martedì 2 dicembre 2025

Così

 Se vi domandaste a cosa siano serviti trent’anni di Era del Puttanesimo…



Boooooom!

 

Trump bandito, i leader europei stupidi e banditi
DI DANIELA RANIERI
Il tormentone di fine d’anno, vedrete, sarà questo: Trump vuole la pace tra Russia e Ucraina perché agisce da cinico mercante e gli importa solo dei soldi, come da scoop del Wall Street Journal (e chi lo avrebbe mai detto?), mentre i governanti europei, insufflati degli ideali sull’autodeterminazione dei popoli (tranne che del Donbass, ovvio) e drogati dal Fentanyl Nato che induce allucinazioni sulla superiorità dei “nostri valori” e i “70 anni di pace” nel nostro Continente (a parte Belgrado, certo), tengono agli ucraini, al punto da voler continuare la guerra contro Putin (il quale è talmente messo male a livello militare che tra 3 anni potrebbe attaccarci da Marina di Ragusa, presumibilmente muovendo le sue milizie di stanza in Africa: l’ha detto Tajani; da qui l’urgenza del ponte sullo Stretto).
I tamburi battono guerra: Giuseppe Cavo Dragone, responsabile del Comitato Militare Nato, ha detto al Financial Times che la Nato sta valutando di intensificare la guerra ibrida alla Russia, proprio ora che c’è un piano di pace da cui partire. Ieri Repubblica ha intervistato Carl Bildt, ex premier svedese, oggi a capo di uno di quei think tank dove in comodi uffici climatizzati si decide per quanto ancora un popolo deve agonizzare per difendere i nostri valori: “Trump pensa innanzitutto agli affari che può fare, persino con la Russia, mentre sminuisce la questione della sicurezza in Europa”, denuncia, nel solco di quella narrazione che vuole il “piano Trump” interamente dettato dai russi, i quali in fondo hanno solo vinto la guerra. “La bozza di pace dei cosiddetti 28 punti era assolutamente scandalosa, con l’Europa che avrebbe dovuto finanziare la ricostruzione dell’Ucraina e l’America che si sarebbe presa il 50% dei profitti. Non avevo mai visto niente del genere dagli Stati Uniti. Questo è un nuovo colonialismo”. Veramente si era già visto: a Gaza, dove – con la connivenza di un’Europa inetta e vigliacca – Trump costituirà un protettorato sotto la guida del bugiardo guerrafondaio Tony Blair, pieno di resort di lusso costruiti col concorso dei petrodollari del Golfo sugli scheletri degli innocenti uccisi dalle forze militari israeliane anche con le nostre armi. Ma che importa dei palestinesi? Mica sono pedine da far entrare nella Nato al fine di occupare i confini con la Russia.
Quel che gli oltranzisti della guerra nascondono è che per Trump il gioco è comunque vantaggioso: il complesso militare-industriale Usa gode tanto della guerra che della pace; continuando a foraggiare la guerra Nato in Ucraina, rinnovando le bizzarre sanzioni che hanno fatto fare un balzo al Pil della Russia e hanno scavato un fossato nelle nostre casse e nei nostri arsenali, comprando gas da fonti alternative a un prezzo maggiore di quello russo, con un costo ulteriore per la rigassificazione, non solo dagli Stati Uniti, che quindi ci guadagnano eccome, ma anche da Paesi che non godono della fama di perfette democrazie (Algeria e Qatar su tutti), noi ci diamo la zappa sui piedi mentre permettiamo la decimazione della popolazione ucraina. Naturalmente la materia prima, cioè le armi, le compriamo principalmente dagli Stati Uniti, oppure le produce la nostra Leonardo in joint-venture con la tedesca Rheinmetall, che sta ingrassando il proprio fatturato in vista del grande riarmo della Germania (il Ceo di Leonardo Cingolani si è lavato la coscienza sul Corriere affermando di non avere responsabilità nel genocidio dei palestinesi, pure se una compagnia americana di cui Leonardo è socia di maggioranza possiede Rada, azienda israeliana che fa radar, utilissimi per la guerra ibrida che ci accingiamo a fare alla Russia).
In breve: mentre Trump, facendo un semplice calcolo costi-benefici, si sfila dagli aiuti a Zelensky e alla sua classe dirigente corrotta, noi compriamo armi da lui per mandarle all’Ucraina distrutta, in nome di ideali più alti di quelli che guidano Trump. Ma a ben vedere, sono esattamente gli stessi: non obbediamo da 4 anni agli ordini dei neocon americani perché altrimenti i mercati si agitano? Non badiamo ai nostri guadagni, ignorando la legge che vieta di esportare armi verso Paesi in guerra, quando vendiamo gli F-35 a Israele che li ha usati fino a ieri contro i civili palestinesi? Se non si fosse messo in mezzo Trump coi suoi mediatori immobiliaristi, glieli staremmo ancora mandando. L’ex premier svedese, in coro con le varie Kallas e Von der Leyen, l’ha detto chiaro e tondo: l’Europa “non ha altra scelta: continuare a dare il massimo sostegno all’Ucraina”. Si può essere più stupidi? Secondo le leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo M. Cipolla, ricordiamo, lo stupido è colui che fa il male proprio e quello altrui simultaneamente, laddove il bandito fa il proprio bene a scapito degli altri. Trump è un bandito. I nostri governanti sono irrimediabilmente stupidi, ma a volte anche banditi.

A proposito di Dragone!

 



Dragone

 

Vogliamo i proattivi
DI MARCO TRAVAGLIO
Bene ha fatto Mattarella a esprimere “vicinanza e solidarietà” al capo della comunità ebraica romana, Victor Fadlun, per i muri della sinagoga di Monteverde imbrattati con insulti antisemiti. Meglio avrebbe fatto due mesi fa a chiamare anche gli studenti e i docenti del liceo artistico Caravillani lì vicino, menati e insultati il 2 ottobre da una ventina di picchiatori usciti dallo stesso tempio ebraico mentre erano riuniti in cortile per discutere dello sterminio a Gaza e intonare il coro “Free Palestine”. Una spedizione punitiva, con polizia e ambulanze, raccontata da Selvaggia Lucarelli sul Fatto e da pochissimi altri. Il guaio è che sempre più spesso Mattarella tace quando dovrebbe parlare e viceversa. Ieri, per dire, l’ammiraglio Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, ha fatto un lieto annuncio al Financial Times: mentre Trump (teoricamente primo azionista Nato) si sbatte per chiudere la guerra in Ucraina prima che diventi mondiale e l’Ue continua sabotarlo con piani di guerra e annunci sugli asset russi (oggetto dei negoziati), il nostro eroe vuole una Nato “più aggressiva e proattiva” e non esclude un “attacco ibrido preventivo” contro la Russia, che ovviamente sarebbe un’“azione difensiva”. Anche se resta ancora da capire “chi lo farà”. Eh già.
Le implicazioni strategiche di queste frasi sciagurate le analizza Mini a pag. 3, mentre per l’aggettivo alla vaselina “proattivo” non basterebbe neppure Totò. Ma poiché – a quanto risulterebbe – l’articolo 11 della Costituzione che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” non è stato abolito, abbiamo atteso per tutto il giorno (invano) un severo monito di Mattarella: “Non in nostro nome, perché noi non possiamo sferrare attacchi preventivi contro chicchessia”. E magari una richiesta di spiegazioni sulla seguente frase del proattivo ammiraglio: “Dall’inizio di Baltic Sentry (operazione di sicurezza Nato lanciata nel Baltico il 14 gennaio, cioè 11 mesi fa, ndr), non è successo nulla. Quindi significa che questa deterrenza sta funzionando”. Ma, se “non è successo nulla”, come si spiegano mesi e mesi di allarmi Nato e Ue su attacchi ibridi russi nel Nord Europa a botte di droni e palloni aerostatici, peraltro curiosamente mai abbattuti? Erano tutte balle ibride? O i droni e i palloni ce li lanciamo da soli con la vecchia tecnica del false flag, già sperimentata con successo sui gasdotti Nord Stream? E, se dal 14 gennaio “non è successo niente”, che gli salta in mente di scagliare un’ibridissima bomba sui negoziati evocando attacchi preventivi alla Russia? A una cert’ora, nelle migliori caserme, il trombettiere suona una splendida musica: il silenzio.

Ci sarebbe da commentare...

 

Mangione, applausi in tribunale il killer delle assicurazioni è diventato un eroe popolare
DI MASSIMO BASILE
Quando venne arrestato per l'omicidio di un top manager delle polizze sanitarie, Luigi Mangione era l'idolo di migliaia di americani. Un anno dopo, la sua popolarità si è moltiplicata: è diventato la star del carcere metropolitano di Brooklyn dove è rinchiuso, e viene seguito dai fan che lo hanno atteso ieri al suo arrivo al tribunale di Manhattan per l'udienza preliminare di quello che è considerato il processo dell'anno.
Mangione, 27 anni, la mattina del 4 dicembre 2024 attese fuori da un Hotel Hilton, a Manhattan, Brian Thompson, Ceo di una divisione di UnitedHealthcare, una delle compagnie assicurative sanitarie più grandi d'America finita sott'accusa per il modo spietato con cui trattava i clienti. I cinque giorni della caccia all'uomo, con le immagini del ragazzo mentre sparava al manager, avevano alimentato il mito del "giustiziere americano". I media ospitavano interviste a chi accusava le polizze di averli ridotti sul lastrico o aver rifiutato cure salvavita. I centralini delle compagnie venivano inondati di telefonate in cui i clienti, davanti a un rifiuto, rispondevano "Mangione", come forma di intimidazione.
Mangione appare come il prodotto accidentale di un'America in cui nessuno crede più nel sistema e la rabbia è diventata una risorsa politica. Da ragazzo comune, si è trasformato nel simbolo, per alcuni inquietante, per altri salvifico, di una giustizia fai- da-te.
Arrestato in Pennsylvania il 9 dicembre, all'inizio fu incriminato per terrorismo. La procura di New York ha poi archiviato questa accusa e lasciato l'omicidio premeditato, per il quale Mangione si è dichiarato non colpevole. Tecnicamente rischia ancora la pena di morte, ma è improbabile nello Stato di New York dove non si applica da vent'anni. Nel frattempo l'America si è mobilitata per garantirgli una difesa legale da divo: la campagna di raccolta fondi ha superato 1,4 milioni di dollari. E la media delle donazioni è di 15 dollari, a conferma di quante persone si siano schierate al suo fianco.
Un gruppo di attivisti ha affittato un aereo perché volasse sopra il carcere, il giorno del suo compleanno, il 6 maggio, mostrando uno striscione con scritto "Free healthcare. Free Luigi", cioè "sanità gratuita, liberate Luigi". Nel frattempo i fan gli hanno inviato in carcere più di seimila lettere e lui ha registrato nome e indirizzo di tutti. «Il minimo che possa fare è riconoscere ciascuna persona che ha trovato il tempo e fatto lo sforzo di scrivermi», ha scritto lui in un documento di 73 pagine pubblicato online.
Nipote di italo-americani, studente modello, Mangione è entrato saldamente nell'immaginario collettivo. «Ha avuto la faccia tosta di fare qualcosa di spettacolare, cosa che alcuni hanno trovato attraente e coraggioso», ha commentato al Wall Street Journal Jeff Goodwin, studioso di fenomeni sociali alla New York University. La popolarità di un assassino suscita dubbi ma anche domande su quanto il sistema americano abbia finito per avvelenare la vita del Paese. Oltre il 60% degli americani vive nell'ansia di ammalarsi e non avere i soldi per pagarsi le cure. In media le famiglie devono pagare duemila dollari al mese per una polizza che copre solo una parte delle spese mediche. Una risonanza magnetica può arrivare a 1.200 dollari, una visita con prelievo di sangue anche più di 300 e un intervento al ginocchio 30 mila. Per questo nessuno si sorprende che ieri, fuori dal tribunale, la gente aspettasse Mangione come fosse una rockstar. Uno, vestito da Super Mario Bros, ha mostrato un cartello con scritto: «Quando i pazienti muoiono, il profitto sale». Una donna ha urlato «Free Luigi». Gli altri presenti hanno applaudito.

L'Amaca

 

I fiori e i cannoni
di Michele Serra
Suscita polemiche accese una frase di Giuseppe Cavo Dragone, pezzo grosso della Nato, secondo il quale la stessa Nato starebbe valutando se essere “più aggressiva o proattiva invece che reattiva” di fronte al minaccioso attivismo militare di Putin – che ha appena elevato di un bel po’ le spese militari della Russia, ovviamente a scapito del Welfare, e senza dover fare i conti con opposizione alcuna, avendole cancellate tutte, le opposizioni. Sono i comfort delle tirannidi.
Al di là delle strategie militari, delle quali mi intendo come un capodoglio si intende di aviazione, il dibattito è appassionante: con i prepotenti bisogna essere più prepotenti? Con gli intolleranti, più intolleranti? Con gli aggressivi, più aggressivi? Oppure bisognerebbe sperimentate la via opposta, e dunque considerare utili e vincenti le buone maniere? E se le buone maniere fossero puro masochismo (guai a porgere l’altra guancia, quando già ti hanno sfregiato la prima)? E se invece il solo modo di disinnescare l’odio e la guerra fosse mettere in campo le pratiche contrarie e dissonanti, ovvero l’amicizia e la pace? E se la sola contrapposizione evidente al riarmo fosse il disarmo?
Confesso di essere quasi paralizzato dal dubbio. Con una leggera prevalenza, però, del sospetto che per distinguersi da Zacharova (per me l’emblema del nazionalismo energumeno e del bullismo politico), ovvero per essere civili ed europei, sia necessario pensare e agire in maniera differente da Zacharova. Non credo che “mettere dei fiori nei cannoni” sia risolutivo. Potrebbe essere, anzi, autolesionista. Ma sarebbe, almeno, diverso. Diverso rispetto ai millenni precedenti, molto monotoni quanto a egemonia dei cannoni a scapito dei fiori.

Natangelo