Quel tramonto della Terra sulla Luna segreta
DI MARCO BELPOLITI
L'eclissi e il crepuscolo del pianeta blu nelle immagini catturate da Artemis durante il sorvolo del lato oscuro del satellite
Il fatto che la Luna, gemella opalescente e infeconda della Terra, ci mostri solo un lato, per via della sincronicità della rotazione dei due corpi celesti, ha sconcertato gli esseri umani sin dal momento in cui hanno fatto questa scoperta.
Che lassù, nell'universo senza fine, vi sia qualcosa che non possiamo osservare, ci sembra ancora impossibile.
Per guardare queste immagini, e potercele trasmettere attraverso lo spazio, alcuni di noi, novelli esploratori, sono dovuti andare in orbita nell'etere celeste e circumnavigare il pallido Satellite, e perciò allontanarsi così tanto dal nostro Pianeta. È stato infatti necessario viaggiare lontano dalla superficie, che sappiamo essere sferica da un numero limitato di secoli, e su cui appoggiamo più o meno solidamente i nostri piedi: 400.171 chilometri dalla Terra, distanza enorme.
C'è un'immagine, quella in cui la palla rotonda di Selene appare come un disco grigiastro lambito da zone più scure, è quella del suo lato oscuro, la parte invisibile del pianetino nato dall'immane cozzo con Theia, il misterioso corpo celeste da cui sarebbe nato non solo il Satellite ma la Terra stessa: 4,35 miliardi di anni fa. Grigia e polverosa appare la Luna, ma tonda come il Pianeta azzurro che abitiamo e che stiamo distruggendo da tempo immemorabile.
Diventeremo vuoti come lei? Eccola che tramonta dietro la superficie cinerina, la nostra Patria: che emozione! Noi veniamo da là. Ai viaggiatori spaziali avrà preso la paura di non poter tornare indietro, di non poter rientrare nell'atmosfera coperta da biancastre chiazze di nubi e azzurri profili di quelli che sappiamo essere mari e oceani? Il timore di dover restare per sempre lassù a contare le albe e i crepuscoli del nostro meraviglioso globo? La Luna è il corpo celeste preferito dai poeti, cui porre, questo sì, domande che restano per lo più inevase.
"Il lato oscuro della Luna", scrivono ora i giornali, facendo eco al titolo di un celebre album d'un gruppo musicale. Ma "oscuro" — parola latina di difficile analisi, dicono i linguisti — significa privo di luce, o meglio: poco illuminato, poco chiaro. Non nero, perché il nero assoluto non esiste, o almeno noi non lo possiamo vedere: un paradosso.
Ed ecco un'altra foto in cui la luce del Sole si fa strada da dietro il disco affumicato del Satellite, una luce che ne lambisce il profilo e sembra sul punto d'avvolgere lo stesso cerchio nerastro, forse divorarlo. La Terra che tramonta come una Luna, ma diversamente luminosa, sembra piccola là in fondo, eppure tutto resta incommensurabile. Ma chi ha potuto vedere questo tramonto, o l'annerimento del cielo, proprio lì, deve aver provato una sensazione di grande potere.
L'occhio è una parte del nostro cervello, parte rotonda, o almeno sferica, che si è sporta sino al confine ultimo del nostro corpo, affinché noi potessimo comprendere tutto, persino l'universo incalcolabile, e questo grazie a forme che conosciamo già, che sono in noi e appartengono a quel linguaggio iscritto nel nostro corpo.
Capiamo e immaginiamo anche ora, attraverso queste fotografie, cos'è l'universo, che di solito vediamo nell'alto, in quella superficie o meglio sostanza o etere, che noi chiamiamo cielo. Invece di farci sentire piccolissimi, annichiliti da queste immagini catturate da una macchina costruita da noi, ci ispira piuttosto un senso di potenza, qualcosa di grande, di sconfinato: possiamo immaginare. Ci proviamo, anche se non è poi vero, ma cosa importa? La Terra tramonta, così come vediamo accadere da quel Pianeta sterile e per sempre deserto. Sapremo salvarla e salvarci con lei?
Com'è delicata la Luna, che si allontana da noi, dicono gli astronomi, di 3,8 centimetri l'anno. Abbiamo a disposizione ancora due miliardi d'anni prima che ci abbandoni e fugga via. Un tempo lunghissimo e anche così breve, se visto da lassù.
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