Stasi-Sempio: spalti gremiti
di Michele Serra
Non sono pro-Sempio e nemmeno pro-Stasi, spero che questa dichiarazione non mi penalizzi come giornalista e come componente della società. Credo che a questa serena neutralità contribuiscano non solo la mia poca consuetudine con il noir (anche se so bene che grandi scrittori e grandi giornalisti, grazie al noir, hanno potuto scrivere pagine memorabili), ma anche una più generale stanchezza nei confronti della foga giudicante che egemonizza i social e contagia pesantemente anche i giornali.
Tutti giudicano tutto e tutti, la sospensione del giudizio e l'esitazione intellettuale stanno diventando merce rarissima. Abbondano i giornali inquirenti e i giornali avvocato (più i primi dei secondi, per la verità) e se si mette un piede nella stragrande maggioranza dei dibattiti social lo si ritrae subito per paura che venga mozzato da una raffica. Non parliamo di quei talk-show allestiti con il proposito palese di scatenare la rissa, come se condurre un dibattito equivalesse a gestire un match tra galli da combattimento, con le penne che volano fuori dal video.
La tentazione è opporre una indifferenza oblomoviana a questo trambusto non solamente molto rumoroso: anche molto violento. E tragicamente intrusivo, perché non credo che le persone deputate professionalmente, a vario titolo, a gestire la vicenda di Garlasco, possano restare immuni dal boato della folla a ogni gol segnato o subìto. Non sono solamente giudici o avvocati, sono le star di un derby di enorme successo. Tanto vale, a questo punto, se si rifarà un processo, rifarlo a San Siro. Spalti gremiti, dirà il telecronista.
Nessun commento:
Posta un commento