso di necessità, pur di salvare i profitti, andrebbe bene pure un fanfarone brandizzato Decima Mas. E comunque, a contrastarlo, hanno messo Mario Monti, cioè il prototipo perfetto di quell’Europa liberal-tecnocratica che tanti danni addusse agli europei (tra cui la nascita di vari Vannacci).
In sostanza l’Europa così come è messa oggi sembra una zattera che fila sul fiume sapendo che ci sarà una cascata, che continua a urlare: “La cascata! La cascata!”. E poi ci casca. Una cosa che dimostra, tra l’altro, come il centrismo non funzioni più, non sia gradito, minoritario ovunque, preso a schiaffoni, costretto, per avere una ragione di vita, a fomentare paure e guerre ibride, mentre la popolazione (in Italia, ma anche in Germania) si impoverisce e si spaventa. Insomma, per farla breve: se si ha paura dei nazisti che arrivano, sia messo a verbale che i governi moderati non li fermano. Anzi, qualche classe dirigente (già lo dicono apertamente alcuni dei maxi-miliardari che sono il vero potere planetario) potrebbe addirittura apprezzare: concetti come identità, sangue, nazione, sono la solita fuffa di sempre, ma se aiutano a mantenere i profitti… Questo bel capolavoro è stato prodotto da una classe dirigente europea di basso livello e nessuna visione, la stessa classe dirigente che oggi allarga gli occhi per la sorpresa e cade dai rami più alti del pero.
Condivido
Ma anche nell’Ue cresce la pulsione autoritaria
La delusione di aver letto anche domenica l’editoriale di Ezio Mauro – che non si è trasformato in dottor Jekyll, ma è rimasto mister Hyde come tutta la settimana – a proposito dei valori della democrazia salvati dall’Europa con la guerra contro la Russia, mi spinge a tornare su argomenti ostici per i cantori del “liberal order”.
Due immobiliaristi statunitensi fanno la spola tra Washington, Mosca e Kiev per dare inizio a un dialogo sulle possibilità di mediazione. Due imprenditori, legati da amicizia e parentela con il famigerato presidente Trump, danno uno schiaffo morale alla diplomazia europea, sepolta negli uffici a contemplare, sudata e sgomenta, le veline dell’intelligence se non gli editoriali di Mauro-mister Hyde. Intanto dopo 5 anni di guerra, secondo le agenzie ucraine, vi sono un milione di vittime, cifre non chiare di feriti e amputati, la distruzione delle infrastrutture militari, energetiche, logistiche e civili, la perdita di un terzo se non di metà della popolazione ucraina. Crimini certamente a opera dei russi, in una escalation fortemente voluta dall’Europa “democratica”, allineata a un progetto neoconservatore Usa che risale al 1997, di erosione del potere russo attraverso il buco nero dell’Ucraina.
Quali probabilità di riuscita presenta la missione degli immobiliaristi Kushner e Witkoff? Julian Assange, detenuto politico dell’Occidente “democratico”, poi liberato sotto condizione di rinunciare al progetto Wikileaks, aveva spiegato nel 2011 che le guerre occidentali non avevano veri e propri obiettivi strategici in quanto erano in sé stesse e nella propria autoalimentazione lo strumento per riciclare il denaro dei contribuenti nelle industrie di guerra e nelle élite transnazionali. In Ucraina come in Medio Oriente siamo in presenza di guerre di attrito che lo “Stato profondo” statunitense vuole continuare.
La missione di Kushner e Witkoff serve in un momento pre-elettorale a una narrativa favorevole al Trump, anomalia isolazionista, che resta sotto ricatto delle lobby della finanza, delle armi e di Israele. La Russia non rinuncerà ad alcuni obiettivi esistenziali, che si riducono all’annullamento della minaccia della Nato attraverso lo stato fantoccio e militarizzato dell’Ucraina: territorio del Donbass, zona smilitarizzata garantita da truppe internazionali, neutralità, Odessa. Una mediazione potrebbe esserci se l’Europa rinunciasse ai suoi propositi militaristi e ammettesse il fallimento della strategia che ha perseguito lo smembramento della Federazione russa e l’accaparramento delle materie prime e risorse energetiche al fine di dare ossigeno al capitale finanziario. Sarebbe necessario abbandonare la postura bellicistica del nuovo fascismo (ma Monti è rimasto al 1945?), revocare le sanzioni e tornare a negoziati su una architettura di sicurezza in Europa.
Le élite hanno capito che l’Ucraina non potrà riconquistare i territori perduti, ma considerano che il sacrificio umano possa ancora continuare. Oltre agli uomini l’intenzione è di arruolare anche le donne al fronte, perché alcuni obiettivi tattici devono essere consolidati: la distruzione dell’economia tedesca ed europea, il suo vassallaggio e la fine di ogni autonomia strategica. Mi aspetto un editoriale di mister Hyde su come Kiev sia democratica perché rispetta negli eserciti l’uguaglianza di genere; e uno di Monti su come l’Europa antifascista, in un bagno di sangue, riscoprirà la propria unità, la difesa in un unico esercito e il voto a maggioranza. Peccato che il 5% del Pil serva a comprare armi statunitensi e che nell’attuale Europa delle Patrie la difesa comune e il voto a maggioranza siano finalizzati solo a farne il braccio armato europeo della Nato, perseguendo gli interessi del dollaro e non dei popoli europei.
Siamo in cattiva compagnia. I movimenti di destra estrema, filosionisti, che utilizzano gli immigrati come capro espiatorio, razzisti, si oppongono oggi alla guerra in Ucraina. E hanno raccolto il malcontento popolare creato da austerità, neoliberismo, propaganda atlantista e wokismo. Le due destre al potere (la maggioranza Ursula) ne sono ugualmente responsabili.
Non sottovaluterei le tendenze verso l’autoritarismo europeo: il “cordone sanitario” contro il dissenso di estrema destra e di sinistra, quella vera. In Italia esse sono rappresentate da personaggi (non riusciamo a prenderli sul serio) come Picierno e Calenda, che vogliono salvare la democrazia mandando nei gulag i dissenzienti, in primis Angelo d’Orsi, la sottoscritta e il Fatto quotidiano. Il liberalismo, nei momenti di rischio di sconfitta, è spesso ricorso alla violenza autocratica. Hitler è stato sostenuto dai grandi gruppi industriali e dai liberali. Non dimentichiamolo.
Lorsignori
Vieni avanti, stupito
Come sempre, a ogni elezione persa da lorsignori, stupisce il loro stupore. Sono trent’anni che passano il tempo a sproloquiare di voti moderati, grande centro, Occidente, Europa, Nato, mercati, agenzie di rating e Forum di Cernobbio, poi dalle urne sbucano sempre gli stessi elettori incazzati che li prendono a calci e sputi in faccia. Vinceva Bossi e si stupivano. Vinceva Grillo e si stupivano. Vinceva la Brexit e si stupivano. Vinceva Trump e si stupivano. Renzi perdeva il referendum e si stupivano. Vincevano ora la Le Pen e ora Mélenchon e si stupivano. Avanzavano Vox, Afd, Farage e si stupivano. Rivincevano i 5Stelle e si stupivano. Vinceva Salvini e si stupivano. Vinceva la Meloni e si stupivano. In Islanda vince il No all’Ue e si stupiscono. In Sassonia-Anhalt vince l’Afd e si stupiscono. I loro commenti a ogni batosta sono sempre gli stessi. Così come le loro analisi sui flussi elettorali: giovani, operai, autonomi, disoccupati, poveri, ceti medi immiseriti, gente poco istruita. E i loro anatemi: populisti, giustizialisti, sovranisti, putiniani, comunisti, fascisti, nazisti, rossobruni. Vedono tutto, sanno tutto, ma non capiscono niente. Infatti continuano a propinare le stesse ricette bollite e fallite, senza una sillaba di autocritica, come nella frase apocrifa di Einstein: “La follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.
La Kallas evoca “minacce esterne” (i soliti russi che truccano tutte le elezioni). Il polacco Tusk straparla di “idioti e traditori”. La capogruppo macroniana in Ue invoca “alleanze al centro” (gnamm). Prodi sogna un fronte comune con Forza Italia “che “in teoria è davvero un partito europeista” (ciao, core). Bersani, che pure ha antenne molto più dritte, reclama “lo Ius soli” (auguri). Gori chiede di “riflettere sul sondaggio di Cernobbio” pro Meloni (quindi il Pd non è ancora abbastanza asservito ai padroni). Folli invita la Meloni a sposare finalmente l’“europeismo” (cioè a darsi l’estrema unzione da sola). Galli della Loggia vaneggia di una “cultura liberale che non si vergogna di difendere il passato occidentale” (qualunque cosa siano). La Urbinati lacrima perché “il cordone sanitario (la legislazione contro la ricostituzione dei partiti totalitari) resta impotente” (giusto: aboliamo i partiti dopo che hanno vinto). Poi, per l’angolo del buonumore, c’è Calenda: “I voti all’AfD sono colpa del Green deal” e della “sinistra corresponsabile della crisi della società occidentale”, ma adesso non ce n’è più per nessuno perché arriva Carletto, che ricostruirà “il centro europeista per fermare il bipolarismo” con la sola forza del pensiero, farà “un tavolo su energia e interferenze straniere” e pure “una grande battaglia per l’Europa sperando in un forte risveglio civico”. Ma soprattutto nel rigor mortis.
martedì 8 settembre 2026
Quindi il Boia...
Quindi questo ricettacolo di nefandezze, questo Bastardo epocale, sapeva ma non avvisò i servizi... che dire? Magari avrebbe evitato la carneficina inziale quella del 7 ottobre per mano palestinese e di conseguenza non aver scusa per commettere un genocidio.
Ma non navigando in buone acque, perché se avesse perso il potere lo avrebbero arrestato, ha anteposto le proprie esigenze a quelle delle migliaia di esseri umani, da ambo le parti, assassinati senza alcuna pietà.
Spero tanto che lo arrestino un giorno, che lo facciano penare, che le Erinni lo perseguitino.
Mentre in Serbia osannano un boia malefico, questa canaglia prima o poi dovrà pagare per i suoi misfatti, soprattutto per il genocidio ancora in corso.




