mercoledì 28 gennaio 2026

Postprandiale news

 

È un classico esempio di effetto postprandiale, in special modo se trangugi due abnormi cotolette alla milanese o una timballata da record: capita infatti, ad esempio se sei un ministro, di obnubilarti la mente dimenticando che sei al governo e i quattro soldi alle forze dell’ordine glieli dai tu! Prosit!



L'Amaca

 

Gli sgherri alle Olimpiadi 

di Michele Serra 

Anche se Tajani non ce lo spiegava, lo sapevano già da soli che gli uomini dell'Ice in arrivo in Italia per le Olimpiadi non saranno mascherati e non spareranno agli slalomisti che non si fermano all'alt. Magari avranno perfino modi educati, che nell'America di Trump sta diventando un'eccezione, anzi una stravaganza. Ma non è questo il punto.

Il punto, altamente simbolico, fortemente politico, è che quella milizia di sgherri strapagati, politicamente non neutrali, al servizio del potere e non del cittadino, è mal voluta da chiunque sappia distinguere la prepotenza dal diritto. E se non è diventato pura retorica, se ne rimane almeno qualche briciola, anche il contesto olimpico non si direbbe il più adatto a reggere la presenza di una milizia brutale e arrogante. Già, lo spirito olimpico: si fermavano le guerre, nell'antica Grecia, quando c'erano le Olimpiadi. La violenza spiccia e sanguinaria cedeva il campo, sia pure per un attimo, alla competizione tra gli atleti arrivati da ovunque. Si faceva pace nel nome di quello che un giorno si sarebbe chiamato sport.

Si sa che le Olimpiadi (come lo sport nel suo insieme) sono diventate un business. Ma nel nome di quel poco, forse pochissimo che rimane dello spirito olimpico, anche se nessuno osa sognare che anche le Olimpiadi moderne siano l'occasione giusta per fermare le guerre: che accidenti c'entra l'Ice, con il suo spirito di sopraffazione, con le Olimpiadi?

Vance e chi altro arrivi in rappresentanza degli Stati Uniti abbia la cura e la gentilezza di non farsi scortare da quei miliziani, che qui in Italia piacciono solo al Salvini, nemmeno a tutti i suoi elettori. C'è un limite all'arroganza, e c'è un dovere degli ospiti di non essere di impiccio. Ice, go home.

Ellekappa

 


Robecchi

 

Migrazioni Calenderos e “riformisti” sempre pronti ad andarsene (magari)


di Alessandro Robecchi 

Cose che pochi sanno: il calendario si chiama così perché ci potete segnare sopra, giorno per giorno, dove si troverà Calenda in ogni momento. Con Tajani (giovedì dopopranzo), con Meloni (venerdì mattina), con i riformisti del Pd (primo pomeriggio), con Confindustria (tutti i mercoledì), sulle pagine dei giornali (i giorni dispari, i giorni pari c’è Renzi), in televisione (sempre). Se mettete un avviso sui vostri calendari elettronici, suoneranno in continuazione, praticamente ogni minuto, per segnalare gli spostamenti di Calenda, un po’ come quegli alert che ci sono sui grandi pescherecci per monitorare le rotte dei tonni dalla pinna gialla, catturarli e congelarli all’istante. Un allarme continuo, finisce che vi distrae e non lavorate più, esattamente come Calenda. Sarebbe anche una fatica inutile, perché alla fine Calenda, anche senza dare un’occhiata al calendario, lo troverete a destra, difficile sbagliarsi. Già i Maya e gli Aztechi avevano un loro calendario, piuttosto preciso, che segnalava gli spostamenti di Calenda: stava con Cortez e i conquistadores.

Ma non vorremmo qui, in queste poche righe, dedicargli troppo spazio, perché gli spostamenti di questo enorme statista non dovrebbero oscurare altre sotterranee e inesauste migrazioni, tipo quella di Delrio verso Gasparri (per il suo delizioso disegno di legge che equipara antisemitismo e critiche a uno Stato genocida), di Scalfarotto verso Tel Aviv, di Fassino verso il più vicino duty free, o della Picierno verso il ridicolo. Si assiste insomma a una costante e indefessa migrazione di alcuni personaggi delle nostre cronache politiche – non potendo metterli tutti nelle barzellette della Settimana Enigmistica – verso un ipotetico centro dello schieramento politico. Un centro che confina sempre e comunque con la destra, che accusa il Pd di essere troppo di sinistra (poi dice che la fantascienza non tira più) e che ha nel vittimismo la sua più collaudata modalità. Aggiungeteci anche il sindaco del Luna Park per milionari chiamato Milano, Giorgio Gori, e altri pupazzi minori molto intervistati nella loro veste di comparse sedicenti di sinistra osteggiate dalla sinistra.

Le ultime notizie su questa biblica migrazione di una dozzina di persone, che a leggere i giornali sembrano una moltitudine e che in realtà non riempirebbero uno scuolabus da 20 posti, dicono di una possibile (ipotetica? Probabile?) scissione. Insomma, i famosi “riformisti” del Pd – insieme a centristi vari, margheriti sparsi, Calenda e calendisti, renzisti rinati del Settimo Giorno e prodissimi prodiani – minacciano di allontanarsi dal Pd, e li trattiene soltanto un pensiero: che nessuno se ne accorga, tanto meno gli elettori. Siccome però non sono tempi favorevoli a lasciare un posto sicuro per tentare la carriera solista o per arruolarsi in formazioni dalle dimensioni microscopiche, la tattica è quella di piangere preventivamente, fare le vittime, lamentare di essere “bullizzati” e lanciare l’accorato allarme: “vogliono cacciarci!”. Un accorato allarme a cui qualche milione di elettori del Pd risponderebbe con un sonoro: “Ma magari!”.

In attesa che si compia questa dolorosa frattura, ci piace ricordare, in tempi di Sanremo imminente, il loro ritornello più famoso: “Si vince al centro”. Un refrain che si ripete ogni giorno, finché non arrivano le elezioni, quando il centro raccoglie percentuali inferiori al Pi greco, e poi ricomincia la rumba dei “riformisti” incompresi e maltrattati, sempre sull’orlo di una crisi di nervi.

Hiiòòòò!

 

Lo scudo degli asini


di Marco Travaglio 

Se lo sgoverno, facendosela sotto per le contestazioni, non avesse rinviato l’ennesimo decreto Sicurezza a dopo i Giochi Milano-Cortina, il poliziotto che lunedì ha ucciso uno spacciatore marocchino armato di pistola a salve non avrebbe potuto essere indagato: sarebbe scattato lo “scudo penale” per le forze dell’ordine annunciato da oltre un anno da Salvini&C. come un gentile omaggio agli agenti. Chiariamo subito che, se sarà confermato che il nordafricano puntava sugli agenti un’arma giocattolo identica a una Beretta calibro 92, quello che gli ha sparato ha agito per legittima difesa propria e dei colleghi, non potendo immaginare che la pistola fosse a salve. Dunque, a fine indagine, verrà giustamente prosciolto. Ma gli analfabeti che ci sgovernano – gli stessi che protestano col governo svizzero perché i giudici svizzeri applicano il codice svizzero e scarcerano il responsabile di una strage colposa per cui in Italia non sarebbe stato neppure arrestato – pensano che iscrivere un agente nel registro degli indagati per ricostruire una sparatoria mortale sia un dispetto delle toghe rosse alle forze dell’ordine. Non sanno che l’iscrizione, oltreché un atto dovuto, è una garanzia per l’indagato: fa scattare i termini delle indagini, che dopo sei mesi devono finire o essere prorogate dal giudice; e l’agente, una volta indagato, viene assistito da un avvocato e, quando sarà interrogato, godrà delle facoltà di non rispondere e di mentire.

Invece, con lo “scudo” escogitato da questi dementi, le indagini sulla morte dello spacciatore resterebbero contro ignoti, anche se chi ha sparato è notissimo; e soprattutto l’agente verrebbe interrogato come testimone, cioè senza avvocato e con l’obbligo di rispondere e di dire la verità. Se tacesse (come sarebbe suo diritto fare da indagato, in base al principio universale in base a cui nessuno può essere obbligato ad autoaccusarsi) o mentisse (cosa che in Italia per gli indagati è lecita, diversamente dagli Usa dove possono solo tacere), verrebbe processato per reticenza e/o false dichiarazioni al pm. Credendo di fare cosa gradita, i giuristi per caso del governo Meloni rifilano a poliziotti, carabinieri e finanzieri una fregatura esiziale. Con un ulteriore paradosso: nel caso di una sparatoria con feriti, ma senza morti, tra uomini delle forze dell’ordine e gruppi di criminali, i primi – non potendo essere indagati – dovrebbero rispondere e dire la verità anche contro se stessi, mentre i secondi verrebbero indagati e assistiti da un avvocato, cioè potrebbero tacere o mentire. Più che uno scudo, una trappola mortale. Che probabilmente verrà rasa al suolo dalla Consulta, perché per fortuna è una legge ordinaria. Pensateci bene: comprereste una riforma costituzionale usata da questi somari?

martedì 27 gennaio 2026

Piiiiif!!!

 


dal post Facebook di Lorenzo Tosa 

Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ci ha messo la faccia, la testa, il coraggio - perché oggi ci vuole pure quello - e si è schierato apertamente, senza mezzi termini, a favore del NO al Referendum Giustizia.


E ha fatto tutto questo alla Pif, con un intervento magistrale.

Da leggere e rileggere e poi leggere ancora.


“Carissimi, è da giorni che cerco di preparare questo video in cui spiego il motivo per cui voterò no al referendum. 

Solo che ho pensato: se al professor Barbero lo trattano così, a me fanno un mazzo. 

Saluto gli amici di Open, del dottor David Puente. 

Ciao David, non mi prendere proprio alla lettera, non vorrei fare la fine di Barbero, non mi vorrei montare la testa. 

Rispetto agli altri referendum mi sono dovuto documentare molto prima di prendere questa decisione, perché è un fatto molto tecnico e una persona normale fa fatica a capire di cosa stiamo parlando, anche se questa riforma se passa influenzerà molto la vita di tutti quanti. 

Non voglio andare troppo nel dettaglio perché poi c'ho un Puente qua, però diciamo che questa cosa del sorteggio differenziato a me non convince, anche perché mi sembra un po' a sfavore della magistratura e a favore della politica. 

Insomma, mi sembra che ci sia un po' di Ungheria nell'aria. E l'Ungheria è bella, ma non ci vivrei. Almeno non per il momento. E poi mi sembra evidente che con tutti i problemi che ha la giustizia italiana, questa non è una priorità. 

Ci sono prima mille altri problemi da risolvere, uno fra tutti i tempi della giustizia. 

Questa riforma spesso viene presentata come una riforma che risolverà anche questo tipo di problema. Almeno Fratelli d'Italia nei suoi social lo ripete continuamente. Loro non sono stati bannati come il povero professor Barbero, quindi non è una fake news. 

La sensazione è che questa riforma sia un po' il Ponte sullo Stretto della giustizia e utile a chi lo fa. 

Io ho capito che devo votare no ascoltando Nordio e Tajani. Tajani, ad esempio, ha dichiarato che la maggior parte degli imputati in Italia alla fine viene assolta. Il ragionamento che faccio allora è: se un imputato alla fine viene assolto, molto probabilmente è perché il PM e il giudice hanno avuto idee diverse riguardo le sorti dell'imputato. 

Tutto questo ha mandato avanti il processo al grado successivo. E se questo avviene nella maggior parte dei casi, come dice Tajani, che la facciamo a fare sta riforma? 

Quando Nordio invece dice che Elly Schlein dovrebbe votare sì perché un giorno potrebbe essere utile al PD quando sarà al governo, allora lì capisci perché vogliono fare questa riforma. 

Quindi ai comitati del No suggerisco di usare come testimonial Tajani e Nordio. 

Loro sanno spiegare meglio di altri le ragioni del No. Almeno a me hanno convinto a votare No”.

Fantastico 👏👏👏

Oscurate pure lui ora.

Cattiveria