venerdì 8 maggio 2026

L'altra (scaltra) campana

 

Impronte, Dna e monologhi. È Garlasco, sembra Netflix 


di Selvaggia Lucarelli 


Come prima cosa sono molto preoccupata per la salute mentale dei complottisti del paese: immaginate i garlaschini e i no vax (spesso fenomeni coincidenti) alle prese con l’Hantavirus e il 415 bis notificato ad Andrea Sempio. Per l’emozione alcuni stanno entrando in confusione e chiedono di verificare l’alibi di Roberto Burioni il 13 agosto 2007.

Comunque, la procura ha ormai scoperto le sue micidiali carte contro Sempio. Dopo un anno di indagini, dragaggi di canali, piste suggerite dai surreali supertestimoni de Le Iene e probabilmente alla ricerca del gruppetto di assassini più volte evocato pure dall’avvocato De Rensis, l’ipotesi del concorso è miseramente caduta. Quindi la procura ha cambiato capo di imputazione: da omicidio in concorso a omicidio volontario per il solo Andrea Sempio. Guarda caso torniamo all’ipotesi del solo assassino, cambiando solo il nome dell’assassino. Tutti abbiamo creduto che dopo questo spiegamento di forze investigative e mediatiche avessero trovato un’armeria di pistole fumanti, invece al momento le loro prove più solide – altro che quelle contro Stasi (!) – sarebbero: l’ormai arcinota impronta 33 la quale in realtà sarebbe piuttosto fragile sia per il contestato numero di minuzie comparabili, che per l’impossibilità di provare che ci fosse sangue. Insomma, la prova regina più che una sovrana sembra una nobildonna decaduta.

Poi ci sarebbe un’altra prova regina: Chiara Poggi, secondo la nuova ricostruzione, si è difesa con tutte le sue forze, di lì il dna della linea paterna di Sempio sulle mani della vittima (e non con certezza sotto le unghie). Quindi si sarebbe difesa strenuamente, ma quel dna non attribuibile con certezza a un unico individuo è presente in quantità minime anziché copiose. Non proprio una prova regina, diciamo che siamo più dalle parti di una contessa senza patrimonio.

Ci sono ben altre prove schiaccianti, però. In primis il soliloquio-confessione che nell’aprile 2025 Sempio, da solo, fa all’interno della sua macchina. Soliloquio di cui si capisce molto poco, visto che è una trascrizione con numerosi passaggi incomprensibili e che senza l’audio non è possibile stabilire il tono di Sempio. E non è un particolare da poco, visto che secondo la difesa di Sempio, quest’ultimo stava semplicemente scimmiottando qualcosa che aveva sentito in tv o in un podcast sul suo possibile coinvolgimento nell’assassinio di Chiara. Ora, le cose sono due: o Stasi è un serial killer malefico come pochi nella storia che nel silenzio della sua macchina parla alla sua coscienza, imitando la voce di Chiara per deriderla (un po’ come Norman Bates in Psycho che imitava quella della madre morta). Oppure Sempio è completamente scemo e pur sapendo di essere intercettato (lo era stato nel 2016, figuriamoci se non sapeva di esserlo durante questa nuova indagine) decide di fare un regalo agli investigatori confessando tutto alla cimice. Ovviamente salvo poi fare scena muta davanti a chi lo ha interrogato il 6 maggio. A questo punto che provino a farlo interrogare dalla cimice, con cui pare avere più confidenza. Confesso che ora sono in attesa de Le Iene e delle loro teorie su questa “confessione solitaria”. Giuro che se la definiscono “prova” dopo aver tentato di smontare le lunghe confessioni di Rosa Bazzi e Olindo Romano agli inquirenti e pure la confessione di Olindo sulla sua Bibbia, non smetterò mai di ridere. Ma andiamo avanti. Sempio in macchina riferisce (con un tono che andrà appurato) che Chiara lo avrebbe respinto al telefono dicendo “Non ci voglio parlare con te”. Quindi perchè poi Chiara Poggi, il 13 agosto, gli aprirebbe la porta in pigiama? E se l’aggressione è iniziata sul divano, come da ricostruzione, lo ha fatto pure accomodare? Eppure sulla cannuccia dell’Estathè della colazione-che-poi-forse -non-era-più-della-colazione c’era il dna di Stasi, non di Sempio. L’arma del delitto resta sempre il martello, come per Stasi, e come sappiamo in casa Poggi mancava un martello che quindi potrebbe essere stato l’oggetto con cui Chiara è stata massacrata. Stasi poteva scendere in garage a prelevarlo, ma Sempio? È entrato in casa e Chiara lo ha pure fatto andare in garage e poi accomodare sul divano col martello? Bah. Si dovrà stabilire che il martello fosse un altro, immagino. E che quello di casa Poggi sia stato rubato da un feticista di martelli, chissà. C’è anche il nodo delle impronte di scarpe Frau, scarpe che sono sempre state taglia 42 ma che ora, secondo quanto riportato di queste nuove indagini, sarebbero un 42-43 quindi perfettamente compatibili con il piede di Sempio. Sempio dunque ha un 44 che veste poco o delle scarpe allungabili, se necessario. Poi è facile immaginare che nel suo periodo metallaro – il 2007 – indossasse costose scarpe classiche Frau da giovane ragazzo borghese. Non è più probabile che fossero del bocconiano Stasi, no, erano di Sempio che amava indossarle sotto una t-shirt dei Black Sabbath e chissà, un panciotto e l’orologio da taschino con catenella.

Poi c’è il passaggio più incredibile: l’assassino non si sarebbe più lavato in bagno, ma in cucina, solo che non ci sono prove di ciò per colpa di chi ha indagato (male) all’epoca. In pratica, le impronte di Stasi sul dispenser in bagno non sono una prova, ma le non-impronte di Sempio in cucina davanti al lavabo sono prove. Ineccepibile. Non ci sono impronte di Sempio neppure sulla scena del delitto a Cogne, chissà che non sia stato lui. Restano in piedi, più seriamente, il mistero dello scontrino (era di Sempio? Della madre? Del pompiere?) e la storia della chiavetta con i video intimi di cui secondo la procura Sempio non poteva sapere. Solo che ne avrebbe parlato nel suo soliloquio e questa sarebbe una prova della sua colpevolezza. Nessuno però ha ascoltato quell’audio, per ora. Spero comunque che tutte queste prove siano più solide dei post di Sempio sul forum per seduttori. Su circa 3355 commenti lasciati in 7 anni, i giornali ne stanno strumentalizzando tre-quattro, che proverebbero l’odio di Sempio per le donne. Devono essersi persi i vari messaggi di Sempio che dice di rifiutarsi di bollare come “tro*e” le ragazze disinibite, o quelli in cui suggerisce fiori, tramonti al mare e cioccolate calde al primo appuntamento. Infine, Sempio avrebbe cercato dal computer di casa parole come “dna mitocondriale” mentre si svolgeva l’appello bis per Stasi, ovvero uno dei processi più mediatici della storia che vedeva coinvolto un amico a lui caro. Davvero strano, era sicuramente l’unico a interessarsi al processo all’epoca. Se analizzassero le mie ricerche sul dna in questi anni, potrei essere condannata anche per la strage di Bologna. Comunque, chiudo augurandomi che la procura abbia davvero in mano così tante prove da inchiodare Sempio, perchè se tutto dovesse ridursi a impronte incerte, dna evanescente e monologhi mal interpretati in macchina, allora bisognerebbe accettare l’idea che in questo paese la verità rischi ormai di assomigliare a una serie Netflix scritta collettivamente da procure, opinionisti, youtuber e Le Iene. O forse sarà così, comunque vada a finire.

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