martedì 21 aprile 2026

L'Amaca

 


Aridatece i Krupp!

di Michele Serra

Se io produco tecnologia militare, il mio interesse è che la spesa militare sia sempre più alta, gli eserciti sempre più forti e più finanziati. Meglio ancora se la guerra diventa (come sta accadendo ora) una specie di condizione permanente; economicamente, politicamente, ideologicamente.

È quanto si deduce dal "manifesto" in 22 punti che Palantir, il colosso tech americano, ha diffuso in rete spiegando (papale papale, verrebbe da dire, se il Papa non avesse appena detto quello che ha detto sulla guerra e su chi ne approfitta) che esiste, per Silicon Valley un «dovere morale» a sostenere la difesa dall'America. Quello che l'acciaio dei Krupp fu per il Terzo Reich equivale a quello che l'IA di Palantir è oggi per l'America di Trump? In termini strutturali (tecnico-economici) certamente sì. La quadratura del cerchio è scoprire che anche in termini sovrastrutturali (ideologici e culturali) ci sia una forte adesione all'idea che esista una Nazione-guida ed esistano valori-guida: e a essi l'umanità debba sottomettersi, volente o nolente, ovviamente per il suo bene.

Siamo al dottor Stranamore, ed è bene saperlo. In un certo senso dobbiamo essere grati a Palantir per la schiettezza, quasi per il candore. Nemmeno i Krupp, a loro tempo, spesero per la Germania la palpitante empatia che oggi Palantir manifesta per il Pentagono. La Seconda guerra mondiale fu per loro un ottimo affare, non una missione morale. Pare, anzi, che alcuni membri di quella famiglia disprezzassero Hitler. Non così Palantir, che in un certo senso indora il rapporto tra guerra e profitto ammantandolo di nobili intenzioni. Verrebbe da dire: «aridatece i Krupp».

L'avevo notato....

 

Che storia che fa 


di Marco Travaglio 

L’intervista di Fabio Fazio a Giuseppe Conte ha svelato tanti particolari inediti della storia recente che ci erano sfuggiti. Credevamo che aver votato, come Conte dice di aver fatto una volta, per la sinistra Dc di De Mita non fosse proprio un’onta, almeno per Fazio: sennò l’avrebbe detto a Mattarella, Prodi, Bindi&C. che ne furono non elettori occasionali, ma dirigenti o esponenti di spicco. Pensavamo che le primarie aperte per il candidato premier le avesse inventate il Pd, che le indisse ancor prima di nascere nel 2005 (Prodi) e nel 2012 (Bersani): invece abbiamo scoperto che le ha inventate Conte e non vanno fatte perché rischia di vincerle lui. E poi “i tifosi dell’Inter non scelgono la formazione del Milan”: quindi per Fazio il segretario del Pd è Bonaccini, scelto dagli iscritti (i milanisti), e non la Schlein, eletta dai non iscritti (gli interisti). Sapevamo che la Meloni vinse perché Renzi e i poteri retrostanti rovesciarono il Conte-2 e riportarono al governo FI&Lega ridotte ai minimi termini; perché il governo Draghi fu così penoso da raddoppiare i voti alla Meloni, sola all’opposizione, dal 12,5 al 26% in 18 mesi; e perché Letta e i poteri retrostanti rifiutarono di allearsi col M5S, preferendogli Di Maio, Tabacci, Calenda e Bonino. Invece abbiamo scoperto che fu perché Conte sfiduciò Draghi (che non chiedeva di meglio) con sei mesi d’anticipo, impedendogli di portare FdI al 30%. Pensavamo che i governi si giudicassero dai fatti e che il Conte-1 giallo-verde avesse fatto più cose progressiste degli ultimi 6 o 7 governi (dl Dignità, Rdc, Spazzacorrotti, tagli a parlamentari e vitalizi…). Invece abbiamo appreso che basta dichiararsi “di sinistra”, come fa il Pd e non fa Conte, per poter fare le peggiori porcate: governi con FI (Monti e Letta), Verdini e Alfano (Renzi e Gentiloni), FI e Lega (Draghi), Jobs Act, art. 18 abolito, Buona scuola, Italicum, Rosatellum, schiforma costituzionale 2016, Cartabia, riarmo ecc.

Pensavamo che sia il M5S sia il Pd avessero governato con la Lega: ora sappiamo che il M5S fu incoerente, mentre il Pd fu lineare. Pensavamo che il dl Sicurezza del 2019, peraltro privo di conseguenze rilevabili, l’avessero firmato Mattarella e Conte dopo averlo depurato dei profili incostituzionali: ora apprendiamo che per Conte fu peggio delle leggi razziali, mentre per Mattarella fu un nobile gesto. Pensavamo che i filo-putiniani fossero Mattarella, che fino al ‘22 decorò i migliori gerarchi russi, e Renzi, Gentiloni e Calenda, che facevano gli amiconi di Mosca dopo l’annessione della Crimea: invece il putiniano è Conte, che a Putin non ha mai dato nulla. Stavamo per annotarci queste sensazionali scoperte storiche quando, nello studio di Fazio, ha fatto ingresso il suo storico di riferimento: Giucas Casella.

lunedì 20 aprile 2026

Mancano 5 giorni!

 


Grazie Sardone!

 


Tempi duri

 



L'intervista linguistica

 

Il linguista De Blasi: “Remigrazione, spending… Parole neutre per cose orride”


di Antonello Caporale 

Una cosa è dire remigrazione, un’altra deportazione. Vero professor De Blasi?

Si propongono parole all’apparenza neutre, che danno un senso di normalità, di un’attività consueta, di livello quotidiano. Nulla di urticante, di estremo, di disumano.

Lei è accademico della Crusca e storico della lingua italiana.

La morfologia della nostra lingua offre innumerevoli possibilità, dispiega energie e offre disponibilità all’arredo tematico.

Remigrazione è molto più gentile anche di respingimento.

Remigrazione è l’opposto di immigrazione. Come vieni così esci. Il senso di una libera scelta, di una autostrada che corre a nord e a sud, e di questo vettore sconosciuto che attrezza la rimpatriata volontaria e pacifica.

Le parole buone per intenti cattivi. Deportazione suona male.

Respingimento suona invece come un’attività già ampiamente dispiegata ma senza troppo successo.

La premier, al tempo in cui era all’opposizione, parlava di blocco navale.

In effetti una proposta non più celebrata e che, dentro di essa, gravitava la possibilità che questo blocco fosse assistito dalla forza.

Tu sei in mare e io ti blocco.

E se non ti fermi…

…Io ti sparo. Con la remigrazione si offre un salto di qualità.

Ma anche le sigle sono cornici neutre: Cpa sta per centro di prima accoglienza, Cpr, per i luoghi dove risiedono nella provvisorietà della condizione coloro che devono essere respinti.

Le parole contano e a volte si nascondono apposta.

La prima Repubblica aveva un andamento lento. I politici usavano un linguaggio da decifrare.

Era come un giallo, leggere fino alla fine del libro per conoscere il nome dell’assassino.

Aldo Moro cosa voleva dire con quel discorso sulle “convergenze parallele”? Ecco la decifrazione, un conto alla rovescia, un modello interpretativo.

I nuovi politici vanno sul concreto.

Parlano come in un bar, in alcuni casi peggio che in un bar. L’idea vincente è che la classe dirigente si allinei linguisticamente all’ultimo della fila.

Giorgia Meloni, appena insediata, fece emanare una circolare per indicare che il suo ufficio dovesse essere sempre pronunciato e scritto al maschile.

Alla presidente nessuno ha dato conto che la lingua italiana valorizza appositamente il femminile. La morfologia ne permette l’uso appropriato. Nulla di indebito.

Dunque: la presidente Meloni.

La presidente, assolutamente sì.

L’avvocatessa.

L’avvocata meglio.

La notaia.

Abbiamo fortune grandissime e una lingua che offre il rispetto totale del genere.

Quando vogliamo farci capire poco ci rifugiamo negli anglicismi.

Spending review è stata un sollazzo per tutti coloro che hanno in mente di sviare, allungare, orientare, annebbiare la nozione di taglio della spesa.

Carlo Cottarelli ci ha costruito una carriera sulla spendig senza nemmeno mai attuarla.

Ho sentito da mio figlio che dovremmo prepararci a un lockdown elettrico. Non è meraviglioso?

L’anglicismo distrae.

Non si fa comprendere appieno ma sazia il proponente, lo dipinge come un saggio, gli assicura una certa dose di competenza e di credibilità.

L’anglicismo rimette in forma (anche se in francese fa chic: remise en forme).

Resto con il mio tradizionale ancoraggio britannico e la rinvio all’austerity, al 1973. Andare a piedi faceva brutto, ma essere immersi nell’austerity compone una cooperazione, un’attività diligente e in qualche modo articolata.

Finiamo con un must da talk show.

Il talk, appunto.


Io non l’ho interrotta
.

La normalità sarebbe di interrompere l’altro?

Oppure professore, cosa le viene in mente?

L’ho lasciata parlare.

Adesso per favore non m’interrompa.

Buona sera.

domenica 19 aprile 2026

Differenze abissali

 

Dopo aver assistito mercoledì a Bayern - Real oggi ho avuto la sventura di vedere Verona - Milan! È stato come prendere un aperitivo con Fabiola Gianotti e un altro con Augusta Montaruli di FdI; come chiacchierare con Tomaso Montanari o con Donzelli; parlare di Storia col professor Barbero o con Galeazzo Bignami. Insomma un’abissale differenza di mentalità, di schemi, d’intenti. Una vergogna questo calcio nazionale. Ma per fortuna arriverà a breve un nuovo presidente, fresco, innovatore, come la lotta tra un sessantacinquenne, che ha appena fatto un buco da 250 milioni alle olimpiadi invernali e uno spavaldo settantacinquenne, lascia ben presagire!