Il cinema delle fettuccine
di Michele Serra
Le scelte della commissione ministeriale incaricata di distribuire fondi pubblici al cinema italiano sono pura satira contro il governo: no Bertolucci, no Archibugi; di un film su Regeni (zecca rossa) chi se ne frega — vuoi mettere il biopic su Gigi D’Alessio e quello sul re delle fettuccine? Vuoi mettere il nuovo progetto di Pingitore? Volendo portare il tutto a sintesi: vuoi mettere Novecento con il Bagaglino?
Sembra una parodia spietata della cultura di destra; invece è proprio la cultura di destra del nostro Paese, che con poche eccezioni (alla luce dei fatti: eroiche) incarna, spietatamente, un complesso di inferiorità devastante, che toglie lucidità di giudizio e impedisce dignità nei comportamenti.
Il ministro Giuli, che qualche libro ha l’aria di averlo letto, verifichi le scelte della “sua” commissione ministeriale e dica se si sente rappresentato da una faziosità così smaccata da risultare, alla fine, ridicola.
Ridicola, peraltro, risalendo alle radici del problema, è anche l’intenzione di premiare, nelle opere finanziate, «l’identità culturale italiana»: provincialismo becero se applicato al cinema in generale, e al cinema italiano in particolare, internazionale per fama e per ispirazione.
O è sconsigliabile, per un regista italiano, girare un film su Parigi o sul Tibet? O sullo stoccafisso invece che sulle fettuccine?
Il nazionalismo, che esprime un pensiero rattrappito in qualunque campo, è particolarmente insensato se applicato alle arti. Nessun artista è così misero e sprovveduto da pensarsi così piccino. Date a Buttafuoco, Veneziani e Cardini il compito di commissariare (con spietatezza) la cultura di destra. Ne avremmo grande sollievo anche noi di sinistra.
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