sabato 10 gennaio 2026

Cammeo

Questo video è un cammeo: Rubio che passa un’informazione riservata al Biondone che invece lo legge ad alta voce; osservate la faccia di Rubio, il suo velato stupore che vuol significare che, al netto del servilismo, se l’avesse letto un altro, il segretario di Stato avrebbe sbottato con il fatidico “oh coglione, ma che fai lo leggi ad alta voce?” Standing ovation! 

Per la cronaca il messaggio letto è chiaro: Chevron vuol parlare con te per il Venezuela. 



Calcolo grammaticale

 



Natangelo

 



Post conferenza

 

Meloni, sillogismo maramaldo per equiparare sinistra e Hamas

Durante la conferenza stampa di fine anno che in Italia si tiene tradizionalmente a inizio anno, la nostra presidente del Consiglio ha sfoderato uno stratagemma di melonismo in purezza che vale la pena isolare: a una domanda sull’arresto a Genova del presidente dell’Associazione palestinesi in Italia Mohammad Hannoun e di altre persone, tutti accusati di aver sottratto fondi dagli aiuti ai palestinesi per finanziare la lotta armata a Gaza e in Cisgiordania, ha detto: “Se io fossi di sinistra, seguendo quello che la sinistra ha fatto negli ultimi due anni, dovrei accusare la sinistra di complicità con il 7 ottobre; io sono una persona seria e non lo faccio”.

Il sillogismo è di brutale quanto maramalda semplicità: io sono di destra, e solo per ciò la sinistra mi accusa di essere complice dello sterminio di civili palestinesi da parte di Netanyahu; con lo stesso criterio, io – dopo gli arresti di Genova – potrei accusare tutta la sinistra di complicità con Hamas. Meloni non è stupida: per chiudere il falso sillogismo ha dovuto trovare un “ponte” tra gli arrestati e “la sinistra”: “Penso che parte della politica abbia ampiamente sottostimato il fenomeno Hannoun (non dice quale parte politica, ndr). Qualcuno aveva segnalato che questa persona, alla quale si stendevano tappeti rossi (non spiega chi li stendeva, ndr), aveva posizioni ambigue, per essere gentili, e quelli che facevano queste segnalazioni sono stati tacciati di essere degli islamofobi (l’allusione non viene chiarita, ndr). Considero inoltre grave che dopo queste accuse ci siano manifestazioni di protesta”. Quest’ultima affermazione è vera, ma lasca: circa 200 persone, tra cui il figlio di Hannoun, hanno manifestato davanti al carcere di Genova per denunciare come le accuse siano partite da Israele; alla protesta hanno partecipato sigle dell’area pro-Palestina, tra cui Genova Antifascista, Usb, Si Cobas, Osa, Cambiare Rotta, Udal e Potere al Popolo: ecco qua “la sinistra”. Tanto basta a Meloni per accusare l’opposizione (sottolineando peraltro di non volerlo fare per “serietà”: è l’espediente retorico detto “preterizione”, noto dai tempi di Sofocle), di favorire le associazioni a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Del resto, è capo di un governo che ha fatto arrestare pericolosissimi manifestanti 15enni “pro-Hamas”.

La fallacia retorica su cui si basa la proporzione matematica “la sinistra sta a Hamas come la destra sta a Israele” concorre alla narrazione vittimistica di una sinistra ipocrita e connivente col terrorismo. Meloni ragiona da capopartito e non da capo del governo, che agisce (o meglio: subisce) in un contesto di relazioni internazionali. Lei, insieme a tutta FdI, al ministro degli Esteri Tajani e al ministro delle Armi Crosetto, viene accusata di complicità con Israele non per aver “sottovalutato” Netanyahu, ma perché l’Italia ha sostenuto la politica genocidaria di Israele con l’invio e la vendita di armi e munizioni dall’8 ottobre 2023; perché l’Italia si è opposta alle sanzioni contro Israele in sede europea e internazionale; perché Netanyahu, su cui pende un ordine di arresto della Corte penale internazionale, può scorrazzare tranquillo nei nostri cieli grazie alla simpatia del governo; perché dal governo non è arrivata nessuna condanna dell’Idf che radeva al suolo Gaza, uccideva medici e giornalisti e sparava in testa ai bambini.

Davvero Meloni da una parte e Schlein, Fratoianni, Bonelli dall’altra (chissà se anche Conte: per Meloni “la sinistra” è una categoria elastica che serve a contenere tutti i critici del governo) sono sullo stesso piano e hanno lo stesso potere? Davvero la sinistra ha offerto protezione a cellule di Hamas in Italia? E se tra sinistra e Hamas c’è almeno un grado di separazione (le persone arrestate a Genova), qual è il grado di separazione tra Meloni-Tajani-Crosetto e le mani insanguinate di Netanyahu?

Facce toste

La vera sicurezza

 

Ha un bel dire la Meloni che senza i magistrati saremmo un Paese più sicuro. In realtà lo saremmo senza il suo governo. In particolare senza il suo cosiddetto Guardasigilli. Che, mentre lei sproloquia in conferenza stampa su “decine e decine di casi” di criminali in libertà grazie ai giudici buonisti, deposita in Parlamento la relazione sullo stato della Giustizia. E si vanta di aver dimezzato le custodie cautelari in carcere e ai domiciliari: cioè le misure urgenti assunte dai giudici per non lasciare in libertà criminali che possono delinquere ancora, o fuggire, o inquinare le prove. Nel primo caso, Nordio s’è inventato l’“arresto con preavviso”: esclusi i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e stalking; dunque inclusi quelli dei colletti bianchi, lo spaccio di droga, le rapine, i furti, i sequestri di persona, le violenze ecc. Funziona così: il pm che vuole l’arresto dell’indagato deve avvisare l’arrestando con almeno cinque giorni d’anticipo di presentarsi col suo avvocato al gip per essere interrogato, e intanto mettergli a disposizione le carte con tutti gli indizi raccolti: così il galantuomo ne approfitta per darsela a gambe o per minacciare i testimoni che lo accusano. Risultato appena certificato da Nordio: le misure cautelari si sono dimezzate. Nei primi 10 mesi del 2025 sono state 51.703 contro le 94.168 dell’intero 2025: un crollo del 43% che, quando arriveranno i dati dell’ultimo bimestre, salirà a -50%. E il merito è tutto di Nordio, che ovviamente si guarderà bene dal raccontarci quanti criminali, grazie alle sue “manette telefonate”, sono scappati, o hanno intimidito i loro accusatori, o commesso altri delitti e quante nuove vittime ha causato la sua schiforma.

Ma ora, se tutto va bene, gli arresti caleranno ancora, perché ce n’è un’altra in arrivo: quella già approvata nel 2024, ma in vigore solo da quest’anno, che affida la custodia cautelare non più a un solo gip, ma a tre. Siccome diversi tribunali non hanno tre gip o, se li hanno, non sono tutti disponibili (anche perché uno va tenuto libero per fare il gup in udienza preliminare), molte richieste dei pm resteranno nei cassetti, con tanti saluti all’urgenza: intanto gli arrestandi continueranno a delinquere. Chissà se la Meloni ha letto la relazione di Nordio e gli ha fatto i complimenti per il suo decisivo contributo alla sicurezza. Quanto agli irregolari espulsi che sono ancora qui, i giudici non c’entrano nulla. Ogni anno sbarcano in Italia dai 70 ai 150 mila migranti e il Viminale si vanta di averne rimpatriati nel 2024 la miseria di 5.414. Molti hanno in mano il foglio di via, ma non vanno via: non per colpa dei giudici, ma del Viminale che non li manda via. L’unica sicurezza del governo è che non fa nulla per la sicurezza.

L'Amaca

La parola tiranno 

di Michele Serra  

C’è già la dichiarazione (ennesima) di totale rifiuto di ogni precedente regola di convivenza: «L’unico limite al mio potere è la mia moralità». Ovvero: sono ingiudicabile, se non da me stesso. Ci sono già i pretoriani, o le camicie brune come già qualcuno le chiama in America: i corpi speciali dell’Ice, cacciatori e deportatori di migranti, assassini a freddo (e con il volto mascherato) di una donna inerme, fedeli all’uomo della Casa Bianca e a nient’altro, certo non alla Costituzione federale, non alle leggi dei singoli Stati che li vedono arrivare come occupanti disposti a qualunque sopruso.

C’è poi la miseranda corte dei suoi cooptati al potere, quasi tutti mediocri e sconosciuti, miracolati dall’avvento di Trump e dunque non richiesti di autonomia di giudizio, di coscienza, di azione: non suoi collaboratori o consiglieri, ma suoi cortigiani.

Eppure, in questo quadro così nitido, così autodefinito (nel senso che è il suo stesso autore, Trump, a definirlo per quello che è: niente e nessuno al di sopra di me), sbalordisce la diffusa esitazione nel prendere atto che il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti è un tiranno.

Il potere che teorizza (e pratica) è un potere assoluto, slegato dal rispetto di chiunque non sia suo vassallo; un potere padronale («meglio comperare la Groenlandia piuttosto che affittarla, la proprietà ha grandi vantaggi psicologici») e un potere bugiardo, che solo nella menzogna può mettere radici, perché la verità lo avrebbe già ucciso in culla.

Fiduciosi fino all’incoscienza, parecchi osservatori ci rassicurano: la democrazia americana ha i suoi anticorpi, e reagirà. Nell’attesa che questo avvenga (e sarà un giorno meraviglioso), è la descrizione del già avvenuto che lascia molto a desiderare. C’è un tiranno alla Casa Bianca. È strano? Sì è strano. Ma è anche vero. Non sarebbe ora di prenderne atto?