venerdì 14 novembre 2025

L'Amaca

 

L’Impero dei Pochi
di Michele Serra
“Penso che le Big Tech vadano trattate come sono stati trattati altri monopoli nella storia: smontandoli. Se non vogliamo vivere in un mondo che finisca nella proprietà di pochi, è l’unica cosa che possiamo fare”.
Lo dice Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil, in un’intervista a questo giornale. Leggendo le sue parole quasi si sussulta, per quanto insolita è la loro drasticità: e viene da chiedersi come mai questo argomento — smontare monopoli giganteschi, che non hanno neppure bisogno di strozzare in culla la concorrenza, perché nessuno, in quelle culle, oserebbe più nascere — non sia al centro del dibattito politico mondiale; al punto che la sola idea di una battaglia politica contro i monopoli sembra un azzardo irrealistico, coltivabile solo in piccole cerchie radicali, e non una evidente urgenza della democrazia e financo del capitalismo, che ridotto in poche mani perde il suo potere di penetrazione e di contagio. La sua vitalità.
La lotta ai monopoli, le politiche antitrust, l’idea che la libera concorrenza fosse l’anima del libero mercato, furono, nel Novecento, argomenti all’ordine del giorno: non solo a sinistra, anche nel campo liberale. A parte gli aspetti giuridico-economici, viene da dire che anche il senso comune non porterebbe a simpatizzare per i “troppo grossi”.
Come si sia arrivati, in pochi decenni, alla totale complicità politica e alla quasi idolatria di massa per l’Impero dei Pochi, è un mistero che (forse) capiremo solo quando ne saremo usciti. Beato chi vivrà abbastanza per vederne la fine.

Scusate ma....

 







giovedì 13 novembre 2025

Nuove occupazioni


 

Dal Futuro

 



Riflessioni

 



Natangelo

 



Attorno al Calendino

 

Calenda va alla guerra sparando balle&tatuaggi
DI DANIELA RANIERI
Nostro malgrado, dobbiamo tornare a occuparci di Carlo Calenda, il politico più intervistato della penisola negli intervalli in cui Renzi è in bagno. Siccome a New York ha vinto un sindaco musulmano di idee radicali, qui si ribadisce ogni giorno con più forza che “si vince al centro”, laddove “centrista”, come “riformista”, indica ormai fondamentalmente chi vuole continuare a mandare armi all’Ucraina per distruggere la Russia. Ecco spiegata la ricorsiva centralità mediatica dei due ragazzi-immagine del “centro” sognato dal blocco borghese italiano (ma tenete d’occhio Silvia Salis: se i due continueranno ad auto-sabotarsi, convergeranno tutti su di lei).
Calenda, senatore della Repubblica italiana, ha annunciato di essersi fatto tatuare sul polso il simbolo nazionale dell’Ucraina, il tryzub, un tridente che figura spesso sulle divise del suo esercito e sulle felpe di Zelensky. Grande e commosso risalto sui giornali: per rimanere bassi, Corriere.it titola: “Calenda, un tatuaggio per sostenere la resistenza ucraina”; infatti, appena l’ultimo ago aveva iniettato l’inchiostro sotto il derma calendiano, Zelensky ha annunciato la ritirata sotto il fuoco russo dalla regione di Zaporizhzhia, in uno dei momenti più drammatici della guerra. (Ai tempi della candidatura a sindaco di Roma, Carlo si fece tatuare la scritta “SPQR”: arrivò terzo su 4).
Secondo la rappresentanza del Cremlino in Italia, “il suo gesto (di Calenda, ndr) non è altro che una sorta di adesione volontaria al consesso dei seguaci di nazisti e collaborazionisti di origine ucraina, le cui mani affondavano nel sangue di ebrei, zingari, ungheresi, russi e ucraini”. I soliti esagerati: solo perché il tatuaggio raffigura il simbolo dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun), partito nazionalista e fascista fondato nel 1929 e guidato durante la Seconda guerra mondiale da Stepan Bandera, collaborazionista dei nazisti ed eroe nazionale, corresponsabile del massacro di civili polacchi ed ebrei ucraini… È già tanto che Calenda non si sia tatuato la scritta “Azov”, in omaggio al noto battaglione nazista; non se la sarà sentita: in fondo è un moderato. Da un lungo articolo su Repubblica apprendiamo che il tryzub è anche il simbolo del Circo Ucraino ora in tournée in Italia: forse voleva ispirarsi a quello?
Calenda è stato recentemente ospite di Formigli a Piazzapulita, in un confronto diretto con l’economista della Columbia Università Jeffrey Sachs. Calenda – uno, per dire, che alle Olimpiadi del fallimento in politica arriverebbe secondo (dopo Renzi) – dà a Sachs del bugiardo e del propagandista putiniano (una cosa un po’ vintage, ma a Calenda deve sembrare originale) perché Sachs osa dire ciò che tutti ormai sanno, e cioè che nel 2014 gli Usa hanno finanziato la cosiddetta Rivolta di Maidan per destituire il presidente Yanukovich, favorevole alla neutralità dell’Ucraina fra Nato e Russia. Sachs, pur dicendosi “francamente scioccato” (evidentemente non pensava che il livello del dibattito italiano fosse così basso), riporta la sua testimonianza di studioso sul campo. Calenda lo blocca: “Non è vero, ero al governo”; ce lo ricordiamo bene: era nel governo Renzi, quello che autorizzò la vendita di una maxi-commessa di armi a Putin nonostante l’embargo.
Che gli Usa abbiano finanziato la rivolta filo-Nato lo disse pure Victoria Nuland, ex portavoce del Dipartimento di Stato Usa e artefice della politica americana in Ucraina sotto Bush, Obama e Biden. In una telefonata con l’ambasciatore americano in Ucraina dopo il colpo di Stato, passata alla storia per il famoso Fuck the Eu, “che l’Europa si fotta”, rivelò di aver parlato con un funzionario americano dell’Onu della sostituzione di Yanukovich con un fantoccio gradito alla Nato. Disse: “Gli Usa hanno investito 5 miliardi per dare all’Ucraina il futuro che merita”. In forza di ciò, Calenda ha potuto dire a Sachs: “Lei mente e fa propaganda putiniana”. Il Foglio gongola: “Come si affronta un propagandista”, dove il propagandista ovviamente è Sachs, definito dal giornale fondato da Giuliano Ferrara (ex spia della Cia) “un propagandista antioccidentale delle tesi gradite alla Cina e a Vladimir Putin”. Sachs è tornato ieri sulla questione con un Radar sul Fatto, in cui spiega in maniera semplicissima, comprensibile anche ad animali con un sistema nervoso rudimentale, come i molluschi bivalvi, l’attività degli Usa in Ucraina nel 2014: “Supponiamo che un governo italiano sia stato destituito a seguito di proteste di piazza in cui alti politici russi si sono recati a Roma per incoraggiare i manifestanti. Supponiamo… che i media italiani che hanno coperto le proteste di piazza siano stati fortemente finanziati dal governo russo… Considerereste bugiardo chiunque dichiarasse che la Russia ha sostenuto il cambio di regime?”. Anticipiamo le articolate obiezioni dei centristi-moderati atlantisti: i russi sono cattivi, gli americani buoni, punto.