giovedì 21 maggio 2026

Caramelle

 

L’incenso sui Melodi e gli affari di cotone tra selfie e caramelle 


di Daniela Ranieri 

Giorgia Meloni ha scoperto, pure lei, un nuovo Rinascimento. Come testimonia uno spassosissimo videoselfie postato da Giorgia su X, il premier indiano Narendra Modi, in visita a Roma, le ha regalato un pacco di caramelle Melody (presumibilmente acquistate in qualche duty free, a giudicare dal packaging scrauso); entrambi, oggettivamente simpatici, ridono di gusto per le “good toffee” il cui nome ricalca la crasi tra i loro cognomi (“Melodi”) diventata “virale” dopo il G7 del 2024 in Puglia, quando si consolidò il feeling tra loro. 

Se poi i due firmano insieme un pezzo sul Corriere il giorno dopo la gita notturna al Colosseo, capite che siamo in quella zona liminale tra la conferenza stampa congiunta e l’intervista doppia a coppia pop famosa, tipo Benedetta Parodi e Fabio Caressa. Nel pezzo, tutto lavoro di staff e spin doctor, compare ben 5 volte la parola “resilienza”, a riprova del fatto che ormai l’India è occidentalizzata: “resilienza al terrorismo”, “infrastrutture cyber resilienti” (sic), “resilienza ai disastri”, “catene di approvvigionamento resilienti”… E poi: start-up, unicorni (che, apprendiamo, sono un tipo particolare di start-up), l’IA, l’eccellenza… Tutta fuffa neoliberista per dire “soldi” e accreditare l’indiano tra i giusti del mondo. Chi è infatti che mina la nostra resilienza? Putin, ovviamente, insieme a Xi Jinping. Per carità: è saggio che Meloni, dopo aver chiuso la Via della Seta con la Cina aperta da Conte nel 2019, apra e curi la cosiddetta Via del Cotone per collegare i mercati dell’Indo-Pacifico al Mediterraneo; ed è oculato, dopo le 20 sanzioni (auto)comminate dall’Ue alla Russia per obbedire agli Usa, cercare altri accordi. 

Gli italiani, in questo partenariato, metterebbero l’umanesimo; gli indiani il “MANAV (‘umano’ in hindi) che pone l’essere umano al centro della tecnologia”. Ma davvero? Modi, al governo dal 2014, è capo del BJP, partito nazionalista induista e suprematista, che discrimina i musulmani e limita la libertà. Nel pezzo a 4 mani è scritto: “La tecnologia non può sostituire le persone né minare i loro diritti fondamentali, né essere utilizzata per manipolare il dibattito pubblico o alterare i processi democratici”. Tutto molto bello e resiliente. Chissà se Modi ha detto a Giorgia che per limitare le proteste fa ricorso al coprifuoco, all’arresto illegittimo e all’interruzione di Internet, cioè usa la tecnologia per alterare la democrazia. 

Più Rinascimento di così!

Inverare

 

A chi non li capisce 


di Marco Travaglio 

Dell’ennesimo atto di pirateria del democraticissimo governo israeliano contro la Flotilla in acque internazionali non stupisce la violazione di ogni norma e convenzione ai danni di decine di barche e centinaia di attivisti di 40 paesi con abbordaggi, speronamenti, spari, arresti illegali, botte, umiliazioni in carcere e gogna pubblica diretta dal ministro Ben-Gvir, ossimoro vivente nella sua doppia qualità di ebreo e di fascista, che avrebbe volentieri impiccato gli ostaggi per aggiungere qualche altro cappio alla torta del prossimo compleanno. Tutti questi obbrobri erano prevedibili, anzi previsti e – siccome non è morto nessuno – sono il meno peggio del menu di Netanyahu, che in 33 mesi ha sterminato 75mila gazawi più migliaia di libanesi e di iraniani, ha attaccato sette Stati sovrani ed è riuscito a rimanere un prezioso alleato dell’Ue e degli Usa senza uno straccio di sanzione, neppur simbolica. Ciò che lascia basiti è la scarsa comprensione di gran parte dei politici, dei giornalisti e dell’opinione pubblica sul senso politico e morale di queste spedizioni. Legittime, ma inutili e controproducenti, secondo la Meloni. Poco rischiose e molto mediatiche, secondo La Russa, convinto che gli attivisti sognino la tortura per fare i martiri, mentre non salvano la vita a nessun palestinese. E via delirando, tra accuse di complicità con Hamas, risatine sugli scarsi aiuti giunti ai gazawi e attacchi dei soliti tromboni ai pochi politici che si imbarcano o solidarizzano spaventando il mitico “elettorato moderato”.

Pochi capiscono quelle centinaia di cittadini del mondo disarmati e disarmanti che, impotenti dinanzi all’inerzia cinica e complice dei governi, smettono di parlare e mettono in gioco e in pericolo i loro corpi e le loro vite per il gesto più simbolico, dunque più politico e più utile che si possa immaginare: costringere il mondo a tenere lo sguardo fisso su Gaza, a non dimenticare quel popolo, a parlare di quel che fa Israele sotto gli occhi di tutti, a scandalizzarsi per un blocco navale in acque internazionali ridotte a piscina privata di Netanyahu e dei suoi sgherri, a far vergognare gli sgovernanti e i loro trombettieri per il doppio standard delle sanzioni e delle condanne contro la Russia e delle non sanzioni e delle non condanne contro Israele che fa molto peggio. È questo il merito della Flotilla, che ci ha spinti a seguirne anche questa missione con il nostro inviato Alessandro Mantovani a bordo: inverare il motto evangelico “Oportet ut scandala eveniant” e sbattere in faccia a chi vuole soltanto rimuovere e dimenticare lo scandalo dei segregazionisti razzisti della banda Netanyahu che corrodono la democrazia israeliana e la coscienza del famoso Occidente libero. E alla fine, in ginocchio, ha vinto.

Teatralmente

 



Esponenzialmente