martedì 12 maggio 2026

L'Amaca

 


Il secolo dell'Io

DI MICHELE SERRA

Le liti e le rivalità tra intellettuali, nella quasi totalità maschi attempati o in procinto di diventarlo, sono una ricorrenza che non ha segno politico. Gli intellettuali si sono sempre detestati tra loro. La disputa tra Buttafuoco e Giuli ha lo svantaggio di non godere, però, della copertura ipocrita, ma solida, del Partito, come quando c'era, a rimettere in riga i narcisismi e a subordinarli alla Causa, la giustamente celebre egemonia culturale della sinistra.

Non ancora trentenne, immeritatamente invitato a cena da un grande intellettuale comunista del quale non è educato fare il nome, neppure post mortem, lo udii definire «una pura merda» un grande poeta, sempre comunista. Essendo entrambi miei miti ci rimasi di stucco. Ma mi stupì, e un poco mi confortò, non ritrovare mai traccia pubblica di quell'odio. Si saranno incrociati, magari, in qualche Comitato centrale o convegno culturale: e salutati cordialmente. Su di loro dominava, come un'effusione pentecostale, la Causa Comune. Più forte — persino — della vanagloria degli intellettuali, che è quasi smisurata, e non sempre proporzionale ai meriti.

Non staremo qui a pretendere che il melonismo, volonteroso ma minimo, possa mai diventare Partito in quel senso, ovvero così carismatico da essere arbitro, e sopire i personalismi. Siamo, per altro, in un'epoca post-ideologica, e ci mancherebbe altro. Però capiamo il disappunto di Meloni, dispiaciuta che il melonismo non sia un collante sufficiente a tenere insieme i cocci. Tramontato il secolo del Noi, il secolo dell'Io è molto meno governabile. Per tutti, mica solo per la destra.

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