sabato 29 agosto 2026

Allargamento

 



Scelta dei tempi

 


Oh certo un politico illuminato di questi tempi cosa può fare? Tempi strani meterologicalmente parlando, tempi di distrazione di massa, tempi incongrui con la beltà del riarmarsi. 

 Servirebbe chi e cosa, visto il Nepal, constatati i bollini rossi sulla penisola come un enorme bollino? Un pool di esperti in grado di gestire la situazione che, al di là di quello che pensa il Minorato Donald, potrebbe significare di essere posizionati ad un passo dal baratro? 

Una riorganizzazione delle città, gli asfalti assorbenti calore, gli alberi unica fonte di salvezza? 

Niente di tutto questo! 

L'Inviato delle Armi, l'Omone figlio dei riccastri costruttori di malvagità, ha pensato bene di assumere l'Esperto probabilmente Nazi, tal Fedorov, per adottare tecnologie di guerra moderna! 

Capito l'idiozia? 

E dall'altra parte, dall'altra parte continuano a discutere di gazebo perché Elly deve combattere contro i Guerini della malora che vorrebbero, spasimando, una fetta della mastodontica Torta Bellica che fa tanta occupazione, Leonardo docet! 

E allora, come la Nefandezza Bionda in persona che dirige il coacervo d'insensatezze che chiamiamo ancora Europa comanda, eccoci col cappello in mano a chiedere un prestito non per trovare soluzioni alla scomparsa dei ghiacciai, non per affrontare la siccità sempre più mastodontica, non per lenire l'umidità, il senso di spossatezza degli anziani, ma per avere un gruzzolo di otto miliardi da spendere in ciò che la tecnologia odierna ci suggerisce: armi, armi, armi! 

Questi inetti, diversamente dotati in cervice, ci stanno accompagnando verso una fine ineludibile, verso il disastro oramai alle porte, il tutto accompagnato da censure illiberali mediatiche di stampo palesemente fascista - vedasi la chiusura di Rai Scuola per il canale camerata Italiana, e lo sfanculamento di Ranucci, il tanto detestato Ranucci tanto odiato pure dalla seconda carica dello stato di nero vestito - irriguardoso lascito alle giovani anime italiche, che si ritroveranno, a breve, a vivere in un mondo di merda.  

L'Amaca

 


Come è piccola la Serbia

di Michele Serra


La beatificazione che il governo serbo intende fare di Ratko Mladić è ripugnante, ma tutt'altro che sorprendente. Tra i tanti mostri che il nazionalismo genera c'è l'idea che il crimine di guerra è tale solo se sono «gli altri» a compierlo. Quando la mano che stermina è la nostra, allora lo sterminio non è più tale. Lo si chiama difesa, inevitabile reazione, perfino atto di giustizia, pur di non dare alla morte degli altri, dei loro bambini, dei loro diritti, lo stesso peso che attribuiamo alle vicende della nostra tribù.

Se poi a mettere nero su bianco la mostruosità delle azioni genocide di Mladić (o di chiunque altro) è un tribunale internazionale, appellandosi a diritti universali e dunque transnazionali, l'ira e l'odio della tribù condannata non può che essere ai massimi livelli: riconoscere pari umanità a tutti i popoli, a tutti gli individui, è qualcosa che la grettezza nazionalista non può tollerare e forse non può nemmeno capire. Le teste degli uomini sono, da millenni, teste tribali: come potrebbe accettare, il piccolo governo della piccola Serbia, che esistano leggi di molto superiori a quel caleidoscopio di velleità nazionali (di Nazioni grosse come contrade) e di odio etnico che sono il motore della tragica storia balcanica dai secoli dei secoli?

Al tempo stesso consola e dispiace che la Serbia non faccia parte dell'Unione Europea. Consola perché evita agli altri europei la vergogna di avere tra i propri membri un paese che onora un massacratore di innocenti. Dispiace perché il solo antidoto alla bestialità del nazionalismo sarebbe riuscire ad allargare lo sguardo oltre i propri miserabili confini.

Epurascion

 

Delitto imperfetto 


di Marco Travaglio 

Non conosciamo le inchieste di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti dai geni della Rai per condurre il fu Report al posto di Sigfrido Ranucci, quindi il nostro giudizio non riguarda loro. Ma il problema è anche questo: se non li conosciamo noi, figuriamoci il pubblico. Il conduttore-autore è un mestiere diverso dal cronista. Santoro, Floris e Mentana sono conduttori-autori puri, mentre la Gabanelli e Ranucci, come pure la Gruber, la Sciarelli e Lerner sono anche cronisti. Nel 2016 Milena vide lungo, quando indicò Sigfrido, suo scoopista e capoautore, come erede. Ranucci raccolse il testimone e lo portò avanti mantenendo la qualità e gli ascolti, costruendosi un profilo pubblico che ha sempre fatto da scudo e parafulmine a tutta la squadra contro gl’infiniti attacchi, minacce e liti temerarie del governo o del potente di turno. Ma quel cambio della guardia fu una scelta editoriale. Quella annunciata ieri dal trust di cervelli che dirige la Rai è un assassinio, anzi una strage di decine di giornalisti per cancellare l’ultimo programma d’inchiesta dal servizio pubblico, che un tempo ne pullulava. Infatti l’intera redazione fa le valigie. Il repulisti inaugurato da B. con l’editto bulgaro su Biagi, Luttazzi, Santoro, seguiti a ruota da Freccero, Sabina Guzzanti e altri, bissato sotto Renzi con l’uscita di Floris e la cacciata di Gabanelli, Giannini, Giletti e Porro, è ora completo. In compenso Bruno Vespa e Claudia Conte resistono a piè fermo.

Ma non è detta l’ultima parola, grazie alla fantasmagorica stupidità degli epuratori meloniani. Finora erano riusciti a far fuori da Radio Rai Buttafuoco e Foa (due intellettuali di destra, ma purtroppo liberi). E ora si illudono di liquidare Report come se in Italia non vigessero la Costituzione, le leggi, i contratti e il Media Freedom Act, che vieta interferenze dei governi nell’informazione. Come se si potesse silurare con un comunicato un vicedirettore, capo-autore e conduttore di un programma di prima serata e di grandi ascolti per spedirlo al Cairo e rimpiazzarlo con due carneadi mai stati autori né conduttori di nulla. E come se non esistesse la magistratura, che può essere neutralizzata con gli abusi d’immunità quando tocca un parlamentare, ma non certo quando un lavoratore fa causa al datore di lavoro che lo punisce senz’aver violato alcuna regola, anzi dopo aver subìto un attentato. Un provvedimento d’urgenza ex articolo 700 sarebbe giustificato da almeno tre esigenze: tutelare i diritti di Ranucci, risparmiare alla Rai danni erariali prolungati e scongiurare la fuga di una redazione che per Viale Mazzini è un fiore all’occhiello e una gallina dalle uova d’oro. Se c’è un giudice a Berlino, o almeno a Roma, presto potremmo ritrovarci Ranucci di nuovo a Report. E i geni della Rai al Cairo.